L’assalto al cielo del Molise

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Editoriale del mese di ottobre 2017

Il Molise, la piccola, tenera, marginale e spopolata regione che abitiamo ormai in meno di trecentomila, si trova – non da oggi – a un punto di svolta della sua storia recente.

La modernizzazione di media incidenza che ha scompaginato (poco alla volta e manco dappertutto) l’assetto agro-pastorale che imperava fino al secondo dopoguerra, è arrivata a consunzione. Si basava sulle risorse ingenti che Governi centrali e soprattutto centristi facevano arrivare a noi, amministrati da una Democrazia Cristiana che conseguiva consensi quasi plebiscitari (pare che in Bulgaria, per dire quanti voti prendeva il locale partito comunista, utilizzino l’espressione “percentuali molisane”) e che mano a mano, da partito politico, ha saputo diventare un laboratorio antropologico pervasivo fino alla camera da letto di chi abitava (e abita) fra il Trigno e il Fortore.

La DC ha dato vita a un modello localizzato che ha indirizzato (piuttosto confusamente) e che ha puntigliosamente gestito il nostro ingresso nella modernità; un modello preso sottogamba dai socio-economisti dell’accademia, ma che da noi ha spopolato con entusiastico e fidelizzato consenso: il sottosviluppo assistito. Postulava l’espansione larga della spesa pubblica il sottosviluppo assistito e la consociazione con un’opposizione con la quale un accordo, in una maniera o nell’altra, si sarebbe trovato. La Democrazia Cristiana, rimpianta da qualche anno in ambiti politici e sociali inusitati, ha saputo costruire un “blocco sociale conservatore” che è stato lo zoccolo duro, inattaccabile, del suo consenso faraonico.
Questa è l’eredità pesante e complicata che deve amministrare la nostra classe dirigente all’esordio di un terzo millennio corrusco e minaccioso.

Se fino agli anni Ottanta da Roma ci mandavano vagonate di miliardi di lire indispensabili a corroborare l’impero clientelare del sottosviluppo assistito e dunque il consenso da tributare all’impero democratico-cristiano (avevamo i “residui passivi”, i soldi che non riuscivamo a spendere e dovevamo rimandare indietro), adesso ci arrivano solo cambiali in scadenza che non riusciamo ad onorare, per quanti sacrifici c’impongano: per pagare lo scempio di una sanità centrata su tutt’altro che la tutela della salute dei cittadini, abbiamo le aliquote fiscali più alte d’Italia.  Così come siamo messi, saremo travolti dall’uragano di processi planetari nel cuore dei quali ci troviamo, che lo sappiamo oppure no; l’unico modo per fronteggiare questo scenario pernicioso è dare l’assalto al cielo; cambiare rotta con decisione, ma con la consapevolezza diffusa, comunitaria, della direzione da prendere e delle risorse che possiamo impiegare.

Dobbiamo essere capaci di costruire un “blocco sociale progressista” mobilitando i pezzi più dinamici e propositivi della comunità regionale: i giovani, le donne, l’associazionismo e il volontariato, il sindacato e l’Università, il mondo delle professioni e della cultura, la chiesa impegnata socialmente, i sindaci più attivi e motivati, debbono stabilire i modi e i tempi di una nuova governance della cosa pubblica, orizzontale, inclusiva e trasparente, capace di elaborare un nuovo modello di sviluppo basato su tre caratteristiche fondamentali: autenticità, innovazione e solidarietà; un modello di sviluppo che sappia leggere la nostra condizione contemporanea per mettere a frutto le vocazioni più conclamate dei nostri territori e della nostra antropologia e raccontarle con una lingua originaria e colta, capace di mettersi in relazione con le manifestazioni della cultura contemporanea, anche quelle più sofisticate.

Abbiamo bisogno di una politica progettuale, dinamica e competente, colta e inclusiva, che sappia proporre e orientare l’assalto al cielo, la rivoluzione che dobbiamo fare, per diventare la comunità competente che dobbiamo imparare ad essere. In vista delle elezioni regionali ormai imminenti, abbiamo cominciato una disamina delle proposte e degli uomini in campo, in modo che i nostri lettori possano farsi un’idea realistica della loro adeguatezza a svolgere il difficile e complicato compito per il quale chiedono consensi ai molisani, motivatamente avviliti.

Antonio Ruggieri62 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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