Sacrario o cimitero di guerra? I casi di Venafro e Cassino

Una due giorni organizzata dalla sottosezione di Montaquila e dalla sezione del Club Alpino Italiano di Campobasso oltre che dalla sezione di Cassino per visitare i luoghi della battaglia di Montecassino agli inizi di novembre scorso. Si è avuto modo di vedere i cimiteri Germanico e Polacco di Cassino e qui si propone una loro comparazione con quello Francese di Venafro

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Andare a fare visita al cimitero presuppone tu debba valicarne l’ingresso, è tautologico. Non è, comunque, un momento di passaggio identico in ogni camposanto perché l’entrata può essere differente da un cimitero all’altro. La situazione più frequente, almeno il 99% dei casi è così, è quella del cancello in ferro. Anche i cimiteri militari, quello francese che sta a Venafro e quello polacco che sta a Cassino, hanno un simile elemento di chiusura dell’entrata mentre il cimitero militare germanico, che sta anch’esso a Cassino, per questo aspetto rappresenta un’eccezione, si sta per aggiungere l’aggettivo eccezionale per rimarcare la singolarità e vediamo subito perché. Qui non c’è all’ingresso nemmeno una sottospecie di grata metallica o di inferriata che consenta di penetrare con la vista dentro l’area cimiteriale, la visione è interdetta. Non è possibile osservare l’interno del luogo di sepoltura, vi è una vera e propria porta, e a confermare la sua natura di porta, a renderla inequivocabilmente tale, uguale a ciò che si intende per porta vi è l’essere sormontata da una parete. Non succede così nelle aperture poste lungo un muro di cinta, non esistono muri di cinta di due livelli, peraltro con al secondo livello una finestrella come si verifica qui.

Ci rendiamo conto in maniera esplicita che quello attraversato non è il varco di una cinta in muratura dal fatto che appena oltrepassato si incontra una sorta di vestibolo, ospitante un gruppo scultoreo, che antecede il cimitero, un autentico percorso di iniziazione. Ha un non so che rimandante alle “gate” egizie solo che in quelle egiziane il tratto murario che sormonta le porte è ornato da un pannello decorativo che qui non c’è. Più esplicito è il richiamo alla terra dei faraoni nel cimitero polacco sempre legato al tema della morte, costituito da un segno che evoca l’atemporalità dell’oltretomba, l’obelisco che è in cima alla collina dove sta il cimitero; che sia un simbolo cristiano, non pagano ce lo dice la croce che lo conclude. Non si usa mettere un obelisco ovunque, né grande né in miniatura, bensì unicamente se si vuole celebrare qualcosa di eterno e l’impostazione di un cimitero di guerra è quella di un memoriale di eroi. A quest’ultimo proposito è bene specificare che i cimiteri non sono il posto giusto per l’esaltazione delle sfide belliche, sono, invece, intrisi di dolore, le tante giovani vittime ivi seppellite, sia se soldati che hanno perso la guerra sia se la hanno vinta.

Gli stessi Monumenti ai Caduti della Grande Guerra presenti in pressoché tutti i Comuni italiani non celebrano la nostra vittoria in tale conflitto ma lo struggimento delle mamme. In genere la Patria è una statua raffigurante una donna, una delle tantissime madri che hanno perso il proprio figlio in combattimento, che sorregge il milite morente, davvero suggestive le rappresentazioni di Termoli e Trivento, non un prode guerriero che sta compiendo un atto eroico. In tali Monumenti nella lista dei periti vennero aggiunti i nomi dei deceduti nell’ultimo conflitto mondiale. Una differenza significativa è che si festeggia l’anniversario, il 4 novembre, della Prima Guerra Mondiale, quella in cui siamo risultati vincitori, cosa che non succede per la Seconda in cui siamo stati perdenti.

A proposito di manifestazioni è interessante notare che la ricorrenza della battaglia di Montecassino è oggetto di celebrazione sia nell’un fronte, quello guidato dalla Germania, sia nell’altro, quello degli Alleati. È da aggiungere che non sarebbe stato opportuno unificare i vari cimiteri per più motivi, non certo quello del nazionalismo che ormai nel contesto dell’Europa unita è un sentire che va sparendo; tra le motivazioni regge quella che la popolazione di un piccolo centro qual è Cassino si sarebbe trovata di fronte a una vasta necropoli, letteralmente una “città dei morti”, dimensione cui non si è abituati, non rapportabile a quella di questo centro del Frusinate, la “città dei vivi”. Non costituiscono in senso proprio i cimiteri francese, polacco, germanico e del commonwealth dei Sacrari militari, per intenderci tipo Redipuglia il quale è dedicato ai caduti per la Patria in tutte le battaglie e non in un’unica, è il caso di Montecassino, anche se hanno in comune con esso innanzitutto la perennità delle sepolture, non vi sono “vecchi” morti che vengono rimpiazzati dopo un tal numero di anni da “nuovi” come avviene nei cimiteri ordinari, e secondariamente il fatto che richiamano visitatori, cosa che non si verifica per i normali cimiteri se non i parenti dei sepolti. Finora si è parlato su per giù di opere fisiche, l’entrata, il monumento ai caduti, manca all’appello il ponticello a schiena d’asino in località Caira, poco prima di giungere al cimitero germanico.

Per questa sua conformazione particolare che lo rende “pittoresco” ben si associa all’impronta naturalistica che caratterizza tale sepolcreto, un gusto romantico che permea il disegno del camminamento curvilineo, il concepimento del prato, della piantumazione di alberi d’alto fusto, lo stesso svilupparsi su un colle che lo rende movimentato, quasi fosse stato ideato contestualmente al cimitero dal medesimo progettista. In contrapposizione vediamo che quello francese è schematico, piatto, l’esprit de geometrie di Pascal che era francese, contro l’esprit de finesse del cimitero tedesco. Rimangono tra gli “oggetti” gli edifici di culto che in questi ambiti cimiteriali non vi sono eccetto in quello francese che ne ha addirittura due, la chiesa e il minareto.

ph. Un cimitero monumentale in una stampa d’epoca

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