Nuovo Teatrino Molise/Tra selfie e new entry va in scena la salita sul carro(ccio) dei vincitori

la lega

testata sblog tabassoAtto 1º – Diciamo la verità: la politica molisana sarebbe come una uggiosa scampagnata senza sole con cibarie senza sale. Per fortuna c’è la consigliera regionale Aida Gian Burrasca Romagnuolo a gettare sassi nello stagno per la gioia di cronisti a corto di spunti.
Crazy Aida, che tiene più all’apparire che all’essere, vorrebbe parlare ogni sera a reti molisane unificate, ma poiché le negano un naturale diritto all’apparizione, è costretta a cercarsi delle scorciatoie.
E cosa fa? Si dà per malata, marina una seduta del Consiglio regionale, come faceva alle lezioni d’italiano, scappa dall’aula sorda e grigia e atterra sulla solare spiaggia garganica di Mattinata. Qui uncina Romano Prodi e signora i quali, scambiandola per una fan qualunque, non hanno il coraggio di sottrarsi al rito ormai nazional popolare del selfie.
Così, nell’impazienza di esibire in rete le sue frequentazioni Vip, Aida posta subito l’immagine. Poi però si ricorda che quel giorno doveva essere dove i suoi elettori hanno (incautamente) deciso di farla accomodare e si affretta a rimuovere la foto-prova del suo non essere febbricitante a letto. Troppo tardi. La frittata è fatta e per i suoi acerrimi amici di partito è la ghiotta occasione per spartirsi la frittata.

Atto 2º – Mazzuto & Co., gente spiccia e poco incline a raffinatezze, potevano elegantemente incolpare Aida di incongruenza politica e morale. Ma che ti salta in mente di farti un selfie con uno come Prodi che dinanzi a monsignor Bregantini si prostrerebbe per baciargli la mano! E’ una vita che insulti l’arcivescovo perché predica il diritto dello “ius soli”, proprio come Prodi! Se il selfie te lo facevi con Orban o con Bannon, quello dell’internazionale sovranista, potevamo pure capirlo ma quando è troppo è troppo. (NB: i leghisti nostrani non sanno ancora cos’è l’internazionale sovranista ma si stanno attrezzando.)

Parte 3ª – Invece di richiamare ai doveri della correttezza politica la loro incoerente selfista, il vertice del Carroccio emana il solito comunicato in perfetto politichese per revocare alla Romagnuolo l’incarico di segretaria provinciale della Lega di Campobasso. Funzione che Luigi Mazzuto non solo avoca a sé ex cathedra, ma con un annuncio a sorpresa nomina coordinatore regionale della Lega il consigliere comunale termolese Michele Marone, transfuga Forza Italia. E subito esplode l’ira funesta di Aida Hooligan Romagnuolo la quale spara a zero contro l’intruso definendolo “un riciclato e trombato”.

Atto 3º – Nel comunicato che detronizza la Ronagnuolo, Mazzuto spiega che il provvedimento è “in vista della riorganizzazione territoriale del partito”. Se però si prova ad associare la voce “Riorganizzazione” con la voce “New entry” (Marone) se ne deduce che nel Molise è iniziata “la migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che si spostano da pascoli situati in zone collinari o montane verso quelli delle pianure percorrendo le vie naturali dei tratturi”, che è la definizione di Transumanza. Una nostra cara tradizione che in politica va sotto il nome di Trasformismo (“capacità di una persona di mutare le proprie idee e le proprie posizioni a seconda del proprio interesse”). L’immortale Flaiano la descrisse come l’italica propensione di “correre in soccorso dei vincitori”.
Qualcuno ha detto che se il disastroso referendum di Renzi fosse riproposto tale e quale da Salvini, oggi gli italiani lo approverebbero. Si spiega così il nobile sacrificio al quale si appresta a sottoporsi la gentile clientela politica pur di salire sul Carro, anzi sul Carroccio.
Da qui a maggio potremmo vedere il presidente del Parlamento europeo Tajani uncinato da Aida Frou Frou Romagnuolo per un selfie dal chiaro retropensiero: librarsi verso l’azzurro cielo europeo. E nessuno la contesterebbe. Perché lei, al contrario di Patriciello, parla fluentemente cinque lingue, ungherese inclusa, italiana esclusa; e poi, sai quanti “amici” di partito pensano che tutto sommato è meglio una Gian Burrasca a Bruxelles anziché a Palazzo D’Aimmo.

Giuseppe Tabasso100 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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