(Dis)appunti di mezza estate

nell'articoloIl macho Salvini che piace a tante donne 

Venerdì sera “Propaganda live”, il brillante show politico condotto da Diego BianchI (alias Zoro), ha trasmesso un reportage girato il 9 agosto a Termoli dove Salvini arrivò, buio in volto, poche ore dopo il suo suicidio politico. Il Cala Sveva Beach Club termolese era diverso dal Papeete Beach Club dove le cubiste, per dirla alla Salvini, “alzavano il culo” al ritmo dell’inno nazionale. C’erano però capannelli di fan (cioè “fanatiche”) gasate dall’opportunità di poter vedere da vicino il ras delle spiagge, toccarlo, baciarlo e mettersi in coda per il sacro rito del selfie. Una “sociologia” già vista altrove, in gran parte femminile, che tramuta l’ammirazione in idolatria, la ragione in fede, la militanza in tifoseria che fa di Salvini un Ronaldo, un Duce a torso nudo, in definitiva un macho latino.

Ah che consolazione quelle meravigliose, diffidenti ragazze rompicoglioni che non se la bevono tanto facilmente. Così diverse da quelle intimidite degli anni ’50, ancora affascinate dal maschio latino. A loro si rivolse con rabbioso rammarico l’autrice di culto Sylvia Plath che, in una poesia dal titolo “Daddy” dedicata a suo padre, uomo brutale e manesco, scrisse un verso famoso: “Every woman adores a Fascist”. Ogni donna adora un fascista.

Quel rombo di motori

Alcuni giorni fa tutta Isernia ha pianto la morte di un giovane benvoluto da tutti, Antonino Avicoli 33 anni, un figlio di pochi mesi, rimasto vittima di un incidente motociclistico. All’uscita dalla chiesa dove si è svolto uno straziante funerale, alcune decine di centauri amici di Antonino hanno pensato di salutare la sua bara col ruggito delle loro moto. Una sfida alla morte? Una moda americana? Un’inciviltà delle macchine?

Da anni in Italia è invalsa l’abitudine, unica al mondo, di rivolgere applausi ai feretri, una modalità che viola il clima di religioso e silenzioso cordoglio dovuto alla dipartita di persone molto stimate. Tutto sommato però sono applausi che esprimono un carattere molto italiano nel non saper tenere a freno impulsi ed emozioni. I Inoltre l’applaudire è un atto tangibilmente umano, per nulla meccanico. Non a caso, proprio in chiesa ci si scambiano segni di pace con strette di mano anche con persone sconosciute.

A Isernia invece il silenzio e i battimani del cordoglio collettivo è stato sequestrato da chi esprime dolore dai tubi di scappamento. Così, la rumorosa spettacolarizzazione mediatica ha impresso un inquietante segno dei tempi al triste evento. L’addio alla salma poteva chiudersi in silenzio o con un commosso battere di mani, si è invece tramutato in un lugubre dies irae.

Giuseppe Tabasso135 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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