Da Salvini a Cotugno. Quando la politica scade nella retorica familista dei figli e nipoti

Vincenzo_Cotugno

La spesa di 250 mila euro per articoli di promozione turistica del Molise su importanti media nazionali è stata aspramente criticata dall’associazione Forche Caudine (che svolge di suo un meritorio ruolo promozionale) e dal consigliere 5Stelle Primiani per il quale “sarebbe stato meglio far scrivere gli articoli a giornalisti molisani sottopagati”.

Non entro nel merito della polemica, mi limito solo a commentare col massimo rispetto e solidarietà verso i giornalisti molisani sottopagati, che l’esclusiva degli articoli è di pertinenza dei giornali pagati per la pubblicazione, ma che certe misure hanno l’aria di un assistenzialistico pannicello caldo.

L’assessore al Turismo Cotugno, se la prende e alla contestazione risponde: “Mi oppongo con tutte le mie forze a questo atteggiamento disfattista e demagogico, perché io in Molise sono nato e sono rimasto, in Molise ho investito tutto quello che ho, in Molise sono nati i miei figli e i miei nipoti e vorrei, alla pari di tutti gli altri figli e nipoti, che possano restare e avere un futuro”.

E’ un eloquio che l’assessore Vincenzo Cotugno dovrebbe tenere assennatamente a bada in quanto esula dai confini della politica per debordare nel demagogismo che egli imputa ai suoi contestatori. Non si può, ad esempio, scrivere: in Molise ho investito tutto quello che ho sorvolando su quanto il Molise abbia investito su di lui assicurandogli uno stipendio. Né tanto meno si può controreplicare abbandonandosi a penose rivendicazioni come “in Molise sono nati i miei figli e i miei nipoti”. Un assessore ha il dovere di rispondere al mandato che gli è stato affidato, anche se i suoi figli, i suoi nipoti e lui stesso fossero nati in Arabia Saudita.

E poi, francamente, basta con questa cinica retorica familista in puro stile leghista. Non sono più accettabili argomentazioni politiche basate sugli affetti familiari, come quando nei comizi e perfino al Senato, Salvini si batte il petto a strappacore mettendo avanti i suoi figli. (E guai ai cronisti che li filmassero mentre scarrozzano in mare con i mezzi della Polizia di Stato.)

Giuseppe Tabasso153 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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