Avanza la censura e la disinformazione

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di redazione

C’è un disegno preciso e non dichiarato da parte del governo gialloverde Lega e 5Stelle dietro l’approvazione del decreto Milleproroghe, per quello che riguarda i fondi spettanti all’editoria: da una parte vogliono sostenere la concentrazione delle testate mettendo l’informazione professionale in pochissime mani ammanigliate, dall’altra utilizzano la rete in maniera indiscriminata, spalancando le porte alla disintermediazione che ha già cannibalizzato il sistema dell’informazione, così come lo abbiamo conosciuto finora.

Noi siamo convinti che finanziare le emittenti televisive considerando unicamente il parametro dei dati Auditel voglia dire perpetrare una sperequazione ingiusta e stolida nei confronti della rete delle televisioni locali, che rappresentano un patrimonio professionale e culturale per il nostro Paese. Non tutto ciò che è pubblico è statale, recita un adagio al quale siamo affezionati per sensibilità e per convinzione.

L’informazione è un bene comune, forse quello basilare e più prezioso per una comunità qualsiasi, che vive e si alimenta in proporzione a come i sistemi di comunicazione locale sanno radicarsi e vivere nei territori dove agiscono.

Mettere a confronto una televisione che opera in una regione ricca e popolata da milioni di abitanti con una molisana che fa salti mortali ogni giorno per offrire un servizio professionale a una comunità falcidiata dallo spopolamento con un tessuto produttivo limitato da un mercato risibile e che perciò investe risorse limitatissime nella sponsorship, vuol dire mettere in atto un’operazione censoria che punta alla destrutturazione dei sistemi d’informazione locale.

La redazione de il Bene Comune denuncia la natura e la portata anticostituzionale dell’iniziativa governativa ed esprime solidarietà all’ Ordine dei giornalisti e all’Assostampa del Molise che hanno sottolineato come la situazione che si è venuta a verificare con l’approvazione del decreto Milleproroghe non mancherà di provocare conseguenze drammatiche sui livelli occupazionali delle emittenti radiotelevisive locali.

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