Termoli in prospettiva

La cittadina adriatica è in bilico tra luogo di vacanze e polo di insediamenti produttivi oltre, ovviamente, località commerciale e direzionale. La convivenza fra l’industria e il turismo è una sfida ardua che ad oggi sembra essere vinta

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Termoli ha due facce, una quella di centro turistico e un’altra di centro industriale. Per ognuna di queste sue facce rappresenta una singolarità nel panorama insediativo molisano. È, infatti, l’unica città marittima del Molise, e, va da sé, centro di turismo marino, Campomarino non partecipa del mare, il suo Lido è una cosa a sé, ed è la città che nel proprio territorio ha le principali industrie della regione, non c’è paragone con Venafro dove sta il secondo, per dimensione, nucleo produttivo regionale. Per ambedue le facce questa città costituisce un episodio isolato in quest’angolo d’Italia tanto da poterla definire ad un tempo una cattedrale nel deserto sia dal punto di vista turistico che da quello industriale. Termoli, in verità, è un unicum soprattutto perché è la dimostrazione evidente della possibilità di convivenza “pacifica” tra fabbriche e balneazione, cosa non proprio frequente, si pensi alla sottrazione alla fruizione della costa da parte dell’Italsider a Bagnoli, a Napoli, l’esempio negativo più clamoroso.

Ciò è reso possibile per la consensuale separazione dal punto di vista territoriale tra l’Area Industriale che è stata ubicata distante dal litorale e la fascia occupata dagli stabilimenti balneari. La conflittualità tra produzione e turismo è nelle cose in quanto le zone costiere pianeggianti come la nostra sono idonee per tutti e due gli utilizzi. È l’unico ambito territoriale nostrano, ancora un primato per Termoli, dove si rischia che si verifichi tale contrasto, lo si ripete tra turismo e produzione, il resto delle piane interne alla regione spesso sede di Piani per gli Insediamenti Produttivi, non rientrano in comprensori con valenze paesaggistiche in grado di attivare un flusso di visitatori equivalente a quello che si riversa sulla costa; il contrasto lo si è evitato, repetita iuvant, con il prudente arretramento dal mare del nucleo industriale. Qualora, comunque, si dovesse giungere al bivio se nel distretto territoriale bassomolisano allocare le industrie o favorire l’industria, è anch’essa una industria, balneare allora è evidente che occorrerebbe privilegiare quest’ultima in quanto essa è specifica di questo territorio mentre le imprese produttive possono essere situate altrove. La vocazione naturale della costa è quella della balneabilità, ulteriori utilizzazioni della piana del Basso Molise sono ben accette ampliando le prospettive di crescita economica del circondario purché non provochino inquinamento ambientale. Le unità rientranti nel Settore Secondario tenuto conto della loro insistenza nell’entroterra rivierasco, non cioè in prima linea, ovvero in prossimità della riviera, non direttamente, quindi gli impianti produttivi in sé stessi, bensì indirettamente, con le infrastrutture in loro funzione possono danneggiare la costiera. Si pensi all’idea progettuale di realizzazione del porto-canale sul Biferno pensato per il trasporto a servizio del comparto industriale in entrata di materie prime e in uscita di prodotti finiti. Il porto-canale si giustificherebbe, in qualche modo, se si trattasse, il Biferno, di un fiume navigabile, forse lo era prima della captazione della sua sorgente agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, non lo è più, di certo, ora.

Tale questione, la navigabilità, è dirimente e ciò già chiude il discorso. Si vuole, comunque, per completezza di informazione esporre un argomento a favore della costruzione di tale opera portuale alla foce di quest’asta fluviale che è il seguente: dal momento dell’edificazione della diga del Liscione questo corso d’acqua non trasporta, se non in quantità limitata, sedimenti bloccati come sono dal predetto sbarramento, i quali sono i colpevoli dell’insabbiamento degli sbocchi a mare pregiudicando la navigazione del fiume. Da tener conto che i detriti trascinati dalla corrente idrica erano abbondanti e, perciò, capaci del rinascimento delle spiagge una volta che il moto ondoso li deposita sulla battigia. Riassumendo, dal momento della nascita del lago di Guardialfiera la foce del Biferno non si intasa più per cui limitatamente a tale riguardo sarebbe plausibile l’ipotesi del porto-canale. Il nucleo industriale termolese avrebbe tratto giovamento dal porto-canale essendo tangente all’alveo del Biferno, anzi esso ha imposto ai fini della sicurezza idraulica la sua rettificazione, la trasformazione, guarda un po’, in un canale, il che, per inciso, non ha impedito l’alluvionamento del blocco 3 della Fiat a seguito della piena catastrofica del 23 gennaio 2003.

Per quanto riguarda la tematica del presente intervento, la relazione tra industria e balneazione, è da evidenziare che il porto-canale il quale è in funzione delle attività produttive avrebbe imposto il divieto di fare bagni in un tratto esteso del litorale al di qua e al di là della foce fluviale. Finite le osservazioni sul porto-canale e rimanendo nel tema della portualità si constata che se si è rinunziato all’idea del porto-canale è tutt’ora in piedi il piano di ampliamento dell’attuale area portuale. Tale ingrandimento risponde all’esigenza di incrementare i traffici commerciali i quali includono, evidentemente, anche il convogliare via mare le merci provenienti dalle industrie locali o dirette alle industrie che stanno in loco. I lavori portuali non sono di poco conto in termini di impatto sull’ambiente in quanto va fatto lo sbancamento della sabbia sottomarina per aumentare la profondità della darsena o, in alternativa, occorre allungare il molo perché al largo il mare è più profondo, in modo da consentire l’attracco delle navi portacontainer e, in un caso o nell’altro, a scapito dell’integrità della spiaggia, la quale è una spiaggia urbana essendo facilmente accessibile dall’abitato. Il nuovo porto, pertanto, causerebbe l’allontanamento della città dal suo mare. Le decisioni che gli amministratori devono assumere sono di conseguenza cruciali, il porto può far diventare grande un centro costiero e, però, potrebbe provocare sconvolgimenti all’ecosistema e quindi all’attrattività turistica.

Ph. F. Morgillo-Il Duomo di Termoli

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