L’attacco della Occhionero alla Fanelli/Come riverginizzare la sinistra e vivere felici e sconfitti

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testata sblog tabassoForse perché noiosamente assisa nel Parlamento più sfaccendato della storia d’Italia, l’on. Giuseppina Occhionero (Leu) si è persa, come una Romagnuolo qualunque, una bella occasione per tacere.

E così, per procacciarsi un certificato politico di esistenza in vita, ha sferrato alla corregionale consigliera regionale Micaela Fanelli (PD) un attacco che le ha fruttato una certa risonanza mediatica nazionale (sparare sulla Croce Rossa PD è ormai uno sport nazionale). Alla Fanelli rivolge tremende accuse di spregiudicatezza e di collaborazionismo col nemico per aver accettato un incarico, per giunta gratuito, di assessore esterno in un Comune (Pontecorvo) guidato da una lista civica a varia estrazione partitica, Forza Italia inclusa. Che se c’era Casa Pound le si poteva pure dare ragione.

La Occhionero riconosce e forse invidia alla Fanelli “competenze di amministratore, peraltro ampiamente dimostrate nel suo operato di sindaco di Riccia”, poi però le addebita di “tenere un piede in due scarpe”, le ingiunge di “chiedere scusa ai propri elettori e fare un passo indietro” e, infine, la invita a “camminare insieme e parlare lo stesso linguaggio”. (Però, se ci pensate, fare un passo indietro con un piede in due scarpe e poi mettersi a camminare non dev’essere tanto agevole.)  Non basta. Per riverginizzare la sinistra col metodo “rivolemose bene”, la geniale deputata di Leu ha la sua brava ricetta a base di carota, bastone e veleno alla vaniglia da cuocere a fuoco amico. In modo che, «la sinistra e il maggior partito che si candida a rappresentarla ritrovino una rotta comune basata sui valori che ci hanno unito per decenni».

A questo punto però dobbiamo essere seri: chi a quei valori è ancora sensibile trova intollerabili polemicucce di campanile così insussistenti dinanzi allo sfasciume nazionalpopulista e in momento in cui il nostro Paese è crocevia di eventi che stanno mettendo in discussione l’Europa e il mondo. Perciò è meglio archiviare la sgangherata sortita della Occhionero e classificarla come frutto di un provincialismo inguaribile e incurabile nemmeno occupando un seggio al Parlamento.

Giuseppe Tabasso58 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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