Evoluzione della specie, dai negozi ai supermercati ai centri commerciali agli ipermercati

È un processo funzionale ad una razionalizzazione del settore del commercio che ha conseguenze anche sul paesaggio con la nascita di volumi architettonici sempre più grandi

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Di seguito discuteremo di una delle più significative trasformazioni in atto nella nostra città riguardante un settore cruciale, le attività di vendita. Oggi appaiono una cosa scontata ma al momento della loro comparsa nel paesaggio urbano, o meglio extraurbano perché stanno al di fuori del continuum urbanizzato, rappresentarono una vera sorpresa, i centri commerciali e ciò avvenne nell’ultimo decennio del secolo scorso. È bene precisarlo, una novità vederli sorgere nella nostra realtà e, però, non in assoluto perché, di certo, ci eravamo imbattuti in tali manufatti frequentando città grandi, sarà successo sicuramente a ciascuno di noi. Non si tratta, comunque, di una distanza temporale notevole quella che separa i centri commerciali nostrani, il primo è stato il Pianeta, da quelli presenti altrove. Infatti è a iniziare dagli anni ’80 del 1900 che si registra una evoluzione nell’organizzazione del settore del commercio la quale punta ad una razionalizzazione degli spazi per la vendita con l’accorpamento in un unico stabile di più negozi anche appartenenti a comparti merceologi differenti in modo che essi possano usufruire di servizi comuni. È un vantaggio per il consumatore il quale trovandosi di fronte ad una pluralità di offerte commerciali concentrati nel medesimo luogo riduce i tempi dedicati all’acquisto; inoltre, può fare una immediata comparazione fra i prezzi stabiliti dai diversi esercenti operanti in quel ramo per il medesimo prodotto. Il nuovo dei centri commerciali è anche la loro architettura, in verità le cose nuove sono due. Una di queste due è che il commercio si svolge in sede propria, in un edificio appositamente costruito allo scopo mentre fino ad allora qui da noi le attrezzature per il commercio sono ricavate nei piani terra di palazzi per abitazione (l’unica eccezione era la GS di via D’Amato che era collocata in un capannone sorto appositamente).

L’altra delle due cose nuove è che le strutture che contengono i centri commerciali sono a più piani e ciò per raggruppare negozi in gran numero in un unico stabile. I centri commerciali non possono essere ubicati all’interno degli abitati in quanto è difficile reperire lì spazi disponibili di sufficiente ampiezza. Tutt’al più possono localizzarsi negli agglomerati abitativi i supermercati i quali possono essere ospitati al piano terreno degli stabili residenziali (adesso l’eccezione è l’Oasi in via Insorti d’Ungheria che è un magazzino a sé stante). I centri commerciali pertanto devono posizionarsi in periferia, sia il Pianeta che il Monforte stanno lungo la via per Termoli, da cui ne deriva che per raggiungerli è necessario un mezzo di trasporto. È nelle cose che vi sia una discriminazione in relazione all’accessibilità a questi che essendo luoghi di vendita sono classificati “attrezzature collettive” quindi “a portata di mano”. Invece, la fruizione è consentita esclusivamente a coloro che possiedono un veicolo a meno di non voler prendere l’autobus che è scomodo se le buste per la spesa sono voluminose. Vi è la preferenza per tali attrezzature costituendo i poli per il commercio, al fine di permettere l’afflusso di clienti da molteplici direzioni, di occupare punti nodali della viabilità e così succede per il Monforte il quale sta su per giù all’incrocio tra la Sannitica e la strada per Ripalimosani. Il Pianeta pure sta in una rotonda che, però, non è un crocevia, ma uno smistatore di traffico diretto o proveniente da tale centro, marcando la sua presenza, è una visione positiva questa, l’interesse della cittadinanza per un simile servizio, non vi sono, comunque, altri casi dello stesso genere in città. C’è chi legge tale rondò diversamente ovvero come un dispositivo stradale per facilitare gli acquisti presso una specifica iniziativa imprenditoriale, la fluidità del transito delle automobili che si muovono per raggiungere la Bifernina versus il favorire l’accessibilità ad un determinato luogo di vendita.

Si è usato il verbo favorire ma non è favoritismo perché all’epoca in cui fu realizzato il Pianeta non aveva concorrenti. Il predetto svincolo non è un’intersezione viaria, lo abbiamo appena detto, piuttosto lo si può intendere come un rallentatore del flusso di automobili diretto verso la fondovalle Biferno. La rotatoria, con una configurazione appropriata allo scopo, è in grado di fungere da salvagente permettendo l’attraversamento di questa trafficatissima arteria da parte dei pedoni, qualcosa di più di una semplice isola spartitraffico. Da tutto quanto esposto sembrerebbe inevitabile la dislocazione extraurbana di un importante funzione urbana, quasi una contraddizione. A contrastare tale tendenza si è fatto, in fin dei conti, poco, non è bastata la ripavimentazione tempo fa del centro storico così come non è sufficiente la pedonalizzazione del Borgo Murattiano che ha come finalità anche quella di migliorare l’esperienza dello shopping eppure ambienti, entrambi, suggestivi che invogliano alla passeggiata durante la quale scrutare le vetrine o visitare dei punti vendita.

Per rendere gratificante il fare gli acquisti presso il centro commerciale si è voluto imitare nella composizione architettonica dei “contenitori” i vecchi slarghi del mercato o il “corso” campobassano disponendo i locali delle rivendite intorno o lungo uno spazio comune destinato all’incontro tra i frequentatori della struttura che qui possono radunarsi in sostituzione delle piazze storiche ma non è la stessa cosa non fosse altro che a una certa ora i centri commerciali chiudono. Un’ultima annotazione, a Campobasso non sono “attivati” gli ipermercati, si era parlato per un periodo dell’arrivo dell’Auchan, una categoria di attrezzatura per il commercio di rango superiore a quella del centro commerciale; se i centri commerciali hanno portato al declino dei piccoli negozi l’ipermercato avrebbe prodotto la decadenza dei centri commerciali.

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