Camminare in lungo e in largo per l’Europa, le vie di pellegrinaggio

Una mobilità legata a motivi religiosi ma che stimola anche contatti di tipo commerciale oltre che favorisce la coesione tra i popoli del nostro continente. La valorizzazione di queste percorrenze deve rientrare tra le politiche di integrazione europea
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Se uno si fosse trovato a percorrere agli inizi del II millennio il tratturo Castel di Sangro-Lucera avrebbe potuto usufruire dell’ospitalità dei diversi, limitatamente al territorio molisano, conventi benedettini posizionati lungo il suo tracciato, in ordine S. Benedetto a Roccasicura, S. Pietro del Tasso a Carovilli, De Iumento Albo a Civitanova del S., S. Maria in Castagneto a Casalciprano, S. Maria di Casalpiano a Pietracatella, S. Eustasio della Vipera a Gambatesa. Lungo il tratturo citato si può approfittare di un servizio alloggiativo e ristorativo interamente benedettino anche se non è escluso che esistessero, almeno uno, la taverna di Pietracatella, nel medesimo percorso punti di appoggio gestiti da altri soggetti, religiosi o laici. Come si vede vi era una sovrabbondanza di offerta di ricoveri per viandanti, anche se ci limitiamo solo a quelli forniti dai seguaci di S. Benedetto, addirittura più di uno per giornata di viaggio mentre ne basterebbero uno nella località di partenza e uno in quella di arrivo, una sosta intermedia non è strettamente necessaria.
È ovvio, va sottolineato, che la distribuzione dei nuclei monastici non è legata all’esigenza di assistere, se non in via succedanea, i viaggiatori. Se ampliassimo lo sguardo abbracciando addirittura l’intero ambito continentale vedremmo la stessa cosa cioè che la rete delle abbazie benedettine è capace di garantire il ricovero di chi si sposta in giro per l’Europa, non per niente S. Benedetto è stato nominato protettore del Vecchio Continente. È difficile oggi immaginare come la mobilità intereuropea fosse un fenomeno rilevante favorita dal fatto che all’epoca, siamo nell’altomedioevo, non vi erano frontiere, gli Stati nazionali erano di là da venire, appartenevamo tutti al Sacro Romano Impero o si era, come noi, sotto la sua stretta influenza. Un inciso, una riflessione che viene spontanea osservando la situazione di quel lontano periodo, si ricorda siamo intorno all’anno 1000, che la costruzione, peraltro faticosa dell’Unione Europea ha rappresentato in effetti un “ritorno al passato”.
Lo avevamo già notato quando si è parlato del tratturo non ci si incamminava di monastero in monastero, non vi è una scansione esatta in lunghezza nella dislocazione delle entità monacali. Del resto le abbazie benedettine sono essenzialmente rurali mentre le mete se non si tratta di cammini religiosi erano spesso e volentieri le città poiché “piazze” per scambi commerciali, centri politici con rappresentanze diplomatiche deputate ai rapporti fra i vari governi, sedi universitarie cui convengono i clerices vaganti. Tra i motivi principali degli spostamenti vi erano i pellegrinaggi e non è detto, smentendo in qualche modo quello che si è detto poco fa, che i cammini religiosi sono confinati nei comprensori agresti. Infatti la Via Francigena, il più importante dei cammini per fede porta all’Urbe, la città per antonomasia che è Roma, la capitale della cristianità, non prima di aver annodato come un autentico filo le varie porzioni e i vari popoli d’Europa.
La “città eterna” in cui vi è la tomba di Pietro è intesa come, con le sue 7 basiliche, un unico enorme santuario, una “città santa” ed i santuari, a prescindere se urbani o rurali, sono le destinazioni finali del peregrinare dei fedeli. È da evidenziare che i conventi costituivano un supporto indispensabile per la vitalità di un santuario, quantomeno per garantire l’apertura quotidiana e ciò è facile verificarlo anche in loco, l’esempio è il Santuario di S. Maria della Libera a Cercemaggiore con l’annesso monastero.
Da un po’ i cammini religiosi che se a livello locale vivono una stagione di grande risveglio con continue riscoperte di tragitti devozionali, l’ultimo dei quali dalle nostre parti è quello di S. Filomena venerata a S. Elena Sannita, a livello transcontinentale si sono un po’ appannati in quanto soppiantati dai collegamenti automobilistici e ferroviari con il “treno bianco” che è un mezzo usuale per raggiungere Lourdes. Va premesso che quanto si sta per dire adesso non riguarda il legame monastero-santuario bensì il rapporto tra monastero e “canali” di comunicazione di cui in parte si è parlato quando si è accennato alla funzione di “punto ristoro”. Vi sono monasteri la cui vocazione naturale è di luoghi di sosta magari per la presenza di una sorgente i quali stanno vicino a assi stradali di notevole valenza con intensi volumi di traffico rivelandosi utili per lo svolgimento di fiere e mercati; si ha in mente nel dire ciò a S. Vincenzo al Volturno, una autentica cittadella monastica, che è un polo mercantile per le merci che transitano sulla Via degli Abruzzi, l’unica congiungente tra le province abruzzesi e la capitale del regno di Napoli. Si coglie l’occasione di aver introdotto nel discorso S. Vincenzo al Volturno per aggiungere che l’Europa si è andata formando basandosi sugli incontri tra le persone che la popolano di frequente in moto come si è visto e anche attraverso i rapporti che si instaurano tra i membri di una congregazione monastica pur dislocati in unità monacali distanti che è la caratteristica dei Benedettini i quali seguono la medesima Regola garanzia di uniformità.
I contatti sono anche alle alte sfere, a livello superiore, un abate che ha retto l’abbazia di S. Vincenzo al V. era imparentato con un re di Francia. Tra le grandi Vie che solcano l’Europa continentale e insulare ce n’è una che interessa il nostro territorio, avvertendo che da ora in poi non ci occupiamo più di abbazie bensì solo di vie, essa è la Via Micaelica. La parola micaelica evoca S. Michele, il santo il cui culto sostituisce quello del dio Odino praticato dai Longobardi nella loro terra d’origine, la Germania. La Via passando per Mont Saint Michel in Francia e la Sagra di S. Michele in Piemonte raggiunge Montesantangelo sul Gargano, una diramazione tocca S. Angelo in Grotte, per poi attraversare il mare e arrivare all’isola di Simi nel Dodecaneso.
Pure S. Francesco è stato un santo di enorme rilevanza e vi è un cammino francescano denominato “Con le ali ai piedi” che taglia diagonalmente la nostra regione e, comunque, ciò non ci può portare ad affermare che il francescanesimo abbia lasciato un’impronta altrettanto significativa del monachesimo benedettino qui da noi non fosse altro che perché il Molise è essenzialmente rurale e i siti benedettini sono dislocati in campagna.





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