Dopo il Premio San Giorgio a Iannacone (1) – Quel “paradossale vantaggio” che darebbe un futuro al Molise

testata sblog tabassoL’assegnazione del premio “S. Giorgio” a Domenico Iannacone ha riscosso un successo mediatico e di pubblico che è servito non solo a focalizzare la personalità e l’opera del premiato ma a riportare di rimbalzo l’attenzione sul destino del Molise.
Su questo tema l’evento ha registrato vari e interessanti commenti. Antonio Ruggieri, per esempio, ha insistito sullo “storytelling di un futuro prossimo del Molise fondato su una comunità competente, laboratorio che riconosca conclamate vocazioni territoriali e antropologiche, impalcando su di esse una prospettiva oggi minacciata su più fronti”.
Lo stesso Jannacone ha poi sostenuto che, per sollevare nostra regione dalla marginalità, bisognerebbe che il suo destino fosse “ripensato e trasformato in un paradossale vantaggio, per fare ciò che altrove è assai più difficile realizzare”.
Proprio su questa teoria del “paradossale vantaggio” si basava la geniale visione concepita da Domenico De Masi in uno scritto dal titolo Quella città vivibile chiamata Molise apparso sul mensile “Molise” (giugno 1992) di cui riporto qui di seguito uno stralcio quanto mai calzante.
“Se leggete le proposte dei migliori urbanisti del mondo su come dovrebbe essere la città ideale, vi accorgete che essa somiglia al Molise in modo sorprendente: alto rapporto tra territorio e popolazione residente, grandi spazi verdi tra quartiere e quartiere, facile raggiungibilità reciproca, mix equilibrato di attività primarie, secondarie e terziarie, senza prevaricazione dell’industria sugli altri settori.” (Mi si permetta, per inciso, di aggiungere che la visione ancora attuale di De Masi, fu rilanciata con forza dal sottoscritto nel libro Il Molise, che farne?).
Se dunque l’odierna classe dirigente molisana sollevasse il suo sguardo dalla mera gestione del presente anche a quella del futuro, questa idea di un Molise laboratorio potrebbe appunto sortire un “vantaggio paradossale” ma sicuramente meno scoraggiante.
*Al Premio San Giorgio si è parlato molto di giornalismo e letteratura. Ne parleremo in un prossimo Sblog.

Giuseppe Tabasso181 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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