Restaurare come si può

A volte bisogna accontentarsi, non sempre il risultato è quello ottimale, basta che si raggiunga un risultato di conservazione migliore del bene culturale di quello attuale. Bisogna, in generale, agire con prudenza, non è accettabile eliminare le superfetazioni di epoca barocca se non si ha una assoluta sicurezza di quale fosse lo stato originario della chiesa, per esempio
di Francesco Manfredi-Selvaggi
Il centro storico va trattato con la dovuta precauzione, non si può fare nulla alla leggera. Temeraria fu l’operazione messa in atto da Pierluigi Cervellati assessore all’urbanistica di Bologna quando al quartiere di San Carlino effettuò la sostituzione integrale dell’edificato preesistente riproducendone nella riedificazione dei volumi la presunta tipologia edilizia dei fabbricati come se vi fossero norme tipologiche estremamente definite da desumere dall’analisi dell’esistente. Per capirci: se il tipo edilizio ricorrente ricavato dalla storia urbanistica di tale pezzo della città è a 2 piani, allora è legittimo, secondo questa teoria, eliminare o aggiungere un livello in qualche fabbricato che superi o sia inferiore per numero di piani a quello per così dire medio, tipologicamente esatto, come se vi fosse una disposizione architettonica applicata da sempre nel luogo che lo giustifica, anzi lo impone; in definitiva, in questo caso l’eccezione non fa la regola. È ben diverso quanto è successo da noi a seguito del sisma del 1984 con la ricostruzione degli immobili danneggiati dal terremoto; si è inserito nell’involucro murario che ha conservato le fattezze tradizionali un telaio in cemento armato il che ha permesso di modificare la distribuzione dei vani all’interno ormai liberato dai setti in muratura, nient’altro. Un atteggiamento quello agnonese molto più prudente di quello bolognese, costretto si dai vincoli di tutela, ma pure per un rispetto, con un rafforzativo, reverenziale nei confronti della tradizione anche nel campo dell’architettura, si esclude che sia stato “bieco” provincialismo. Appena detto ciò subito lo si smentisce e a smentirlo lo è quanto è accaduto a Pietracupa nei primi decenni del post seconda guerra mondiale allorché si è proceduto al taglio di pezzi della “morgia” la quale caratterizza il paese, a monte e a valle per ricavare spazi piani dei quali nei centri collinari c’è sempre carenza. Più timidamente a Pietracatella si è scalfito un masso che è il basamento della chiesa parrocchiale per ricavare un posto auto; a precisazione è più facile intaccare l’arenaria, quello che è successo a Pietracatella, quasi quasi lo ha fatto il proprietario di quell’auto da se stesso, che incidere il calcare, quello di Pietracupa. Pietra è l’una e pietra è l’altra, come è fissato nel nome di ognuno dei due borghi, il fatto è che sono formazioni rocciose ben diverse fra loro, tanto per chiarezza. È la modernità, bellezza avrebbero detto gli ingegneri del Genio Civile che effettuarono molti lavori di sbancamento simili. Alla modernità succede la contemporaneità ma le cose non vanno tanto meglio in relazione alla tutela del patrimonio culturale se è potuto succedere che fosse avanzata l’ipotesi di realizzare a una distanza ravvicinata dal Castello Svevo un residence in parte incassato, entro terra, al di sotto di piazza Municipio e in parte fuori terra emergendo con terrazzini il suo fronte aeroilluminante di fronte, non è un gioco di parole, al principale monumento termolese alterandone così il contesto ambientale. Tra i temi del restauro architettonico vi è quello della superfetazione e di conseguenza delle remissioni in pristino di un dato monumento che ha subito rivisitazioni stilistiche in epoche successive. L’esempio più significativo nel Molise è la cattedrale di Larino riportata allo stato originario in stile romanico, togliendo le decorazioni aggiunte successivamente di gusto barocco. Non è sempre una decisione facile da prendere quella di quale fase della vita di una determinata architettura privilegiare se il momento dell’impianto o l’assetto che ha assunto in seguito. È scontato che occorra lasciare le cose come stanno davanti alla chiesa di San Francesco ad Agnone in cui si è avuto l’innalzamento della facciata per inserire il rosone. Analogamente nessuno si sognerebbe di considerare una cosa fuori posto, se non addirittura una applicazione posticcia, una specie di stratificazione puntiforme, discontinua sulle pareti esterne perché sopraggiunta nel tempo, è da ritenersi più tempi, la notevole quantità di pezzi lapidei lavorati di spoglio incastonati all’estradosso della muratura perimetrale della cattedrale di Guardialfiera, per puro abbellimento. Lo stesso si può dire per il frammento di ambone di fattura barbarica inserito nel muro di una dimora contadina a Civita Superiore oppure le iscrizioni tombali che fungono da cantonali in vari edifici a Boiano e a Trivento. Nel progetto di restauro di un edificio di culto una problematica a sé stante è quella del riscaldamento del vasto ambiente. In passato non c’era nelle chiese alcun impianto termico come denuncia l’assenza in copertura di comignoli i quali per la bizzarra forma che avevano in epoche precedenti, mai banali sarebbero assomigliati a piccole guglie. Oggi le estremità delle canne fumarie sono prefabbricate, poco consone a fabbricati storici, una di queste emerge dal tetto della appena restaurata Taverna di Pietracatella. Se le chiese sono fredde nei palazzi nobiliari vi sono camini a muro monumentali, succede a Vastogirardi e Ripabottoni, i quali potevano accogliere sotto la cappa una persona tanto sono grandi. Nel palazzotto signorile della famiglia De Gennaro a Casacalenda vi è un caminetto in ogni stanza, chiuso con ante, per cui ci sono tantissimi fumaioli ovvero caccia-fumi. Vediamo il simbolismo: se non si è mai tentato di ricomporre la lacuna esistente nella meridiana apposta su un setto perimetrale del Palazzo Ducale di Larino si è voluto restituire la funzionalità all’orologio del campanile di S. Croce di Magliano nell’epicentro, centro è un po’ cacofonico, del terremoto del 2002, che si era fermato all’ora, le 11,30, della scossa. Ultima annotazione: con la scusa del “principio del minimo intervento” fissato nelle Carte del Restauro non si è mascherato inserendolo nel paramento murario il “messicano” che convoglia le acque meteoriche dalla grondaia al discendente per cui fa bella mostra di sé in facciata in una dimora d’epoca a piazza Cesare Battisti a Campobasso, scelta che non convince molti cittadini.
ph. F. Morgillo-Cattedrale di Guardialfiera





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