Una campana può essere sostituita da un Muezzin?

Ovvero i campanili e i minareti, strutture architettoniche che entrambe si sviluppano in verticale. Nell’antichità gli unici corpi di fabbrica in cui prevale nettamente l’altezza erano le torri funzionali anche al segnalamento, magari con segnali di fumo, a distanza
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Lo si ammette, mettiamo subito le cose in chiaro, è una scusa quella di parlare di conventi perché, in verità, ciò di cui si vuole discutere qui sono elementi presenti nelle strutture conventuali, analizzandoli per sé stessi, quindi anche indipendentemente da tali strutture. Ci focalizzeremo sul campanile il quale è ricorrente nelle abbazie benedettine; esso serve a indicare ai coloni che lavorano nei possedimenti delle stesse il tempo del saluto al Signore nelle ore canoniche del mattutino, mezzogiorno e vespero, la celebre alternanza Ora et Labora. Nell’agro insistono solo i monasteri dei seguaci di S. Benedetto perché gli altri ordini conventuali si installano di norma nell’abitato e poi si tratta questi ultimi di congregazioni che non hanno nella loro, diciamo così, ragione sociale la gestione di tenute agricole, in proprio, con il lavoro dei confratelli, o con manodopera esterna. In definitiva, se si vede in una campagna una torre campanaria si può stare sicuri che siamo in prossimità di una sede abbaziale benedettina.
Campanili li hanno S. Vincenzo al Volturno, De Iumento Albo, Canneto, S. Maria di Monteverde, come si nota badie tanto grandi quanto piccole. Se è certo che i campanili sono associati ai conventi che possiamo definire campagnoli, ovviamente alle chiese conventuali non è detto che siano tutti uguali fra loro dal punto di vista tipologico, architettonico e per le relazioni che stabilisce con l’edificio di culto. Per quanto riguarda quest’ultimo punto di nota che a S. Vincenzo al Volturno il campanile è in linea con la facciata mentre a Canneto è arretrato rispetto alla stessa, sono due esempi. Un caso particolare è quello di De Iumento Albo dove il campanile è, sì, integrato al fronte dell’edificio di culto e, però, non è posto ad un suo lato, bensì è al centro del fronte; la torre campanaria si sovrappone all’ingresso in modo che va sottopassato per entrare nello spazio sacro. Troviamo similitudini a tale disposizione del campanile nella chiesa parrocchiale di Torella in cui per accedervi bisogna salire alcuni gradini di una breve rampa situata all’interno della sagoma d’ingombro della torre campanaria e nella cappella rurale di S. Maria ad Nives a Baranello, sempre il fatto di dover passare sotto il campanile. Passaggi al di sotto del campanile, lo si fa notare per completezza, vi sono non solo per accedere ad una chiesa ma anche per favorire il transito dentro un insediamento abitativo, vedi Fossalto, S. Angelo in Grotte e Montefalcone del Sannio.
Non succede mai che una chiesa monastica sia affiancata ad entrambi, appunto, i fianchi da torri campanarie come accade invece nella parrocchiale di S. Giuliano del Sannio e nel santuario mariano di Castelpetroso. Un doppio campanile impone, di certo, un raddoppiamento dei costi e vale la pena affrontare la spesa aggiuntiva se dal punto di vista compositivo è indispensabile avere il disegno di una facciata simmetrica. A S. Maria della Strada, all’origine collegata con un cenobio benedettino, il campanile è addirittura staccato dall’architettura religiosa e per spiegare ciò si è ipotizzato che esso sia nato indipendentemente da questa, quale torre di guardia cui è stata aggiunta in seguito la cella campanaria. Non solo in campagna, dove non c’è un problema di spazio a disposizione per cui l’accostamento tra corpi di fabbrica non è richiesto, è possibile incontrare un campanile staccato dall’edificio di culto perché si può verificare anche in un centro urbano, è il caso, unico nel Molise, di Campodipietra dove il campanile ha una sua unicità pure per avere la pianta circolare, (nel campanile di S. Polo, quello che per quest’aspetto si avvicina di più ad esso, è semicircolare).
Con le eccezioni già segnalato e con quella dalla base poligonale del campanile della chiesa madre di Vinchiaturo le torri campanarie sono quadrate e sono planimetricamente di dimensioni pressoché costanti e in ciò esse si differenziano dalle torri tout court le quali invece occupano una superficie molto variabile potendo questa dilatarsi in modo da consentire di arroccarvisi dentro, la Torre Angioina di Riccia ad esempio, per cui vi è una estrema diversificazione dei nomi di strutture cilindriche, solamente nel castello di Pescolanciano è un parallelepipedo, da torre a torretta a torrione a torrino. Se il footprint di una torre campanaria è sempre lo stesso l’elevazione può cambiare e abbiamo così torri snelle, a S. Maria della Libera di Bojano, e torri tozze, il caso limite è quello di S. Angelo in Grotte. Una curiosità: i musulmani hanno qualcosa di simile al campanile cristiano che è il minareto con il muezzin che sostituisce le campane, una sostituzione che non risulterebbe plausibile in aperta campagna poiché il suono che produce una voce umana non ha la stessa intensità di quello di una campana, non si diffonderebbe alla medesima distanza, non verrebbe udito dalla popolazione sparsa nel comprensorio agreste. Le campane si rivelano essenziali anche durante le tormente di neve con i suoi rintocchi indicanti la direzione da seguire a coloro che si smarriscono, promettendo accoglienza, la “specialità” dei benedettini i quali hanno come motto “hostis est hospes” (anche il nemico è ospite).
Il campanile, dunque, ha un valore oltre che religioso laico, la sua altezza serve per permettere che il suono si diffonda in un vasto raggio territoriale e nello stesso tempo, per consentire la sua visibilità da assai lontano, più sali in alto più vieni raggiunto con la vista da luoghi remoti. Il campanile serve pure per la difesa come denunciano i merli posti sulla sommità del campanile del sito benedettino di Canneto, il quale, è un’altra annotazione, ha la terminazione a terrazzo mentre altri a bulbo, a piramide, a cono, è una questione di gusto. I campanili, infatti, tendono ad essere aggraziati attraverso, mettiamo, il trattamento a bugne del basamento, cattedrale di Trivento, le aperture a trifore nel suo sviluppo verticale a Canneto, il rivestimento con piastrelle di maioliche della “cipolla”, il vertice del campanile di S. Maria del Parco a Bojano, appunto nel Parco Nazionale del Matese.




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