Nel recupero dei beni culturali si privilegiano opere e anche persone a scapito di altre

Non si può restaurare per intero un centro storico, occorrerebbero risorse finanziarie davvero consistenti ed allora si interviene solo su alcuni fabbricati. La riattivazione di una unità edilizia migliora il centro urbano in cui ricade o, almeno, la strada in cui è situata; da tale intervento di recupero ne traggono benefici i residenti dei fabbricati prossimi in maniera diretta e solo in maniera indiretta l’abitato nella sua interezza

di Francesco Manfredi-Selvaggi

Sono in posizione di favore i centri maggiori rispetto ai minori anche per quanto riguarda la conservazione dei centri storici. Ciò succede non per un impegno superiore delle amministrazioni comunali delle realtà urbane più grandi, ma per l’interesse ad investire dei soggetti privati nel restauro dei fabbricati storici lì dove la rendita immobiliare è più elevata e ciò si verifica, di certo, negli agglomerati di dimensioni consistenti. Si prenda il caso dei palazzi Tiberio e Pandone davvero di elevata qualità e quindi appetibili per funzioni di prestigio o residenze di pregio, a Bojano, il capoluogo del comprensorio matesino, ambedue oggetto di costosi interventi restaurativi. Il pubblico, in particolare l’ente locale, non può incidere più di tanto sulle scelte di investimento dei privati in campo edile, Al limite può assicurare l’efficienza delle infrastrutture collettive, dalle strade all’illuminazione urbana, ecc. nei nuclei antichi. Di certo, è piuttosto l’azione di un proprietario di riattamento del proprio fabbricato a portare benefici alla comunità, in senso lato, al Comune e in senso stretto all’intorno urbanistico in cui ricade lo stabile e non il viceversa. L’esempio adesso è di tipo ipotetico: se si risolvesse il degrado della facciata del palazzo Gioia ne trarrebbe un, non è un gioco di parole, giovamento oltre che l’angolo di paese in cui insiste l’intero San Massimo essendo in adiacenza della piazza principale del borgo. Il deterioramento del tessuto edilizio alle volte è molto esteso e gli amministratori municipali non riescono a far fronte a tutte le situazioni di decadimento delle fabbriche edilizie; la scelta di recuperare un determinato immobile e non un altro crea delle discriminazioni perché ne trarrebbero benefici in termini di miglioramento ambientale, un manufatto residenziale in disfacimento alterando il contesto è oggettivamente un problema per chi vive nei pressi, i vicini a quella casa. Essi vedrebbero aumentare il valore di mercato delle loro unità abitative.

Purtroppo nella nostra legislazione urbanistica non esiste il “contributo di miglioria” che invece c’è nel comparto agricolo per cui è evidente la disparità di trattamento che si determina tra i cittadini abitanti in settori diversi dell’appunto, abitato. Negli anni ’90 del secolo scorso la Regione varò un programma di finanziamenti per la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica all’interno della Zona “A” dei Piani Regolatori assegnando i fondi ad una molteplicità di Comuni, da Trivento a Spinete, da Pesche a Civitanova. Tra questi rientrò pure Bojano dove vennero ristrutturati svariati fabbricati da destinare a “case popolari”, uno si trova a Civita Superiore il cui ripristino comunque non ha innescato la messa in efficienza dell’edificato ad esso circostante. In verità per far fronte all’abbandono dei caseggiati, preludio di crolli, il Sindaco ha pochi strumenti in quanto le particelle catastali relative sono intestate a persone da tempo emigrate, spesso non identificabili, alle quali imporre con ordinanza la messa in sicurezza delle strutture. Da tenere in conto che ad incidere sui costi di recupero vi è il fatto che la maggioranza delle costruzioni del passato ha il piano terra non utilizzabile per la vita moderna in quanto destinato a stalle, cantine, depositi e però va ricompreso nei lavori. Passiamo ad altro: alcuni Comuni ai fini della rivitalizzazione del centro storico hanno proceduto all’adattamento di vecchie cappelle, non più luogo di culto, in spazi per attività comuni, la loro volumetria lo permette, una necessità contemporanea. A Vastogirardi si è riconvertita a tale scopo la Confraternita, a Roccamandolfi la chiesetta di San Gaetano, per quanto riguarda questa l’unico elemento di disturbo dal punto di vista stilistico è il portale d’ingresso simile a quello delle architetture civili non a quelle religiose. A Campobasso nel quartiere medioevale l’antichissima chiesa di San Nicola è diventata sede di uno studio professionale, mentre l’oratorio del Convitto Nazionale che è dislocato nel larghetto della Maddalena è diventato un negozio, entrambe ben si presterebbero a punti di aggregazione sociale. Nuovi indirizzi si vanno delineando nel campo della promozione dei borghi. Qualche anno fa il Ministero della Cultura assegnò 20 milioni di euro a Castel del Giudice vincitore di un apposito bando, alla stregua di una scommessa, affinché si trasformasse, mediante apposite iniziative progettuali, in modello ideale di villaggio dal quale le altre entità insediative potessero trarre ispirazione. Peraltro, un suo “quartiere” periferico Borgo Tufi era già stato, da aggregato di stalle a fienili, convertito in albergo diffuso.

Ripabottoni con le risorse economiche fornite, a seguito del sisma del 2002, è ricompresa nel “cratere”, dalla Protezione Civile ha provveduto a mettere a vista le murature in pietra dell’intero insediamento per acquisire una immagine “pittoresca”; è una operazione che ha dei limiti, forse si è esagerato un po’ nella stonacatura delle pareti, ma nel contempo rivela un mutato atteggiamento, l’interesse non è più limitato alle emergenze monumentali estendendosi all’insieme del costruito. Il rischio, in generale, che si corre è quello della museificazione, una tentazione ricorrente, il quale è stato paventato pure per i paesi rientranti nel perimetro del Parco Nazionale d’ Abruzzo proponendo l’inserimento nel Regolamento Edilizio di un catalogo degli infissi da impiegare, delle insegne commerciali da installare, ecc., una omogeneizzazione che appare eccessiva la quale fa il paio con l’uniformità delle facciate di Ripabottoni, non lascia alcun minimo spazio alla creatività, alla personalizzazione.

ph. F. Morgillo-Bagnetti pensili a Bojano

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