Di là dal fiume e tra gli alberi, un confine liquido ma anche solido

Il fiume è il Fortore e i boschi sono quelli dei monti della Daunia. In quest’area va rinforzata la rete sentieristica. È il progetto del Club Alpino Italiano che sta per essere completato di costruzione di un circuito escursionistico intorno al lago di Occhito. Quando il margine diventa il centro, il centro dell’interesse degli amanti dei cammini

di Francesco Manfredi-Selvaggi

L’unione fa la forza. Nel presente caso l’unione è quella fra l’area ricadente in territorio pugliese e quella ricompresa nella regione Molise unite, per l’appunto, dal lago di Occhito. A tale proposito, lo si ripete quello dell’unione, bisogna capire innanzitutto quali sono esattamente gli areali interessati. Ci soffermiamo sul comprensorio molisano prossimo allo specchio lacustre e subito riscontriamo che non è univocamente determinabile l’estensione dello stesso.

È, di certo, più facile stabilire la fascia territoriale rientrante nella Puglia che può assumere quale proprio fattore identitario questo lago perché l’enorme superficie di questa regione rende spontanea la sua suddivisione in sottozone. Ritorniamo a noi, fin quando non vennero istituite le Comunità Montane, siamo agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, i molisani non avevano una chiara coscienza di cosa fosse il circondario “fortorino” e, del resto, era del tutto nuova la scansione della Regione in definite circoscrizioni. Di sicuro né la comunità regionale e neppure quella locale aveva all’epoca consapevolezza della specificità del suo territorio di essere un ambito a sé stante e tanto meno di essere caratterizzato dalla presenza, in verità lo sfiora solo, di questa asta fluviale.

È una identificazione della popolazione legata al Fortore che non nasce dal basso bensì dall’alto, non dall’interno bensì dall’esterno, dall’ente Regione che definisce unità amministrative delimitate con precisione per lo svolgimento di alcune funzioni sovracomunali, a quella di gestione della montagna, le Comunità Montane, faranno seguito i distretti sanitari e i plessi scolastici. Il capoluogo è Riccia, cittadina che ha già una sicura coscienza di sé la quale non si annulla o si confonde con quella della sua appartenenza al contesto territoriale investito dal corso di questo fiume; semmai si può parlare di una molteplicità di anime. Se Riccia, non fosse altro che ne è il capoluogo, è un punto fisso non è altrettanto scontato il raggio di un immaginario cerchio che ha essa come perno entro il quale il territorio va inteso quale fortorino.

Nella letteratura vernacolare, siamo passanti al versante della cultura, si riconoscono riferimenti alle singole località, Riccia è declamata da importanti poeti dialettali come Cima, ma non all’insieme di questa entità subregionale. Al limite, ma proprio al limite si potrebbe includere anche Campobasso e allora la “capitale” del Molise sarebbe evidentemente pure la capitale della porzione di regione che continuiamo a chiamare fortorina in quanto in parte rientrante nel sistema idrografico del Fortore. Tutto quanto detto vale pure, capovolgendo la carta geografica, per la Daunia e, comunque, gli aspetti che hanno in comune i lembi di queste due regioni che si toccano nell’alveo, oggi sommerso dalle acque “invasate”, sono in numero maggiore di quelli che hanno tali bordi con gli altri pezzi della rispettiva regione di appartenenza ad essi adiacenti. Infatti, qui e là l’uso del suolo, la topografia, la distribuzione degli insediamenti sono simili.

Beninteso, forse avremmo fatto meglio a specificarlo prima, stiamo osservando un settore limitato della terminazione tra Molise Puglia, quello più occidentale ovvero quello dove insiste il sub-appennino dauno, mentre procedendo verso oriente, cioè verso il mare, il terreno progressivamente spiana sia da un lato che dall’altro del nostro corpo idrico. Si stava quasi per dimenticare di evidenziare che la Daunia confina pure con la provincia di Benevento cosa cui si rimedia ora sottolineando che se la linea di confine è ancora il Fortore, il suo tratto iniziale, il tratto che antecede la diga di Occhito, il paesaggio qui non è influenzato dall’immagine dell’invaso. La terminazione tra Molise e Puglia in questo specifico segmento della stessa è segnata da ben 2 fatti orografici, il fiume e i rilievi dauni, ma ciò, le 2 barriere affiancate, non è detto che determini impenetrabilità, una chiusura assoluta e la dimostrazione della capacità di trapassare questi che potrebbero apparire quali ostacoli invalicabili è il tratturo, quello che passa di lì è il Castel di Sangro-Lucera, il quale collega attraversando le colline molisane l’Abruzzo con la piana del Tavoliere, lungo cui transitano persone, pecore, merci.

Non rappresenta la linea di separazione tra Puglia e Molise una frattura tra culture e a comprovarlo vi è nella ex cattedrale di Volturara Appula l’affresco che ritrae la sorella del Re Bove il quale secondo la leggenda avrebbe dovuto costruire in una notte 50 chiese nel Molise in adempimento ad un voto. Tale vicenda leggendaria che coinvolge ambedue le regioni ci aiuta a capire che la periferia, questa zona è periferica tanto per la Puglia quanto per il Molise, è un momento non di divisione bensì di coagulo, di commistione tra civiltà, non è il luogo dove finisce il mondo anzi quello in cui se ne apre un altro. Ci vuole, ad ogni modo, una propensione dei confinanti all’incontro, un atteggiamento di apertura verso il “dirimpettaio” e il progetto del Club Alpino Italiano coinvolgente le sezioni di Foggia e di Campobasso di costruzione di una rete sentieristica imperniata sul lago di Occhito può diventare il simbolo di una volontà di collaborazione a livello di associazionismo. Non è più il tempo dell’antinomia tra Dauni e Sanniti, bizantini e longobardi, oggi si ha una visione laica di regione basata sui servizi da fornire e non sulle civilizzazioni del passato per cui si può ragionare di progetti allargati finalizzati a creare infrastrutture condivise come il circuito escursionistico predetto.

ph. Escursione dello scorso 25 aprile in cui si sono ricordati anche gli Internati Militari Italiani nel subappennino Dauno

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