Repubblica stanga Frattura. La ragnatela del Governatore in cronaca nazionale, in Molise vince l’omertà

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Torna in cronaca nazionale il caso Biocom, l’intrigo giudiziario dalle mille diramazioni che vede come protagonista il presidente della Regione Molise Paolo di Laura Frattura. Dopo il quotidiano “la Verità” e il “Corriere della Sera”, ad occuparsi dell’argomento è “la Repubblica” con un articolo a firma del vice direttore, Sergio Rizzo, una delle firme più prestigiose del giornalismo italiano, autore di inchieste che hanno fatto tremare il Palazzo e messo a nudo intrecci, privilegi, abusi e soprusi della classe politica. La Casta, per capirci, come dal titolo del suo libro più noto, firmato insieme a Gian Antonio Stella.

Quella fatta da Sergio Rizzo è una ricostruzione puntuale, impeccabile, a tratti chirurgica di un affare, quello BioCom, che ha coinvolto apparati dello Stato, come pezzi della Questura di Campobasso, poteri dello Stato, come quello Giudiziario, con le diramazioni che riguardano il Palazzo di Giustizia di Campobasso, e infine la politica e il mondo dell’impresa da cui questa vicenda nasce. L’articolo di Rizzo, a cui Repubblica dedica un’intera pagina e un richiamo in prima, fotografa la ragnatela costruita da Frattura prima come imprenditore e poi come politico, i suoi interessi, gli intrecci tra pubblico e privato, le amicizie e le cointeressenze dell’imprenditore che si trasformano nel cerchio magico trasferito all’interno delle Istituzioni.

Dentro al pezzo di Rizzo ci sono tutti i nomi che compongono la galassia Frattura: il capo di Gabinetto, Mariaolga Mogavero che, insieme alla compagna di Frattura, Gilda Antonelli, condivide il pacchetto azionario della Gap, società interessata alla realizzazione di impianti a biomasse. C’è Luca Di Domenico, suo marito, fratello di Marilina Di Domenico, capo del nucleo di valutazione per gli investimenti regionali e già assessore della Giunta di Giuseppe Di Fabio, mandatario elettorale di Frattura ed ex sindaco di Campobasso.

C’è la sorella di Frattura, Giuliana, capo di gabinetto del questore all’epoca dei fatti, Giancarlo Pozzo. C’è poi l’avvocato Salvatore Di Pardo, legale di Frattura e testimone del Governatore nel caso Bari, che porta dritto agli ultimi due nomi della vicenda: il magistrato Fabio Papa e la direttrice di Telemolise, la giornalista Manuela Petescia. Proprio loro due, poi assolti con formula piena, sono stati accusati da Frattura di un presunto ricatto, rivelatosi poi falso, basato proprio sul caso Biocom. Favori a fronte del blocco dell’indagine sulla centrale.

A Bari fu sostenuto che l’indagine BioCom fosse stata aperta da Papa come forma di estorsione, anche perché la giustizia ammiistrativa ne aveva già appurato la correttezza. False entrambe le cose: l’indagine BioCom fu aperta dal Procuratore Capo di Campobasso, Armando D’Alterio, e la giustizia amministrativa non aveva affatto terminato il proprio corso. Tutte balle, quindi, come ha dimostrato il Tribunale di Bari. Adesso sul tavolo resta un numero: 265mila.

Sono gli euro che Frattura deve restituire alla Regione Molise ora che il Consiglio di Stato, su impulso dell’allora presidente Iorio, ha stabilito essere stati indebitamente percepite. La centrale, come noto, non venne mai realizzata ma Frattura trattenne per se la somma adducendo eccezioni di natura burocratica. Anche queste sono ora cadute, come sta cadendo la maschera e i poteri che hanno protetto Frattura in questi anni, un crollo che da più parti, interne alla stessa maggioranza, preme per la sua incandidabilità alle prossime elezioni regionali. Troppi e imbarazzanti i conflitti e i fatti che riguardano Frattura, ora anche noti all’Italia intera.

Fonte: Il Giornale del Molise.it

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