Sciogliere i dilemmi

Sul percorso possibile per la sinistra italiana in vista delle elezioni della prossima primavera ci siamo già espressi a fine luglio cercando di indicare linee relative ai principi guida, alle metodologie ed alle finalità. Torniamo sull’argomento, questa volta in riferimento alla situazione nel Molise, ponendo idee ulteriori alla riflessione comune per puro spirito di servizio nella consapevolezza che il quadro politico a sinistra è piuttosto complicato e sempre più magmatico, anche se non mancano spunti di riflessione interessanti. Credo sia chiaro a tutti che non solo talune forze politiche, ma anche quelle sociali abbiano perso gran parte della loro identità in compromessi sempre più inaccettabili con un neoliberismo che ormai sembra il pensiero dominante.

Qualche giorno fa un giovane ingegnere molisano che vive altrove ci confessava che ogni volta che torna a casa sente la nostra regione sempre più arretrata sul piano dei diritti e dei servizi. È difficile, ahimè, dargli torto perché da almeno quarant’anni il Molise sta franando sul piano dei diritti nell’occupazione, nella cultura, nella salute, nell’economia, nella tutela dell’ambiente, nel sistema delle comunicazioni e… potremmo andare avanti.

Fare politica allora come sinistra significa prendere atto del disastro creato nel corso degli anni dalle classi dirigenti e fissare anzitutto regole innovative di democrazia partecipata a cominciare dai meccanismi di proposta delle candidature, ai codici etici da definire con chiarezza in ordine al numero dei mandati ed al rispetto delle scelte dei cittadini in relazione allo schieramento in cui si viene eletti; occorre poi aver chiaro il sistema di legge elettorale che certo deve garantire la governabilità, negare candidature per più di due mandati, ma soprattutto rispettare il diritto alla rappresentanza per tutti in una logica proporzionale a collegio unico per favorire il voto di opinione piuttosto che quello di scambio con l’eliminazione del listino, del voto disgiunto e di ogni forma di sbarramento.

Sul piano ideologico per stare a sinistra occorre essere dotati di grande spirito critico, fare riferimento ai principi della libertà, dell’eguaglianza e della condivisione per costruire una società fondata sulla giustizia sociale. Sul piano metodologico è necessario costruire sempre il confronto democratico di base rifiutando sia il leaderismo che i processi di massificazione del pensiero che sempre rischiano pericoli oligarchici o populisti. Se la democrazia partecipata non è solo diritto di voto, ma anche capacità critica di proposta, controllo e confronto, è evidente che i cittadini devono organizzarsi in comitati ed associazioni capaci non solo di proporre, ma di garantire la gestione delle tecniche e dei progetti politici.

Costruire una società egalitaria significa partire dai problemi degli esseri umani ed in particolare da quelli dei diseredati ed emarginati con un’azione di ricerca di gruppo e con elaborazioni eticamente fondate di idee per la prevenzione e la soluzione delle questioni aperte nella consapevolezza che i punti programmatici sono da definire in incontri partecipati sul territorio dove si suggeriscono anche candidature e si gestiscono i processi di conduzione dell’azione politica. Per essere di sinistra occorre non solo proclamare principi e valori, ma soprattutto costruire stili di vita ispirati alla sobrietà, alla rinuncia concreta e non solo formale ai privilegi ed al benessere sproporzionato, privilegiare l’inclusione e l’egalitarismo piuttosto che l’individualismo, l’emarginazione ed il potere.

Fare questo significa percepire il mondo ed il territorio in cui si vive come il luogo in cui tutti hanno il diritto di avere una qualità di vita che dia dignità all’esistenza. Chiunque capisce perfettamente che in tale logica di riconoscimento dell’orizzonte politico in cui si muove uno schieramento di sinistra ci sono spazi di confronto e di sintesi di idee con possibili convergenze, ma anche concezioni e stili di vita lontani da un tale modo di concepire la società e dunque dirimenti rispetto a possibilità di azioni politiche comuni anche se momentanee e contingenti.

Qualcuno potrà perfino definire un tale modo di ragionare come una radicalizzazione del pensiero; in realtà si tratta solo di una chiarificazione dello stesso. Nel Molise osserviamo a sinistra tentativi ed iniziative che talora sul piano politico appaiono francamente alquanto confusi, intricati ed enigmatici. Noi pensiamo che, se non si esce dal leaderismo, se non si esautorano quanti hanno costituito la causa principale della situazione difficile, per non dire drammatica, che vive il Molise, non si uscirà mai dagli equivoci e forse si assisterà soltanto ad una frammentazione e disgregazione del quadro politico incapace di dare risposte ai problemi reali.

Il Molise ha bisogno, come abbiamo già più volte scritto, di una classe dirigente nuova, preparata, competente, responsabile, eticamente ispirata e priva di ogni interesse di natura personale o particolaristica. Magari può essere cercata in quella cosiddetta società civile in cui, nel mondo dell’associazionismo e del volontariato, tanti da anni si battono per le idee di una sinistra che forse soprattutto lì abita e trova radici profonde.

Occorre ancora capire che il mondo intellettuale, i movimenti e le associazioni non possono proporsi solo come laboratori di idee, contenitori di progetti o organizzatori di proteste, ma devono avere l’ardire di prese di posizione chiare e consapevoli sulla necessità di far camminare le proposte con l’azione politica che, oltre il discorso elettorale, sia capace di impegno nell’attuazione dei programmi. Questo semplicemente perché le elezioni sono solo un aspetto della democrazia partecipata che comprende soprattutto pratica allargata dell’amministrazione pubblica nella gestione dei problemi collettivi.

Per allontanare la tentazione dell’astensione o di scelte populiste è importante, allora, che la sinistra elabori idee, definisca metodologie di democrazia partecipata, fissi obiettivi e finalità prioritari, ma sappia soprattutto individuare soggetti in grado di offrire ai molisani una lista per le elezioni regionali capace di eliminare ogni forma di demotivazione e di dare spazio all’ottimismo prospettando un orizzonte riconoscibile per il futuro del territorio in cui viviamo. Per lavorare in tale direzione il tempo c’è, ma occorre utilizzarlo in maniera razionale confrontandosi nel concreto per non sprecarlo inutilmente e per dare finalmente alla sinistra una rappresentanza utile ed efficace in consiglio regionale!

Fonte: Umberto Berardo

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