La Nostra Mission

Il Molise è in mezzo al guado.

La globalizzazione ha scardinato il suo modello di sviluppo protettivo e assistito consegnandoli tutt’intera la responsabilità del suo destino. Ormai una cosa dev’essere chiara: saremo quello che la nostra classe dirigente sarà in grado di farci diventare. Il nostro speciale Risorgimento contiene una premessa neoilluminista che consiste nel tenore e nella smagliantezza dell’attività progettuale e di realizzazione di quelli che occupano una posizione decisionale. Ma l’opera, addirittura (o soprattutto) il capolavoro, ha bisogno della bozza. L’atto ha bisogno della forma. Il gesto dunque, specie quello sociale dell’azione amministrativa, ha bisogno dell’idea.

Come il muratore produce muri, il ceramista le ceramiche e il calciatore i calci, l’intellettuale produce le idee. Da quest’asserzione basilare comincia il nostro sconforto. Nel Molise l’intellettuale non ha luogo. Non c’è ricetto per l’opera sua. L’interesse per la musica o per il teatro equivale all’abiura della propria identità geografica. Da noi ci si occupa soprattutto della società politica (perché da essa siamo occupati) e di quello che accade sul suo confine sempre più sfrangiato. Tutto il resto, quello che risiede negli sguardi indecisi, nei sorrisi accennati, nelle parole dette a mezza voce e negl’impeti d’ira, insomma quello che c’è nella vita delle donne, degli uomini e soprattutto dei bambini, è affidato alla cura di una minoranza che non può fare a meno di occuparsi della cultura. Raccolta in associazioni storiche e decorosissime, rappresenta la parte migliore della nostra società civile.

Essa si interessa del nostro Bene Comune. Vigila con garbo e discrezione che l’interesse generale sia fatto e ne sostiene le ragioni con impegno spasmodico. Tutta la sua azione, quand’anche non ne fosse consapevole fino in fondo, costituisce la cura più efficace per lo Spirito Pubblico della nostra comunità stremata. Siamo troppo pochi per poterci permettere l’abbandono alla cultura del sospetto. Forti della nostra trasparenza e con l’animo semplice dei bambini pronunciamo la prospettiva che ci appartiene. Siamo convinti che questa regione sia ad un bivio epocale: dichiararsi territorio per la sperimentazione delle politiche d’innovazione, oppure sparire nel gorgo di processi di dimensioni planetarie. Sta tutta qui la fisionomia del Molise postindustriale che alcuni (noi fra questi) annunciano. Dobbiamo imparare a considerare il nostro “ritardo di sviluppo” come un paradossale vantaggio. Il progetto è quello di recuperare una lingua originaria, coniugandola con le sensibilità e le esigenze più aggiornate del contemporaneo. Non è operazione facile. Richiede attenzione, rigore e raffinato spirito critico.

Il suo esito, ne siamo convinti, dipenderà da quanto sapranno essere “visibili” le nostre risorse immateriali; anche quelle più eretiche. In nostro impegno è rivolto a costruire una casa per il progetto del Molise degli anni venturi consapevoli che, per la nostra comunità, esso comincia dalla resurrezione della speranza per la propria esistenza da parte di ognuno dei suoi partecipanti. Questa è un’operazione culturale assai sofisticata; lo sappiamo. Ma è strategica e dunque indispensabile.

Teniamolo presente, anzi FUTURO!

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