Il Molise e la legge urbanistica regionale: quella sconosciuta

di Pierluigi Caruso*

Forse in pochi sapranno che il Molise è l’unica regione in Italia a non avere ancora una legge urbanistica. Tutte le altre regioni d’Italia ne posseggono una, il Molise invece no.

Valorizzazione del patrimonio territoriale e paesaggistico, sviluppo sostenibile e durevole,  contrasto al consumo di suolo, tutela del territorio rurale, montano e costiero, lotta al dissesto idrogeologico, perequazione urbanistica, valorizzazione delle identità storico-culturali dei luoghi, protezione delle risorse naturali, mitigazioni degli effetti antropici sull’ambiente e sul clima, tutto integrato in un’unica norma sul governo del territorio, una legge urbanistica regionale.

Le prime regioni italiane ad essersi dotate di una legge urbanistica sono state la Lombardia e l’Emilia Romagna nel lontano 1975. A stretto giro seguirono il Piemonte (1977), la Sicilia e la Valle d’Aosta (1978), l’Abruzzo (1983), la Toscana (1984), il Veneto (1985) e la Sardegna (1989). Dopo la legge sull’ordinamento delle autonomie locali del 1990 altre regioni e province autonome seguirono l’esempio come Trento e Friuli Venezia Giulia (1991), Marche (1992), Umbria (1995), Alto Adige e Liguria (1997), Lazio e Basilicata (1999). Infine dopo la Legge n. 3/2001 con le modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione anche la Calabria (2002) e la Campania (2004) si dotarono di una norma di governo del territorio regionale. Nel corso degli anni la maggior parte di queste norme sono state integrate, aggiornate e modificate introducendo le più recenti nozioni di sviluppo urbanistico sostenibile e tutela dell’ambiente fino alla ultimissime Leggi della Toscana (2014) e dell’Emilia Romagna (2017), esempi virtuosi di pianificazione territoriale a livello regionale con cui è stato concretizzato l’impegno da parte degli amministratori a contrastare il consumo di suolo e la volontà di riuso e riqualificazione dell’esistente al fine di salvaguardare il patrimonio territoriale, paesaggistico e naturalistico regionale anche attraverso percorsi di informazione e partecipazione dei cittadini.

Il governo del territorio che necessariamente deve passare attraverso la definizione puntuale delle aree urbanizzate al di fuori delle quali non è  più consentito realizzare nuove edificazioni residenziali tranne nei casi in cui non vi siano alternative e comunque sempre dopo un’oculata valutazione da parte di organi regionali sovraordinati. Particolare attenzione deve essere rivolta nei riguardi del patrimonio agricolo regionale attraverso l’impegno a limitare il più possibile la frammentazione del territorio agricolo e prediligendo le trasformazioni e i cambi d’uso che riescano a garantire una coerenza con i caratteri identitari dei luoghi e la tutela delle valenze paesaggistiche che compongono gli ambiti periurbani. Il patrimonio territoriale è il bene comune costitutivo dell’identità collettiva regionale e il governo di esso deve necessariamente collocarsi tra le priorità politiche di sviluppo e di pianificazione a livello regionale.

Dopo oltre un quarantennio segnato da spregiudicate trasformazioni/speculazioni territoriali e cementificazioni selvagge e privo di una qualsiasi visione organica di sviluppo urbano, territoriale e sociale, dove l’urbanistica contrattata ad esclusivo beneficio del “prenditore di turno” ha trovato uno straordinario terreno fertile, forte anche di piani regolatori comunali datati e ormai superati come ad esempio quello di Termoli che risale addirittura agli anni settanta, dove il cittadino è stato puntualmente estromesso da qualsiasi processo partecipativo e decisionale, cosa aspetta ancora il Molise a dotarsi di una legge urbanistica regionale?

*Ingegnere, attivista del Movimento 5 Stelle a Termoli e componente del Comitato NO Tunnel

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