La monocoltura Turistica di Campomarino Lido

Tale centro costiero non si può proprio definire un’entità urbana in quanto è un insediamento monofunzionale, non ha la varietà di funzioni che dovrebbe avere una cittadina. È frequentato solo in un periodo dell’anno e anche per questa ragione non si può attribuire ad esso la natura di realtà urbana
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Tra Termoli e Campomarino le differenze sono molte e tra queste c’è il rapporto tra residenti e bagnanti. In verità tale rapporto a Campomarino proprio non sussiste in quanto il Lido è dedicato esclusivamente alla balneazione, il contrario il capoluogo comunale. A Termoli, invece, il problema della convivenza non è significativo per merito soprattutto della coscienza civica anche in casa altrui dei turisti che non usano circolare dentro l’agglomerato edilizio con la “tenuta” da spiaggia anche negli spostamenti, coloro che alloggiano in città, prevalentemente in “seconde case”, tra casa e stabilimento balneare. Seppure sia una spiaggia, per così dire, urbana, è il caso della spiaggia di S. Antonio, dove si sta come è ovvio in costume da bagno, non solo per il vestiario liberi da convenzioni, appena si va via da questa ci si abbiglia in maniera consona anche perché tale spiaggia è contigua alla parte rappresentativa della cittadina. Certo, alcune conseguenze negative la presenza dei turisti li ha sulla vivibilità dell’abitato, ci si sta riferendo in particolare al traffico perché chi trova sistemazione per la vacanza all’interno dell’agglomerato urbanistico, qualora non scelga di andare a piedi o in autobus bensì con l’auto propria, provocando l’aumento dei veicoli circolanti contribuirà all’aumento del disturbo acustico e all’insicurezza dei pedoni.
Non si è considerata la bicicletta per via del sensibile dislivello che c’è tra la marina e le zone residenziali, la bici che è il mezzo di trasporto usuale a Campomarino Lido il quale è tutto in piano. I frequentatori della spiaggia termolese impongono adeguamenti diciamo stagionali al piano comunale di raccolta dei rifiuti dovendo tener conto del maggiore quantitativo prodotto in estate. A Campomarino la gestione della raccolta differenziata è più semplice, il collettamento degli scarti domestici non è a fisarmonica essendo pianificata in modo separato tra il “paese” come dicono qui e la fascia marittima, nel primo le modalità non sono influenzate dall’afflusso dei turisti. Sempre relativamente alla convivenza tra villeggianti e residenti, si rileva che l’assenza di abitanti stabili al Lido di Campomarino impedisce un rapporto tra gli uni e gli altri che è una cosa sempre feconda. Campomarino Lido ai suoi primordi era preferito quale località di villeggiatura da persone in anni e famiglie con bambini perché un insediamento contenuto, tranquillo; a Termoli vi è più movimento essendo una cittadina, con più vivacità, in definitiva è una meta estiva più giovanile.
Forse, però, le caratteristiche descritte sono degli stereotipi. Poi la nostra cittadina adriatica possiede una ricca dotazione di aree per lo sport e il tempo libero nel verde come il Parco di Rio Vivo, di attività ristorative e di esercizi commerciali che va condivisa tra turisti e residenti. Termoli è, in qualche modo, un ibrido, parzialmente luogo di vacanza e posto in cui si vive abitualmente; la proporzione fra queste due componenti della popolazione, quella permanente e quella temporanea, è a favore della prima, al contrario di Campomarino dove, invece, è la seconda nel complesso del territorio comunale durante il periodo delle ferie ad avere la prevalenza. Gli stabilimenti nel litorale termolese, come numero e capacità, sono sufficienti oltre che per i forestieri anche per soddisfare la domanda di mare dei locali che intendono rimanere in estate in città, cosa che non avviene nelle grandi città che stanno sul mare. Prendi Napoli, con i napoletani i quali in massa si riversano sulle spiagge di siti, vedi la Costiera, “fuori porta”. Campomarino Lido ha la sua origine quale filiazione di Campomarino, ma niente avrebbe vietato che lo fosse stato di Termoli e se fosse stato così probabilmente ovvero se fosse sorto a nord della foce del Biferno e non al sud come lo è attualmente, sarebbe stato al servizio della richiesta di mare dei termolesi, non in esclusiva beninteso.
Se il Lido nasce e rimane una “frazione” di Campomarino, nonostante la sua crescita sostenuta che lo ha portato ad avere una massa edificata maggiore di quella del centro da cui deriva, esso non ha mai aspirato ad avere una sua autonomia amministrativa, il riconoscimento di entità territoriale a sé stante né tanto meno un vero e proprio Comune. Ciò non solo perché come le colonie greche aveva mantenuto un legame con la madrepatria, ma perché non vi sono affatto le condizioni per assurgere a organismo autonomo. Campomarino Lido è frutto della monocoltura turistica, manca dei requisiti, a partire da un popolamento umano stabile, per essere considerato quale realtà insediativa compiuta, completa. Condizione “esistenziale” analoga a quella di Campitello, i due villaggi, l’uno marino l’altro montano, sono nati contemporaneamente, da cui si distingue, comunque, perché la località matesina ha una ubicazione obbligata, il bel pianoro sottostante la cima del Miletto, mentre Campomarino Lido sarebbe potuto trovarsi in qualunque altro posto della costa adriatica, dappertutto piatta, basta che vi sia un ampio areale per ospitarlo, magari più vicino a Termoli, posizione che si è già ventilata sopra.
La monofunzionalità va sempre evitata cominciando dal diversificare la funzione oggi esclusivamente balneare della striscia litoranea di Termoli attribuendo ad essa un ruolo anche nel periodo invernale. In ultimo, vi è una distorsione dovuta al turismo, vantaggi e svantaggi ad esso imputabili, che è l’”espulsione” degli “indigeni” dal Borgo Antico sostituendoli con i villeggianti sia in maniera diretta, l’acquisto delle casette, sia indiretta con l’aumento del loro costo rendendole proibitive per i ceti popolari, discendenti dei primitivi abitanti di questo villaggio di pescatori.






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