In emergenza e in maxiemergenza sanitaria

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di Francesco Manfredi-Selvaggi

In tutti e due i casi è necessario rivolgersi al Pronto Soccorso che rischia a volte di essere sovraccaricato.

Il Pronto Soccorso è un reparto a sé, ma nello stesso tempo c’è necessità che esso sia strettamente integrato agli altri. I casi che possono presentarsi sono tanti, per cui c’è il bisogno del supporto di specialisti di diverse branche. Quando la problematica clinica da affrontare non è risolvibile con le professionalità che operano in quel nosocomio, allora occorre trasferire il paziente in sedi ospedaliere capaci di trattare tale stato patologico. Nel Molise, mancando alcune specialità, nell’eventualità che si manifestasse un disturbo grave in emergenza, per il quale le nostre strutture sanitarie non sono attrezzate, prendi quello dei «grandi ustionati», occorrerebbe trasportare il traumatizzato nel più vicino centro idoneo tramite ambulanza o con l’elisoccorso, modalità ambedue contenute nel sistema del 118.

Con conseguenti disagi per le famiglie che intendono seguire il congiunto fuori regione. Il Piano Operativo Straordinario ancora vigente, nel riconoscere il grado di DEA (Dipartimento Emergenza Accettazione) di I livello agli ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli prevede che ci si debba aggregare con territori regionali confinanti, raggiungendo così la soglia demografica richiesta, per la costituzione di un ospedale che sia sede di DEA di II livello, cioè dotato delle competenze necessarie per far fronte a ogni situazione emergenziale.

Le strade sono due, o quella di far ricorso, con apposito accordo, a realtà ospedaliere già classificate DEA di II livello, extraregionali, o potenziare il Cardarelli a questo scopo previa adesione delle regioni limitrofe che si impegnano a far confluire qui i soggetti da soccorrere. Per alcune patologie, l’ictus e l’infarto, entrano in gioco nel momento dell’emergenza anche la Neuromed e la Fondazione Giovanni Paolo II. L’ospedale di Agnone rimane un punto di primo intervento. Oggi i nostri Pronto Soccorso sono utilizzati, spesso, in maniera impropria e il dato nazionale è che il 60% dei ricoveri avviene in codice bianco oppure verde, i colori che stanno nella parte bassa della scala di pericolosità (i Pronto Soccorsi si saturano, in verità, anche perché vi stazionano i pazienti dismessi in attesa del posto letto in reparto).

È che la “guardia medica” è in affanno per cui i cittadini sono in qualche modo costretti a recarsi al Pronto Soccorso pure per bisogni minimi; la soluzione a tale affollamento dovrebbe venire dalla formazione di studi associati di medici di base i quali sono tenuti ad assicurare la presenza di un sanitario in qualsiasi ora della giornata e dall’intensificazione della distribuzione dei defibrillatori ai Comuni. Se in tempo di pace il sovraffollamento di Pronto Soccorso è un problema, lo è anche di più in tempo di guerra. Pace è l’ordinarietà, guerra è la calamità che coinvolge un gran numero di persone.

Quando si è in pace si parla di emergenza, quando si è in guerra, invece, di maxiemergenza. L’utenza che normalmente riempie gli ambulatori del Pronto Soccorso, magari, lo si ripete, per disturbi di limitata entità, si somma, in occasione di un evento calamitoso che ha intertessato la popolazione, con la quantità di individui che, invece, hanno subito seri danni fisici. Per fronteggiare la massima emergenza occorre un’accorta pianificazione, di concerto con la Protezione Civile, al fine di garantire il soccorso da parte del 118 e l’accoglimento dei feriti nel Pronto Soccorso.

Occorrono, da un lato, adeguati spazi architettonici per l’astanteria (magari, superfici esterne in cui allestire un Pronto Soccorso “da campo”) e, dall’altro lato, una specifica preparazione dei medici volontari che consenta loro di collaborare con i professionisti del Pronto Soccorso. Una figura professionale utile è quella dello psicologo che è capace di fornire supporto mentale alle vittime del disastro e ai loro famigliari. Una volta clinicamente stabilizzati gli incidentati vengono traslocati nei vari reparti ospedalieri. In definitiva, pur se situato al piano terra e a diretto contatto con la strada tramite una entrata autonoma, il Pronto Soccorso non va inteso quale sezione a sé stante del nosocomio interagendo continuamente con il resto dell’apparato sanitario.

Va chiarito, caso mai ce ne fosse bisogno, che l’attività di soccorso è un obbligo per i servizi sanitari regionali (SSR) che ne devono sostenere il costo senza che in cambio sia contemplata una remunerazione (salvo che per i codici bianchi per i quali si paga il ticket il quale funziona pure da dissuasione per gli abusi); è una delle poche prestazioni per le quali non c’è un corrispettivo economico, fatto che contrasta con la logica aziendalistica che permea anche la sanità pubblica. Neanche a parlarne, pertanto, di affidarlo ai privati, ai quali si ricorre solamente quale supporto al 118.

Si è detto che il soccorrere è un’incombenza del SSR il quale nell’organizzare la materia ha scarsa libertà in quanto soggiace a regole statali attraverso i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che sono stabiliti dall’autorità centrale in modo che siano uguali in tutto il territorio nazionale. Essi contengono tra le voci anche l’emergenza e vi è uno specifico “flusso informativo”, introdotto nel 2012, che si denomina in sigla EMUR, emergenza-urgenza. L’attenzione è rivolta ai tempi impiegati dai soccorritori che hanno quali valori medi di intervento 8 minuti in area urbana e 20 fuori dagli abitati.

La viabilità della nostra regione è frequentemente tortuosa e le strade presentano solitamente salite e discese dove la velocità dei veicoli è ben diversa da quella dei tratti in pianura per cui si hanno frequenti sforamenti della tempistica di riferimento. C’è poi la situazione del Molise altissimo dove alle condizioni orografiche complesse, ad ostacolare i mezzi di soccorso si aggiunge, data l’altitudine, l’elevata nevosità per cui può rendersi necessario a volte il ricorso all’elisoccorso.

Nell’attuale Piano Operativo Straordinario formulato per il rientro del deficit finanziario che ci assilla da oltre un decennio esso va effettuato in convenzione con l’Abruzzo che, del resto, è la regione confinante con il comprensorio alto molisano. Per quanto riguarda le ambulanze si aggiungono due note: un gruppo politico presente in Consiglio regionale ha devoluto i suoi emolumenti per l’acquisto dell’ambulanza pediatrica, di certo ambulanza di tipo avanzato e non di base e anche il 118, come il Pronto Soccorso, a momenti è intasato da chiamate alla Centrale Operativa, unica per l’intera regione, per casi non urgenti.

Francesco Manfredi Selvaggi147 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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