Il Rettore UNIMOL alla Kermesse PD di Renzi, scoppia la polemica

Rettore UNIMOL Gianmaria Palmieri

Riceviamo e pubblichiamo, in esclusiva, da Manuele Martelli

La partecipazione a Termoli del prof. Gianmaria Palmieri alla kermesse elettorale del segretario nazionale del PD, Matteo Renzi, ha animato il dibattito politico di questi giorni e ha diviso l’opinione pubblica tra coloro secondo i quali un  Rettore, rappresentando una pubblica istituzione, debba rigorosamente astenersi dal prendere parte a manifestazioni elettorali, seppur in veste privata, e coloro secondo i quali ognuno è libero di fare ciò che meglio crede. In effetti, quando un dirigente della Pubblica Amministrazione, che rappresenta un Ateneo nella sua interezza, partecipa a iniziative dal carattere particolarmente elettorale, è difficile distinguere tra veste pubblica e veste privata e il rischio di trascinare una pubblica Università in imbarazzi istituzionali è piuttosto elevato, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni politiche e regionali

Al di là dei rumors che, ciclicamente, a ogni rinnovo del Parlamento e del Consiglio regionale del Molise serpeggiano nei corridoi della politica e che accreditano questo o quell’altro Rettore più vicino a questo che all’altro partito politico, è da osservare con particolare attenzione la proposta portata dal  Rettore Ricci all’approvazione del Senato Accademico dell’Università di Foggia: “Ti candidi? Allora dimettiti”.

Sia chiaro, nessuno sta insinuando che il Rettore dell’Università del Molise abbia lecite velleità politiche o che qualcuno voglia candidarlo al Parlamento, è soltanto interessante, da un punto di vista politico-giornalistico, capire gli orientamenti della pubblica opinione rispetto a una norma – già recepita da altri atenei pubblici – secondo la quale   per candidarsi a una qualsiasi carica politica sarà necessario prima dimettersi dal proprio incarico all’Università: una proposta inattaccabile dal punto di vista della sobrietà e della giustezza.
Ma vediamo nel dettaglio la proposta normativa, entrata a far parte del nuovo Statuto d’Ateneo dell’Università di Foggia. Al comma 5, art. 43, leggiamo: “La candidatura a una qualsivoglia carica politica elettiva (all’elezione nel Parlamento nazionale o europeo ovvero in un consiglio regionale, provinciale o comunale o a sindaco di un comune) da parte di soggetti che rivestono la carica di Rettore, di Pro-Rettore, di direttore di dipartimento, di componente il senato accademico, di componente il consiglio di amministrazione e di componente il nucleo di valutazione di ateneo comporta la decadenza dalla carica accademica precedentemente ricoperta, contestualmente alla formalizzazione della candidatura. La decadenza dalla carica accademica precedentemente ricoperta si verifica anche all’atto dell’ingresso nella giunta di un comune da parte di uno dei soggetti di cui al presente comma”.

Cosa ne penserà la pubblica opinione e quale sarà il commento degli osservatori rispetto a una norma che, qualora recepita dall’Università del Molise, cristallizzerebbe e valorizzerebbe quanto riportato dagli art. 1 e 2 dello Statuto d’Ateneo: “L’Università degli Studi del Molise, di seguito denominata “Università” o “Ateneo”, è un’istituzione pubblica, sede di libera ricerca scientifica, istruzione superiore e alta formazione. L’Università è un’istituzione laica, pluralista e libera da ogni condizionamento ideologico, confessionale, politico o economico”?

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