L’ABATE IN CAMPAGNA IL VESCOVO IN CITTÀ

Si tratta, quella monacale e quella ecclesiastica, di organizzazioni differenti, con ambiti di influenza religiosa
distinti. A far riferimento ai monasteri benedettini è la popolazione rurale, mentre nelle realtà urbane maggiori è il
titolare della cattedra vescovile ad essere la guida della vita spirituale

di Francesco Manfredi-Selvaggi

L’abate di S. Vincenzo al Volturno era sicuramente l’autorità indiscussa sia per quanto riguarda il potere temporale che quello spirituale nel comprensorio delle Mainarde. Si tratta di una zona dove manca un centro abitato di particolare rilevanza tale da poter assurgere al rango di sede vescovile. I monasteri benedettini così legati al lavoro, Labora, dei campi stanno nell’agro mentre la cattedra del vescovo sta solitamente in un agglomerato demograficamente consistente, con l’eccezione qui da noi di Limosano e Guardialfiera che sono poco più che dei villaggi. In una regione come la nostra essenzialmente rurale, Mussolini la definì “ruralissima”, nel classico dualismo che contrappone città a campagna è la seconda ad avere il ruolo principale nel senso che prevale nei rapporti economici, sociali e politici trascinando con sé la supremazia dei monasteri i quali sono, per lo più, “campagnoli” anche nel campo della vita religiosa nelle aree extraurbane, l’assoluta autorità dei vescovi è limitata alle aree urbane. A proposito di ciò che si sta dicendo lascia dei dubbi Limosano perché essendo tanto prossimo al nucleo monastico dei Celestini, una derivazione dei Benedettini, può avere tale luogo subito l’influenza di quest’ultimo venendosi a determinare una sorta di convivenza, anche se a distanza, tra l’abate e il vescovo. Dal punto di vista dell’offerta dei servizi liturgici, conserva, comunque, la centralità la diocesi con le parrocchie le quali costituiscono degli autentici presidi dell’episcopato, mentre le abbazie le fiancheggiano, non primeggiano, nel compito di promozione dei precetti cristiani presso la popolazione che vive in campagna. È da dire che mentre le parrocchie sono disseminate ovunque, presenti in ogni comune non è così per i cenobi i quali nell’altomedioevo, il periodo cui ci stiamo riferendo, sono stati censiti in numero oscillante tra 50 e 100 così da non coprire l’interezza dei paesi molisani. È da aggiungere, sempre a proposito di questa, si fa per dire, competizione tra i superiori dei monasteri e i titolari del vescovato per quanto riguarda la primazia nelle realtà cittadine così come nel resto del territorio che essa proprio non si poneva nell’età paleocristiana, S. Benedetto è venuto dopo, per cui a evangelizzare il municipium d Terventum fu un vescovo, il suo primo vescovo S. Casto, un martire delle persecuzioni romane. I monaci, lo si ripete, si installano fuori dagli abitati, ma ciò non significa che essi escludono dal loro orizzonte esistenziale le comunità che vi risiedono, perché, a volte, addirittura le generano; alcuni borghi dell’alta valle del Volturno, da Scapoli a Fornelli a Castelnuovo ecc. sono nati quali colonie, nel significato di abitati da
coloni dell’abbazia di S. Vincenzo al Volturno. L’abate doveva fungere da una specie di feudatario che non ha la residenza, ovvero il castello, in loco, rimanendo nel complesso abbaziale; il maniero, un po’; il simbolo del feudalesimo manca, immancabilmente si starebbe per dire, in ognuno di tali insediamenti. Un caso analogo, anche adesso non c’è una struttura castellana è quello di Civitanova del Sannio nei cui confini comunali insiste il monastero denominato De Iumento Albo. Può essere interessante notare che al contrario dei monasteri che decadono, tanto De Iumento Albo quanto S. Vincenzo al V., i borghi ai quali essi hanno dato origine permangono, una annotazione a margine. È da segnalare per la sua esemplarità, quella dell’accostamento, non proprio contiguità, a Montecassino è qualche chilometro, dei monasteri femminili e maschili della medesima congregazione benedettina, la località Arco di Pietrabbondante poiché nei paraggi del monastero per uomini di S. Eustachio, richiamato in una formella del portone
d’ingresso alla “casa madre” cassinate, vi è il toponimo di S. Scolastica il che fa presupporre che ivi vi
fosse un monastero per donne; la sorella di S. Benedetto era in stretto contatto con il fratello per consentire loro di mettere a confronto le rispettive esperienze in materia di conduzione della vita monastica. Non si può non sottolineare l’orientamento/atteggiamento del monachesimo il quale ammette al suo interno pure il “gentil sesso” divergente da quello della Chiesa secolare la quale lo esclude dai suoi ranghi. I monasteri delle Benedettine prediligono quale ubicazione le entità cittadine in quanto siti meno a rischio di assalti banditeschi, del resto le monache non erano impegnate nelle lavorazioni agricole ma nelle tradizionali attività femminili della tessitura, ricamo e cucito. Nel cuore di Isernia è collocato S. Maria delle Monache. Oggi per via dell’espansione urbanistica la vocazione di alcuni monasteri, non solo benedettini, a stare in comprensori agrari non sempre è leggibile con facilità. Laddove il fenomeno urbano si è andato intensificando ed è quanto è successo nelle periferie delle maggiori agglomerazioni residenziali si ha che l’urbanizzazione insegue da vicino o viene ad inglobare i monasteri. Il convento di S. Nicandro a Venafro è stato ormai raggiunto da una propaggine cittadina, quello di S. Giovanni de’ Gelsi a Campobasso non è stato accerchiato da nuove edificazioni unicamente perché è protetto dal vincolo cimiteriale, essendo ad esso annesso il camposanto. Si specifica che quale contraltare abbiamo che vi è una tendenza dei monasteri ad attrarre al loro intorno abitazioni, si prenda il monastero di S.Pietro a Campobasso in via Mazzini attualmente caserma dei carabinieri cui è affiancato un
raggruppamento di case che prende nome in suo “onore” di Rione S. Pietro oppure il convento di S. Giovanni in Galdo a un lato del quale è sorta una fila di dimore che lo ha portato a ricongiungersi al nucleo urbano.

0 Comments

Lascia un commento

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password