L’accerchiamento senza intenzioni ostili del Molise

Il perimetro della nostra regione è in condivisione con diverse altre realtà regionali, con precisione quattro. Non si tratta mai di barriere invalicabili bensì di fasce di transizione le quali vengono in qualche modo gestite in comune tra le popolazioni confinanti
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il Molise è la regione nel Sud Italia confinante con il maggior numero di altre entità regionali. Se allarghiamo lo sguardo al Centro Italia vediamo che il Lazio confina con più regioni di noi, una in più ma in verità le Marche le tocca appena e poi il Molise ha soli 36 chilometri di costa, che è confine di stato, mentre la linea costiera laziale è lunghissima. Si può dire in relazione a quest’ultima considerazione che nell’area centromeridionale la nostra terra in proporzione al suo territorio ha le terminazioni più estese.
Il Molise è in contatto, per quanto detto fin dall’inizio, con una quantità superiore di regioni rispetto a qualunque altra in relazione alla sua superficie la quale ultima in questo tratto della Nazione è la più ristretta, in tutta l’Italia solamente in Valle d’Aosta è minore. Non conta troppo il fatto per quanto riguarda la frequentazione con le realtà extraregionali contigue che le “frontiere” siano rappresentate da montagne, il Matese e le Mainarde, e da fiumi, il Trigno e il Fortore, perché in passato, non troppo remoto, i monti, mai davvero repellenti, respingenti la presenza umana, neanche le sommità generalmente tondeggianti e mai rocciose, costituivano un pascolo comune per le popolazioni dei contrapposti versanti, mentre i corsi d’acqua, ovvero l’acqua di tali corsi che è necessario che venga gestita insieme dalle comunità rivierasche, sono un fattore unificante piuttosto che divisivo, sotto l’aspetto sia dello sfruttamento della risorsa idrica sia di quello della difesa dalle alluvioni.
Il Molise, pertanto, si trova a partecipare, le sue fasce perimetrali, a problematiche condivise con gli ambiti regionali adiacenti. Per un verso o per un altro noi abbiamo a che fare spesso e volentieri con Abruzzo, Puglia, Lazio e Campania. Dopo aver visto la questione delle terminazioni distinguenti le varie regioni dovremmo vedere se esistono separazioni fisiche tra le province. L’esito scontato è che non ci sono per cui il referendum proposto sul distacco della provincia di Isernia dal resto del Molise per congiungerla all’Abruzzo porterebbe ad avere una delimitazione nuova tra queste unità regionali non più “segnato” da fattori geografici. Più volte è stata ventilata la creazione della Regione Molisannio includendo nella nostra regione la provincia di Benevento, ma in questo caso la situazione è diversa perché mentre la divisione tra Abruzzo e Molise ha limiti certi, quella con la Campania non altrettanto (tranne che in corrispondenza del Matese). L’investitura di Benevento, in precedenza enclave pontificia nel regno delle Due Sicilie, a capoluogo di Provincia nel neonato Stato unitario portò alla comparsa di una ulteriore circoscrizione provinciale ottenuta sottraendo una parte di superficie alla allora Provincia di Molise (oltre che al Principato Ultra) la cui ampiezza non venne determinata con criteri legati alla geografia dei luoghi, rilievi montani o corpi idrici che siano, bensì semplicemente tracciando in pianta un cerchio con un prefissato raggio avente quale baricentro questa antichissima città.
Le medesime argomentazioni valgono anche per la proposta di istituzione di una Regione da denominarsi Moldaunia ottenuta fondendo il Molise con la Provincia di Foggia, anche per essa manca un elemento di cesura con la restante parte della Puglia, differentemente da quanto si verifica nello stato attuale in cui il Fortore marca il passaggio dal territorio pugliese in specifico dalla Daunia a quello molisano. In ambedue le richieste di aggregazione avanzate vi è un sottinteso, che la capitale del rinnovato circondario regionale sia in un caso Benevento e nell’altro Foggia perché demograficamente centri più grandi di Campobasso, è quanto appena detto un semplice inciso. Finora si è parlato di confinazioni trattando il tema come una faccenda di carattere abbastanza astratto, lontana dalle problematiche di più stretta attualità tra le quali vi è quella dello sfruttamento dell’enorme riserva idrica dell’invaso di Occhito posto tra il Foggiano e la provincia di Campobasso. Bisognerebbe apporre delle boe entro il lago in corrispondenza del pezzo di perimetro amministrativo, che è poi l’alveo inabissato del Fortore, condiviso dalla Puglia e dal Molise, l’acqua che è di qua è molisana, quella di là è pugliese, ovviamente è una cosa non fattibile, rientra fra le idee provocatorie.
Rimanendo sulla materia per così dire liquida si aggiunge che le cime dei monti sono state individuate come “barriere” frapposte tra le regioni poste sui loro, non è un gioco di parole, contrapposti lati perché sono degli spartiacque. Non è costantemente così: il Matese, il suo crinale sommitale, è sì il displuvio naturale delle acque di scorrimento superficiale tra Molise e Campania, tra Biferno e Volturno, ma ciò non significa che il bacino idrografico del secondo dei due fiumi sia interamente campano in quanto ha le sorgenti nel suolo, o meglio sottosuolo molisano per cui spetta ad entrambe le istituzioni regionali gestire, in condivisione, l’asta fluviale e il prezioso “carico” che trasporta. Le montagne, non lo si è detto, ma è sottinteso, sono capaci di rendere evidente in quanto “emergenze” nel vero senso della parola, paesaggistiche il limes, il solco primigenio che corre tra due regioni, e lo stesso varrebbe per le aste fluviali se non fosse che il loro letto è mutevole, soggetto a oscillazioni dovute a cause naturali o antropiche.
Si prenda il caso dell’alto corso del Sangro il quale venne rettificato in conseguenza della realizzazione della diga di Barrea la quale regolarizzò la corrente idrica permettendo di ricondurlo ad un canale ben definito; sparirono così le anse che connotano un corso d’acqua di pianura, qui siamo in piano, dove il fiume assume in genere un andamento tortuoso e la canalizzazione ebbe come conseguenza quella di far ricadere nella sponda abruzzese un’area golenale che prima si trovava sulla riva molisana, l’Isola di Fonte della Luna, un bosco igrofilo di notevole interesse ambientale.
I confini sono spesso contesi, è anche un’esperienza nostrana che riguarda La Gallinola, la seconda vetta del Matese, posta “pericolosamente” in bilico tra Campania e Molise anche se il Catasto la fissa saldamente nel Molise: alcuni appassionati di alpinismo campani stanno tentando di dimostrare che invece è in Campania mossi da un orgoglio “patriottico”, un campanilismo regionalistico.
ph. Veduta delle Mainarde dal lago di Castel San Vincenzo






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