Una vicenda famigliare ambientata in un’antica dimora, succede a Cantalupo
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Una vicenda famigliare ambientata in un’antica dimora, succede a Cantalupo
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La distribuzione dei centri monastici nella nostra regione è molto variegata. Pochi di essi, in verità uno solo, S. Vincenzo al Volturno sono sopravvissuti. Degli altri sono rimasti i ruderi che andrebbero tutelati e, prima ancora, riscoperti
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Quelli dell’Ordine di S. Benedetto poiché collocati nel territorio rurale sono isolati e quindi non sono sfruttabili quali attrezzature collettive mentre quelli dell’Ordine di S. Francesco che sono urbani sono diventati sede di attività pubbliche, i primi sono andati in deperimento i secondi sono ancora, in molti casi, in efficienza
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Specialmente nel caso delle realtà monastiche benedettine le strutture sopravvissute sono le cappelle ad esse annesse. Queste ultime pure per la loro collocazione agreste sono diventate dei santuari i quali in genere si caratterizzano per la loro integrazione con il paesaggio, l’isolamento nel territorio
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I centri monastici sono 3 dei quali solo uno è all’interno del territorio regionale, S. Vincenzo al Volturno, gli altri due stanno al suo confine, Montecassino e S. Sofia di Benevento. Vi sono poi le loro dipendenze che sono sparse in vari angoli del Molise. Stiamo parlando delle realtà monacali benedettine le quali tanto quelle maggiori quanto quelle minori sono parte di un sistema
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I cimiteri, i primi, sono nati circa duecento anni fa per volontà di Napoleone e in questi soli due secoli di vita hanno subito frequenti trasformazioni. È una tendenza in crescita al giorno d’oggi la pratica della cremazione la quale, addirittura, qualora si diffondesse renderebbe inutili i sepolcreti
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