Il caso Fahrenheit/Se un libraio mette un libro al rogo

di Giuseppe Tabasso

Poco prima di Natale i carabinieri forestali hanno sequestrato una fabbrica del nucleo industriale di Pozzilli per aver sversato in un canale liquidi inquinanti. Un odioso misfatto ambientale, addirittura paradossale se si pensa che lo stabilimento, oggi sotto il controllo giudiziario, è specializzato nella produzione di articoli per l’igiene e la disinfezione. Come dire che per ragioni igieniche disinfettava inquinando.

Negli stessi giorni un caso altrettanto paradossale è capitato a Termoli alla libreria Fahrenheit nome tratto dal celeberrimo romanzo di Ray Bradbury ambientato in una società distopica che pratica utopie negative, tra cui quella di considerare reato la lettura e mettere libri al rogo. Dare dunque a una libreria un nome così coraggioso, provocatorio e “distopico” è come se, per attirare clienti, un ristorante vegano si intitolasse “Alla bistecca Chianina”.

Ma che c’entra il paradosso di Pozzilli con quello di Termoli? C’entra perché la libreria anti-rogo Fahrenheit seleziona lei stessa arbitrariamente libri da bruciare, cioè da non vendere. Non si tratta, intendiamoci, di ragioni etiche o politiche che troverebbero ad esempio qualche giustificazione per autobiografie di personaggi spregevoli, come la Mein Kampf di Adolf Hitler. Si è invece trattato di aver messo metaforicamente al rogo la biografia di un cantante molisano apprezzato da milioni italiani, termolesi inclusi.

Il libro in questione, di cui è autore il sottoscritto, s’intitola Fred Bongusto, il crooner che fece sognare l’Italia, pubblicato dalle Edizioni Bene Comune che nel proporne la vendita alla Fahrenheit ha subìto un rifiuto in questi freddi termini: “La valutazione è per il momento di non prendere in carico il volume proposto”.

“Valutazione” è una parola grossa, carica di un significato vagamente censorio che dovrebbe esulare dal linguaggio di chi vende libri. Sia comunque chiaro che non ne faccio solo una questione personale, però un conto è se un macellaio si rifiuta di vendere carne Chianina, ben altro il caso di un libraio che valuta quali libri vendere. Potrebbe succedere che, prima di pubblicare un libro, le case editrici debbano consultarsi con i gestori delle librerie per ottenerne il beneplacito.

Detto questo, per carità, le librerie – Fahrenheit inclusa – rimangono quelle che Marguerite Yourcenar definì “granai contro l’inverno dello spirito”.

Giuseppe Tabasso218 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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