La bufera mediatica di Viganò e papa Francesco

Viganòment

di Umberto Berardo

In agosto è stato pubblicato dal quotidiano “La Verità” e rilanciato poi su più canali un memoriale dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò che in estrema sintesi accusava papa Francesco di non aver preso provvedimenti adeguati ed in tempo utile pur essendo a conoscenza degli abusi sessuali del cardinale McCarrick.

In realtà Mons. Viganò in un video del 2012 diffuso dai media USA aveva accolto il cardinale McCarrick plaudendo pubblicamente allo stesso e dunque c’è chi esprime qualche dubbio sulla coerenza del prelato nel dossier in cui si avanza l’ipotesi di dimissioni da parte di Bergoglio.

Non è la prima volta che il papa viene attaccato e diversi commentatori vedono nel dossier non un tentativo di fare chiarezza su un problema in cui il papa è comunque intervenuto, ma un appiglio per acuire lo scontro in atto di una parte dell’episcopato su recenti posizioni della Chiesa Cattolica in merito ad alcune questioni relative ai temi della famiglia, della sessualità e dell’accoglienza dei migranti.

Si tratta di un’operazione mediatica inedita perché proveniente da un arcivescovo e che potrebbe far presagire nella Chiesa cattolica una stagione inaccettabile di veleni. Tornando dal suo viaggio in Irlanda il papa così aveva risposto ai giornalisti che lo interrogavano al riguardo: «Leggete voi attentamente e fatevi un giudizio. Non dirò una parola su questo. Credo che il comunicato parli da sé. Avete la capacità giornalistica per fare le conclusioni. È un atto di fiducia in voi. Vorrei che la vostra maturità professionale facesse questo lavoro».

Il 26 agosto è stata resa nota poi la Lettera al popolo di Dio in cui Francesco entra in qualche modo sul tema ed ancora una volta fa appello alla necessità della conversione per radicare l’esistenza nei principi del messaggio evangelico. In una Chiesa che sembra attraversata dal conflitto e da tempeste che affondano in strutture che dovrebbero essere di servizio si deve constatare che invece esse sono diventate per molti organismi di potere; per questo il papa invita ancora una volta alla fedeltà al Vangelo ed alla necessità di destrutturare la clericalizzazione verticistica della Chiesa stessa restituendo centralità a quel Dio che si manifesta nell’incarnazione di Cristo e nell’esempio di un popolo capace di darsi uno stile di vita credibile e coerente con la Parola.

Nel discorso di apertura al recente Sinodo dei giovani Francesco ha invitato ad “allargare lo sguardo per uscire dalla volontà di egemonia ed aprirsi alla profezia per essere ancora capaci di sogni e speranze orientati alla gioia di vivere per tutti”.

La radice degli scandali che attraversano il mondo cattolico è secondo Lui in quell’infedeltà al messaggio evangelico che ci porta appunto all’egoismo ed alla ricerca del potere. È per questo che il papa invita a ricostruire un Cristianesimo che non si riduca agli aspetti formali del rito o a quelli della sistematizzazione dottrinale, ma sappia aprirsi a stili di vita di condivisione e di amore per l’altro.

Nell’attuale modello istituzionale la struttura ecclesiale troppo verticistica ha dato a molti chierici la convinzione di aver ricevuto un potere che li pone fuori da doveri, regole e valutazioni del proprio operato ed è anche questo che spesso li porta ad abusi e comportamenti indegni.

Fare riferimento alle origini nel metodo di attribuzione del ruolo di pastori attraverso una designazione partecipata e riorganizzare la preparazione nei diversi ministeri e funzioni all’interno della Chiesa significa anche non lasciare la scelta alla sola nomina dall’alto, ma coinvolgere al riguardo l’intero popolo di Dio. Qui si affacciano evidentemente le questioni che riguardano la formazione dei presbiteri, il ruolo dei laici ed in particolare delle donne negli organismi ecclesiali, ma anche la necessità di creare spazi più aperti al confronto quali quelli sinodali allargati dal livello diocesano a quello globale.

È chiaro, dal nostro punto di vista, che se non si destruttura l’attuale Curia ed i suoi organismi di potere, sarà difficile tornare all’essenzialità del messaggio evangelico ed all’autenticità della testimonianza della Parola di Dio. Non può essere credibile una Chiesa che fa riferimento alla povertà evangelica mentre è troppo piena di ricchezza, di denaro e di fonti di autorità poco controllate.

Di questa tempesta che attraversa il mondo cattolico ci siamo fatti un’idea e siamo convinti che sia la punta dell’iceberg di un conflitto ideologico e dottrinale che in ogni caso dovrebbe essere condotto senza sotterfugi, con lealtà e in un dibattito molto sereno.

Non ci meravigliamo di quanto sta accadendo, perché già nel racconto evangelico in Marco (9,30-37) si riferisce del rimprovero di Gesù agli apostoli che stavano discutendo chi tra loro fosse il più grande e del suo invito «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti»; vorremmo anche ricordare che i tradimenti sono cominciati già con Giuda Iscariota mentre i tentativi di mettere a tacere il suo messaggio hanno portato Cristo sulla croce e visto le tante persecuzioni materiali ed ideologiche generate dall’odio e dall’incapacità del confronto con idee diverse dalle proprie.

Francesco con il suo pontificato, nonostante qualche ingenuità e talune decisioni istintive, sta provando a costruire un percorso di libertà e di ricerca del bene e del vero, ma, nonostante chieda silenzio, crediamo abbia bisogno di un grande sostegno di base che a nostro avviso purtroppo oggi manca o è molto tiepido. Solo di recente il cardinale Mark Welè, prefetto della congregazione dei vescovi, in riferimento al dossier di Viganò ha parlato con chiarezza di accuse che fanno riferimento ad una pura montatura politica.

Non è facile governare la Chiesa e ne abbiamo le prove nelle difficoltà e nei problemi creatisi in diversi pontificati nella storia. Questo papa sta cercando di renderla una struttura di servizio e di amore per gli esseri umani soprattutto quando essi sono discriminati e privati della dignità.

C’è chi oggi vorrebbe per così dire soggettivizzare la fede declinandone i principi secondo logiche di giudizio personale e dimenticando che essa al contrario si radica in quel messaggio evangelico che molti tradiscono, ma tanti altri, dentro e fuori dall’ambito ecclesiale, sono capaci di testimoniare fino al martirio come tante volte è avvenuto nella storia e come continua a verificarsi nella chiesa missionaria e nei fronti di lotta alla criminalità ed all’ingiustizia dove un gran numero di sacerdoti è in prima linea.

Ci auguriamo sinceramente che tutte le chiese locali, ma anche il mondo laicale che non si riconosce in alcun credo facciano fronte comune con documenti ed atti significativi per testimoniare solidarietà e supporto deciso a papa Francesco che in una società in profonda crisi culturale, antropologica, etica ed ideologica sta provando a ricostruire un tessuto valoriale che abbia ovviamente radici in quel messaggio evangelico di amore che davvero può restituire autenticità e valore all’esistenza.

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