Operazione Piazza Pulita/Un successo, ma la droga è peggio del Covid. E non c’è vaccino

E’ stata davvero imponente e giustamente spettacolare l’operazione che magistratura e forze dell’ordine hanno portato a termine per smantellare gruppi criminali insediati nel Molise per spacciare droghe. Per sgominarli ci son voluti addirittura due anni d’indagini e intercettazioni ma siamo tutti felicissimi e rincuorati dal risultato.

E’ l’ennesima riprova che non esistono più isole felici, come hanno dichiarato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e il procuratore Nicola D’Angelo, un magistrato che da anni si distingue per il particolare impegno nella lotta alla diffusione di droghe.

Sembrai incredibile che questa piccola isola infelice sia stata sottoposta in meno di due anni a una serie di operazioni militari dai nomi fantasiosi come Lungomare, Alpheus, Drug Market, Pensa, Alcatraz e Pinocchio fino a quest’ultima Piazza Pulita. Da ognuna di esse emergono aspetti inquietanti e perfino grotteschi, come l’ex consigliere comunale di Bojano pescato con dosi di cocaina che si dichiara vittima di un attacco politico.

Ma il fatto decisamente più raccapricciante documentato dall’ultima retata è l’incredibile ferocia disumana con cui un povero “tossico di merda” veniva usato come cavia per testare la qualità delle sostanze stupefacenti. Un episodio che nelle cronache non ha trovato lo spazio che meritava.

Indubbiamente queste operazioni che fanno piazza pulita di escrementi della società umana suscitano giustamente sensazioni di plauso e di sollievo a livello mediatico: lo Stato c’è e ci difende.

C’è però un pericolo di sottovalutazione del fenomeno che deriva proprio da questo comprensibile senso di sollievo e di rassicurazione. E invece non bisogna illudersi: la piazza è pulita per poco. Perché la droga è come il Covid: c’è, rimane e per debellarla non bastano tamponi polizieschi ma un enorme vaccino di massa che è la cultura della Prevenzione e della Consapevolezza.

Da anni mi occupo di questo problema a livello giornalistico e da anni chiudo regolarmente tutte le mie note riprendendo lo slogan di un’importante associazione anti droga di genitori americani che NON hanno (ancora) figli toccati dal problema:

Occupati di droga, prima che se ne occupino i tuoi figli.

Giuseppe Tabasso176 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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