Termoli e Venezia, i pantani alto e basso termolesi come la laguna veneta

La nostra cittadina adriatica è vero che è esposta agli attacchi via mare ma ha le spalle, per così dire, coperte per cui è inespugnabile via terra. Le truppe nemiche rischiano di impantanarsi nelle paludi costiere dovute alle inondazioni del Biferno, una situazione simile a quella della Serenissima
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il perché Termoli si trovi proprio lì dove sta è, per molti punti di vista, misterioso, è proprio un fatto curioso. Normalmente i centri abitati anche quelli costieri stanno in altura, nessun altro eccetto Termoli è ai bordi del mare. La ragione è che la posizione sopra un rilievo collinare rende l’abitato maggiormente difendibile in quanto gli assalti da terra sono più lenti, avvengono con minor sorpresa mentre quelli provenienti dalla distesa marina sono imprevedibili e hanno una rapidità di esecuzione elevatissima. Termoli deve proteggersi anche dalle aggressioni terrestri, come qualsiasi altro insediamento abitativo, da parte di bande di briganti o di milizie armate da feudatari di centri vicini che hanno contenziosi con Termoli. Se si trattasse, quella molisana di una cosiddetta costa alta oppure a ripa, non vi sarebbe discontinuità morfologica tra essa e il resto del territorio che sta arretrato per cui occorrerebbe apportare difese verso l’entroterra. Un inciso breve è che un, ancora, breve tratto di costa termolese è a costa alta, come la falesia che sovrasta Rio Vivo in cui dal limite del costone in poi non vi sono salti altimetrici neanche allontanandosi dal water-front sempre più. Generalmente la costa molisana è a costa bassa. In questa seconda tipologia di costa sul versante adriatico dell’Italia centro-meridionale la fascia costiera si trova ad essere intersecata dai tratti finali dei fiumi appenninici i quali infine sfociano a mare non prima di aver creato paludi nel litorale. Alle spalle di Termoli la quale è tutta protesa verso la distesa marina si determina l’impaludamento di tali corsi d’acqua, una situazione simile a quella della laguna di Venezia; è un ambiente terracqueo il quale già di per sé, come nel capoluogo veneto, garantisce la protezione della città. Se da un lato ciò è un vantaggio, per un altro lato è uno svantaggio in chiave di mancati soccorsi che potrebbe ricevere dai centri viciniori in caso di assalti via mare.
I Pantani Alto e Basso, prossimi a Termoli, devono aver prodotto un effetto barriera frapponendosi tra il mondo costiero e quello del retroterra, tanto che la nostra cittadina adriatica a lungo è stata inclusa nella Capitanata essendo il suo territorio in continuità con quella porzione pugliese che sta fronte mare e separato dal Contado di Molise a causa delle acque stagnanti del Biferno all’approssimarsi della foce. La sicurezza di Termoli era minacciata dai pirati saraceni, ma forse soprattutto slavi i quali avevano il loro covo principale a Spalato, dunque sulla fronteggiante sponda dell’Adriatico. Le bande piratesche non avevano intenzione di occupare le zone in cui fanno irruzione, limitandosi a compiere razzie al contrario dei Turchi una cui armata navale cannoneggiò il castello termolese nel 1560, data che si riporta perché indicativa del periodo che si stava vivendo il quale neanche la vittoria di Lepanto del 1571 dei cristiani contro i musulmani riuscì a migliorare. Per l’esercito turco era di grande interesse impossessarsi di Termoli, piuttosto che per depredarla per farne una propria base di controllo del medio Adriatico spezzando nel contempo la catena delle fortificazioni rivierasche eredità di Federico II.
In definitiva, Termoli come piattaforma per le manovre marittime ambita sia dagli islamici che dai cattolici. Non ci si rende mai abbastanza conto di che crocevia era l’Adriatico in cui si incontrano e si scontrano l’Oriente e l’Occidente. Per capire l’entità della paura, “mamma li turchi”, che si avvertiva in città in quel tempo bisogna pensare allo sforzo profuso per rinforzare la cinta urbica dagli Aragonesi.
Alle mura originarie venne affiancato un nuovo paramento murario; la murazione urbana quindi risulta composta di più strati, ovvero stratificata, termine stratigrafia che si usa per descrivere fasi costruttive l’una sovrapposta all’altra, quindi in senso orizzontale, all’opposto di quanto succede nel presente caso dove i diversi momenti edificativi, ovvero i diversi setti in muratura si affiancano in verticale. Il monastero di S. Nicola nella omonima isola delle Tremiti rappresentava anch’esso una fonte di preoccupazione non perché i frati dessero un appoggio attivo ai pirati con i quali, peraltro, erano in affari, ma per l’atteggiamento passivo verso gli stessi i quali avevano il loro nascondiglio nelle calette dell’arcipelago. La situazione si tranquillizzò quando si insediarono qui i Cistercensi, siamo nel 1237, probabilmente su spinta dello stesso autore del Castello Svevo Federico II che in punto di morte volle indossare il saio di quest’Ordine, sostituendo i monaci precedenti. Termoli il cui orizzonte esistenziale era il mare necessitava che questo non fosse infestato dalla pirateria e a tale obiettivo concorre la catena delle torrette di scolta collocate lungo la costiera, non per niente chiamate torri saracene, essendo destinate a contrastare le incursioni dei saraceni.
Termoli, in fin dei conti, è ben difesa e però ciò non vuol dire che essa volesse essere chiusa al mondo; nella sua storia si è rivelata in più occasioni aperta all’accoglienza permettendo l’ingresso nella nostra terra di croati e albanesi in fuga a causa della loro fede dalla persecuzione ottomana i quali il vescovo di questa diocesi smistò in località dell’interno. Termoli è stata un luogo di approdo piuttosto che di partenza, partenza con ritorno in giornata è quello dei pescatori nel bacino del Mediterraneo, non battute di pesca plurigiornaliere, arrivi più che andar via e ciò potrebbe essere dovuto anche all’attrattività del Molise (non come ora!).









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