Corte, cortile, chiostro apparentemente sinonimi

Si tratta invece di cose ben distinte. Le tipologie architettoniche che ne derivano sono differenti e ciò dipende anche dalla dimensione di questi spazi aperti all’interno dei fabbricati, dalla presenza di portici al contorno, dalla loro pavimentazione, se è in erba o meno

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Con una parola sola, cortile, si intenderebbe definire la molteplicità di forme che hanno gli spazi vuoti all’interno di un organismo architettonico e, però, non si ha una varietà terminologica in grado di descrivere differenziandoli i vari tipi di aree non coperte racchiuse in volumi edilizi. A proposito di superfici “intrinsecamente” scoperte va precisato che qui si intendono anche quelle dotate di una copertura vetrata, dunque non spazi in cui si sta all’aria aperta. Si è stabilita, come si è visto, un’unica categoria, non riusciamo proprio a rinunziare alla unificazione nonostante si sia di fronte a cose assai diverse, che ricomprendono tanto le porzioni di fabbricato prive del tutto di tetto, dunque dove si è esposti alle intemperie, quanto quelle, a differenza delle altre, che sono protette da materiale trasparente, vetro o chissacché, in definitiva che non sono a cielo aperto. Forse si sarebbero potute creare due categorie distinte invece di ricomprenderle nella stessa, operazione cui si è desistito. Sarebbe stato opportuno anche definire una sotto-categoria che permetta di distinguere fra i cortili, termine che si è detto si userà sempre in mancanza di alternative, coperti quelli nati chiusi superiormente, da vetro, e quelli che lo sono diventati. I campobassani ce le hanno in casa, per così dire, queste due ultime fattispecie di cortili. Nel palazzo Mazzarotta, oggi Museo Sannitico, la corte è riparata da un tetto traslucido sopraggiunto, mentre nella Banca d’Italia il salone dove ha accesso il pubblico per usufruire dei servizi di sportello è stato concepito fin dall’inizio con una volta a vetro quale soffitto del vano; nel primo il cortile rimane, ad ogni modo, un ambiente esterno, tutt’al più semiesterno, nel quale non si sta fermi, si sta all’impiedi come negli slarghi urbani, nel secondo è, di certo, un interno. A rendere più intensa la sensazione di trovarsi “fuori”, o come si è detto parzialmente fuori, è il fatto che il cortile del palazzo Mazzarotta è posto immediatamente dopo l’ingresso allo stabile, a contatto quindi con la viabilità cittadina; situazione completamente differente è quella del salone della Banca d’Italia che è collocato non a pianoterra bensì al primo piano e, perciò, per raggiungerlo occorre salire uno scalone il che lo distanzia dalla via urbana per cui si configura quale vero e proprio “dentro”. Va evidenziato, però, che non vi è alcuna regola scritta la quale stabilisca che un “vuoto” ubicato a livello superiore debba essere considerato un interno e la dimostrazione è il cortile del Palazzo Ducale di Larino il quale è ad una quota molto più elevata di quella del portone di entrata all’edificio, una sorta, per le sue dimensioni, di piazzetta sospesa.

l cortile non è mai assimilabile ad un interno quando è contornato da un porticato, non si è mai visto un vano di edificio circondato da un portico. I porticati sono frequenti, anzi è la norma, nei chiostri dei conventi, vedi quello di S. Francesco a Limosano oppure quelli, sempre di S. Francesco ad Agnone e Isernia. Assume, poi, un carattere aulico se a sorreggere le arcate del portico sono colonne come succede nel castello di Pescolanciano, e non pilastri, i colonnati richiamando, infatti l’architettura classica, prendi i templi o le basiliche, un esempio è quella di Altilia. I porticati, va specificato, non obbligatoriamente devono svilupparsi lungo l’intero perimetro della corte, bensì limitarsi solo a tre dei quattro lati, l’esempio è ancora il castello di Pescolanciano. Quando si è in una struttura conventuale il porticato corre tutt’intorno alla corte che qui si chiama chiostro. I chiostri non rischiano di essere scambiati per interni anche per la circostanza che non sono pavimentati, il suolo è lasciato a verde fungendo essi da giardino con la immancabile vera del pozzo al centro, ad imitazione dell’hortus conclusus. È indifferente alla questione finora posta se ha qualcosa dei locali interni oppure degli spazi esterni il fatto che il cortile sia o meno quadrangolare, nel castello di Ferrazzano ha una pianta rettangolare, una configurazione della corte incentrata sulla cappella, privata, che è in fondo, su un lato corto, in quello opposto sta l’ingresso al castello indirizzandosi così lo sguardo appena varcata la soglia sul luogo di culto.

Si rileva che il castello, un’opera civile, per quanto ciò possa significare, ha la chiesetta ad uso esclusivo del proprietario dello stesso, quando invece il fabbricato è un’opera religiosa, un convento, la chiesa annessa ad essa si riscontra che ha il fronte rivolto verso la cittadinanza non verso la corte; è non proprio un’eccezione per quanto riguarda le strutture conventuali la cappelletta nella corte del monastero, oggi ospizio femminile, di Montefalcone del Sannio, mentre per quanto concerne le strutture castellane. la presenza al primo piano a Pescolanciano della cappella di S. Alessandro la quale è aperta al pubblico è una rarità. Si è partiti quasi dando per scontato che un volume architettonico possa avere esclusivamente una corte e, però, non è così, né per quanto riguarda i manufatti che continuiamo a chiamare religiosi, ovvero i conventi, nella Grimalda a Pietracatella, antico cenobio benedettino, essendo un complesso edilizio che digrada lungo un pendio ve n’è una ad una quota superiore e una ad una inferiore per rispettare l’andamento del terreno, né nel campo delle opere civili, il Palazzo della Prefettura a Campobasso ha un cortile grande in cui ci si introduce da piazza Pepe e uno piccolo che volge verso una via, Palumbo, secondaria definibile un cortile di servizio, comunque i due cortili sono comunicanti fra loro. Si è in debito di una informazione integrativa relativamente ai cortili con porticato mancanza cui si ripara adesso: i cortili con porticato hanno sovrapposto al portico un loggiato specie se sono abbastanza ampi in modo da far sì che la loggia possa godere di una sufficiente luminosità la quale è il suo valore intrinseco. Nell’ex seminario di Isernia le logge si fronteggiano e con il porticato sottostante si crea un effetto di chiaroscuro, la loggia è alla luce il portico in ombra.

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