A passeggio nel borgo

Si chiamava prima così la piazza Fontana di Trivento, uno spazio multifunzionale in cui sono collocati la fontana pubblica, il Monumento ai Caduti, la chiesa parrocchiale della Santa Croce, l’ampio marciapiede alberato dove poter passeggiare che nei giorni festivi diviene luogo di mercato
di Francesco Manfredi Selvaggi
La piazza si chiama piazza Fontana eppure la fontana è decentrata, non è nel suo centro. Nonostante non sia nel punto centrale la fontana è l’elemento principale di questo luogo perché è il terminale dell’acquedotto che finalmente ha rifornito l’acqua alla cittadinanza. La posizione di tale fontana è molto più favorevole per l’approvvigionamento da parte della popolazione residente nell’abitato del prezioso liquido di quella della fonte tradizionale denominata significativamente Citerna, Cisterna, che è abbastanza fuori del nucleo abitato. Oltre a dissetare gli umani essa serve per dissetare gli animali, bestie da soma che trasportavano le mercanzie a seguito dei venditori ambulanti; infatti la superficie pianeggiante del sito e la sua ampiezza la rendono idonea allo svolgimento del mercato. Gli alberi che con le loro chiome ombreggiano lo spazio favorendo il passeggio, una moda nata nell’Ottocento affermatasi anche tra gli esponenti della borghesia cittadina, non per niente la piazza viene ancora chiamata da molti Borgo, e per passeggiare occorre che il piano del sito sia, appunto, piano; le piante non devono, comunque, ostacolare il posizionamento delle bancarelle per cui occorre che il sesto di impianto dell’alberatura sia tale da rendere possibile l’installazione, temporanea, degli stalli mercantili. Quasi ci si dimenticava di dire, tanto è scontato, che una piazza è di per sé un’area pianeggiante. Tale piazza è rettangolare, la fontana non è nella sua mezzeria sia in senso longitudinale che trasversale alla stessa maniera del Monumento ai Caduti entrambi opere di dimensioni consistenti che non sfigurerebbero al centro di uno slargo pur così ampio. Per quest’ultimo il motivo della decentralizzazione è chiaro, esso richiede di stare appartato perché per la sua contemplazione c’è bisogno di raccoglimento, non è una celebrazione della vittoria conseguita nella Grande Guerra, bensì un invito alla meditazione sulla morte; il gruppo scultoreo raffigura una madre che è poi la Patria che tiene tra le sue braccia il figlio soldato morente, niente di trionfalistico. Il Monumento ai Caduti, per legge, deve costituire il momento culminante di un Viale o Parco delle Rimembranze dove ogni albero rappresenta un soldato morto; a S. Giuliano del Sannio sono state recentemente rinnovate le targhette con i nomi dei periti. Niente a che vedere, dunque, con le statue di personaggi illustri che troneggiano in molte piazze italiane, tipo quella dell’eroe risorgimentale di Gabriele Pepe a Campobasso. Le piazze generalmente nascono nei crocevia viari per cui hanno una forma su per giù circolare, i Circus londinesi, o quadrangolare, il resto, mentre qui essa si sviluppa lungo una strada e perciò ha una dimensione prevalente sull’altra e perciò è rettangolare. L’arteria stradale che la attraversa proprio a metà divide la piazza in due parti distinte: in un capo di una mezza piazza, per così dire, c’è il Monumento ai Caduti, nel capo emissimmetricamente opposto ci sta la Fontana. È da aggiungere che si tratta di un canale di comunicazioni primario, la Trignina, non di un semplice tratto della viabilità urbana; è utile a questo punto un raffronto con quanto succede ad Altilia per comprendere il diverso modo con il quale sarebbe stato possibile trattare il tema del passaggio di una via dentro una piazza. Nell’antica Saepinum il decumano il quale è poi il segmento cittadino del Tratturo Pescasseroli-Candela, una pista erbosa che va dalla Puglia all’Abruzzo, si sovrappone al foro o viceversa è il foro che si impone sul decumano. Sia come non sia il risultato è che il decumano finisce per scomparire amalgamandosi la sua pavimentazione a quella della, con un termine greco, non più latino, agorà. Il confronto lo abbiamo cercato con Altilia e, invece, lo abbiamo in casa perché è quanto avviene nell’altra piazza del capoluogo trignino, quella della Cattedrale in cui percorso viario e largo fanno un tutt’uno, ma qui il traffico è davvero limitato. Visto che abbiamo “messo in campo” la piazza della Cattedrale proseguiamo con la comparazione, ora su un aspetto differente da quello della percorribilità: ambedue le piazze triventine sono ambienti allungati in cui c’è, cioè, un lato corto e uno lungo con la differenza, però che la chiesa, la quale sta in entrambe, in un caso, piazza Fontana, è in quello corto, nell’altro caso, piazza Cattedrale, in quello lungo. Seppure tali due edifici siano ognuno al centro del lato della piazza dove sono collocati, la S. Croce a p. Fontana, la Cattedrale in p. perlappunto Cattedrale, quest’ultima “batte” l’altra nettamente, lo stesso fatto di imporre il suo nome alla piazza la dice lunga. La chiesa sede della Cattedral Vescovile, non solo per il suo rango elevato domina lo spazio in cui è situata mentre la S. Croce ne costituisce semplicemente il fondale. La S. Croce, detto diversamente, non è la componente decisiva della piazza, è sullo sfondo non in primo piano. Essere il fulcro di un lato, condizione comune a tutt’e due le chiese, non significa avere lo stesso peso nella immagine della piazza, conta di più l’incidenza che la chiesa ha sul perimetro complessivo della piazza, non su un singolo lato: la Cattedrale occupa un tratto ben maggiore del contorno della piazza cui appartiene di quanto fa la S. Croce con la sua piazza. Tale stato delle cose deriva dal fatto che a Trivento la chiesa piccola si associa a una piazza grande e una grande a una piazza piccola.







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