Tra voto d’Opinione e d’Emozione/Vincitori e vinti tra città e campagna

testata sblog tabassoCon vari amici che m’interpellavano sulle elezioni molisane me la sono cavata indicando due personaggi emblematici. Uno, scovato da Diego Bianchi (“Zoro”) a Vastogirardi, è la militante di sinistra che vota 5Stelle “perché si presentava il figlio di sua cugina”. L’altro è Berlusconi che, esibendosi a beneficio di telecamere in un frenetico pigia pigia di bufù, annuncia a popolani inebriati: “Sono uno di voi”. Due perfette metafore di un male meridionale, il Familismo, e di un male globale, il Populismo. Due macigni contro i quali è andata a sbattere la gioiosa ma inesperta macchina da guerra grillina; due predellini che hanno invece fruttato la vittoria a uno scaltrito notabilato locale di volpi, volponi e gattopardi. Così, in controtendenza col tripolarismo nazionale, la prossima governatura del Molise vivrà su un bipolarismo da prima Repubblica che, con una cattiveria adeguata ai tempi, chiamerò (non me ne vogliano quei bravi ragazzi a 5Stelle); “Patriciello & Associati” contro la “Casaleggio & Assiociati”.
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Detto questo, proviamo a volare alto nel nuvoloso cielo di quel sistema complesso che è la democrazia e che oggi, come sostiene l’Economist, è attaccato in tutto il mondo “da sopra, da sotto e da dentro”. Su questo decisivo tema non mi ci raccapezzo da una ventina d’anni, fin da quando Norberto Bobbio, nostro massimo esperto in materia, criticò “la democrazia diretta che affida a cittadini comuni l’incombenza di decidere su questioni complesse”, e arrivò a scrivere che  “nulla rischia di uccidere la democrazia più che l’eccesso di democrazia”. A quei tempi però la questione era un puro caso di studio, oggi invece l’irruzione dei 5Stelle sulla scena politica lo ha reso attualissimo. Perciò ho apprezzato che su questo sito Antonio Ruggieri non abbia lesinato critiche al “claudicante pronunciamento on line con un armamentario sempre più logoro di accreditamento sulla piattaforma Rousseau”. E che Paolo Di Lella abbia aggiunto ancor più tranchant: “La finta democrazia del blog è un bluff destinato a dissolversi”.
Siamo perfettamente d’accordo. Tuttavia ho avuto un sussulto quando Ruggieri, riferendosi al voto incassato dai 5Stelle, ha scritto che “dove esiste il voto d’opinione (e di protesta) il loro consenso non è in discussione soprattutto nei centri maggiori”. Il sussulto è legato ai miei dubbi sulla misurabilità, sul plusvalore e addirittura sulla stessa esistenza del voto “d’opinione” (che non avrebbe diritto di cittadinanza nei “centri minori”). E sono i dubbi di un democratico che ha a cuore l’uguaglianza e rifiuta atteggiamenti elitari. Detto in soldoni: neanche sotto tortura io avrei votato per una come la Romagnuolo, ma devo impormi di non considerare chi la vota un elettore senza qualità e privo d’opinione verso il quale io possa perfino sentirmi l’anima bella che ha capito tutto e usa solo la testa.So bene che l’Opinione va intesa come frutto di una scelta informata, ma come si fa a dire che quello per i 5Stelle – e non solo per i 5Stelle –  sia stato un voto d’Opinione? Se mai è esistito, questo mitico voto è in estinzione. Preferibile quindi definirlo: “Voto d’Emozione”.* Riconosciamo allora che quello per i 5Stelle non è stato un voto di testa ma di Protesta (è forse di testa un voto per il reddito di cittadinanza?). Quanto alla dicotomia Centri Maggiori vs Minori, il “Remain” votato a Londra e l’Exit votato in provincia, mi fa ricordare un Beppe Grillo, più dispensatore di Vaffa che di Opinioni, politicamente gemellato con la destra di quel Farage che s’intestò la sconquasso della Brexit grazie a una colossale manipolazione che rimarrà nella storia delle fake news.

Nota* Definizione Treccani: “Argomentazione caratterizzata da un forte appello all’emotività che, basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati, tende ad essere accettata come veritiera influenzando l’opinione pubblica”.

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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