La rivoluzione feconda del Rojava

Rojava

Intervista con Adem Uzun*

Non sono ancora quattro anni che nella parte settentrionale della Siria, con la minaccia di Daesh all’orizzonte e con l’esercito turco che bombarda alle spalle, è nata la Federazione Democratica del nord della Siria; una Repubblica che raggruppa i cantoni di Afrin, Jazira e Kobane, nata per iniziativa del popolo curdo, ma che accoglie chiunque scappa dalla guerra, senza discriminazione politica, etnica o religiosa.
L’esperienza si è ispirata agli scritti di Abdullah Ocalan, detenuto da 18 anni in regime di strettissimo isolamento nell’isola-prigione di Imrali, nel Mar dei Dardanelli, e in particolare a quelli più recenti, basati sull’emancipazione della donna e sul municipalismo ecologista.
Della genesi e della prospettiva di questa esperienza innovativa dal punto di vista politico, economico e culturale, abbiamo parlato con Adem Uzun, figura di spicco della lotta del popolo curdo e membro del Consiglio esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK).

Divisione cantonale del Rojava
Divisione cantonale del Rojava

La Repubblica del Rojava nasce nel vortice della guerra siriana; quando nel 2012 le forze di Bashar al Assad abbandonarono i territori abitati dai Curdi, questi ultimi si organizzarono intorno al PYD (Partito dell’Unione Democratica) e nel novembre 2013 annunciarono la costituzione di un Governo che aveva giurisdizione su tre cantoni non contigui: Afrin, Jazira e Kobani. Qual era e qual è la posizione del popolo curdo rispetto al conflitto che oppone il presidente siriano e il suo partito Ba’th al fronte dei cosiddetti Ribelli?
In Siria, quando la rivoluzione popolare è iniziata era senza organizzazione, ma era pacifica. Nonostante la repressione da parte ragime siriano, il popolo è sceso in strada; ogni venerdì milioni di persone si radunavano in piazza e manifestavano.
Anche i Curdi nei loro territori scesero in piazza a manifestare contro il regime sirano. Se non fossero intervenuti altri paesi limitrofi, la rivolta sarebbe continuata pacificamente e sicuramente il popolo siriano avrebbe ottenuto dei risultati.
Ma con l’intervento dei paesi limitrofi la rivolta, inizialmente pacifica, si è trasformata in un conflitto armato, in particolare da parte dei gruppi Salafiti (conservatori e tradizionalisti ndr).
Nel 2012 e 2013 si è cercato di dare una tregua a questa lotta tramite una negoziazione tra i gruppi di opposizione e il regime di Assad. Nel momento in cui il discorso si è spostato sulla risoluzione della questione dei Curdi, questi ultimi si sono visti rifiutare il riconoscimento dei loro diritti sia dal regime siriano, sia da parte dei gruppi di opposizione, che avevano ed hanno ancora oggi la propria base in Turchia.
I Curdi presenti in Siria suggerirono anche una proposta di democratizzazione dello Stato siriano, ma le differenze di opinione erano talmente profonde e rilevanti, che il tentativo di riavvicinamento ad Assad da parte dei Curdi è risultato nullo; di conseguenza il popolo curdo ha scelto di seguire una terza linea, indipendente sia dallo Stato siriano, sia dai ribelli.
Guardando oggi la situazione, si puó comprendere con facilità che la linea proposta dal popolo curdo sarebbe stata sicuramente la piú efficace per ristabilire una situazione pacificata in Siria.

L’Isis ha ricevuto la sua prima grande sconfitta a Kobane, ed ora rischia di perdere anche la sua capitale Raqqa. La guerra a Kobane ha attirato l’attenzione di tutti i paesi del mondo

L’esperienza del Rojava nasce all’interno di uno scenario complesso e devastato, nel quale fra l’altro, dal giugno 2014, ha fatto irruzione Daesh, il califfato jihadista salafita, proclamato da Abu Bakr al Baghdadi che sarebbe scomparso di recente, stando a notizia passate sugli organi della stampa internazionale; con quali risorse economiche e militari è stata condotta vittoriosamente la controffensiva conto l’Isis, prima con la liberazione di Kobane e infine di Raqqa, la capitale dello Stato islamico?
Come sapete, Abdullah Ocalan, per circa 20 anni è rimasto nel territorio del Rojava. Durante il suo soggiorno, ha formato un gran numero di persone secondo i principi e il progetto politico e culturale dei Curdi.
Quando in Siria sono iniziate le prime manifestazioni, i Curdi seguivano già un modello di convivenza pacifica. Questa propensione alla convivenza pacifica li ha aiutati molto nel periodo rivoluzionario del Rojava.
La Turchia fin dall’inizio era a conoscenza dell’operazione di egemonia culturale che i Curdi svolgevano nella Siria settentrionale, per questo li ha sempre contrastati con provocazioni messe in opera dai gruppi Islamisti Salafiti come Al Nusra e l’Isis.
L’attacco a Kobane da parte dell’Isis è stato ordinato dalla Turchia; questa guerra era considerata la guerra del destino, chi perdeva avrebbe perso per sempre!
L’Isis ha ricevuto la sua prima grande sconfitta a Kobane, ed ora rischia di perdere anche la sua capitale Raqqa.
La guerra a Kobane ha attirato l’attenzione di tutti i paesi del mondo.
L’ “arma” vincente della guerra nel Rojava è stato il radicamento dell’ideologia e il sacrificio del popolo curdo. Le risorse economiche erano molto limitate, per cui i Curdi hanno dovuto calcolare e valorizzare al meglio tutto ció che possedevano. Un grande ostacolo era rappresentato anche dal KDP, un partito dell’aristocrazia e della borghesia del Kurdistan meridionale, che ha attuato una vera e propria politica ostruzionistica, vietando aiuti al popolo curdo in Rojava.
Il piú grande sostegno per i Curdi del Rojava invece, è arrivato dal Kurdistan del nord e da tutti i Curdi sparsi in ogni parte del mondo.
La città di Kobane è ancora in piedi grazie al forte supporto del Kurdistan del nord, il quale ha richiamato l’attenzione ed il sostegno da parte di forze internazionali.
Questa situazione continua a ritmo sostenuto ancora oggi.

Anche a livello sociale si è riusciti a garantire la parità di genere; le donne hanno visto riconoscersi i loro diritti, avviandosi verso una maggiore emanacipazione; ad esempio, in caso di elezioni, i candidati devono essere necessariamente due, un uomo e una donna

Le forze che si fronteggiano in territorio siriano oppongono un fronte con Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, all’altro con Russia e Cina; come si colloca la Turchia in questo scacchiere e quali iniziative di politica estera ha adottato la Repubblica del Rojava? Come valuta il Governo del Rojava l’elezione recente di Trump alla presidenza degli USA?
La Turchia ha sempre avuto un ruolo negativo, sin dall’inizio della guerra civile in Siria. L’obiettivo prioritario della Turchia è quello di contrastare il popolo curdo, vietandogli di arrivare al riconoscimento di uno suo Stato indipendente.
Il secondo obiettivo è quello di radunare tutti i gruppi islamisti, in particolare i Sunniti, sotto la guida dei “Fratelli Musulmani”, per trasformare la Siria in uno Stato confessionale; questo era quello che la Turchia voleva, Erdogan non è mai stato a favore di una Siria democratica per frenare e osteggiare la richiesta d’indipendenza del popolo curdo. La Turchia ha imposto le proprie idee politiche anti curde a tutte le forze ribelli e ha contribuito alla crescita dell’Isis, che è diventato un pericolo a livello internazionale.
L’atteggiamento di ostilità nei confronti del popolo curdo non è stato però sufficiente a bloccare la sua iniziative e le sue rivendicazioni, per cui la Turchia ha deciso di intervenire militarmente occupando la regione settentrionale di Aleppo e dichiarando di voler combattere contro le forze dell’Isis.
Ma al momento stesso del suo intervento, la Turchia ha dichiarato di avere come unico obiettivo, di impedire l’unificazione dei tre cantoni curdi, di Afrin, Jazira e Kobani.
In Siria sono presenti diverse potenze mondiali, tra cui Stati Uniti e Russia, ma l’unica potenza che ha occupato militarmente il territorio siriano è stata la Turchia, imponendo la sua politica e favorendo la proliferazione di gruppi estremisti islamici.
Le potenze internazionali erano a conoscenza di questa situazione, ma per via degli interessi politici ed economici che intessono con il paese di Erdogan, né gli Stati Uniti né la Russia hanno cercato di mettervi freno.
La Turchia non ha un ruolo positivo nel processo di democratizzazione della Siria; il suo presidente Erdogan persegue ancora il “Sogno Ottomano”, ovvero una politica egemonica ed espansionistica.
L’amministrazione federale del nord della Siria è a favore di una Siria democratica, infatti in quel territorio convivono in maniera pacifica le varie etnie presenti. Questa politica ha alla base il dialogo e la collaborazione tra i gruppi, sia all’interno del territorio, sia verso gli stati esteri.
Il presidente americano Obama ha sempre appoggiato l’iamministrazione federale del nord della Siria e la lotta contro le forze dell’Isis, era infatti pronto a firmare un accordo di cooperazione, ma la firma è stata rimandata per via delle elezioni imminenti.
Dopo sei mesi dall’elezione del presidente Trump, l’America ha firmato un accordo di collaborazione, ma noi abbiamo forti dubbi che questo accordo abbia poi esito effettivo.

L'attuale presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump e l'ex presidente Barack Obama
L’attuale presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump e l’ex presidente Barack Obama

Com’è organizzata sotto il profilo istituzionale e amministrativo la Repubblica del Rojava? L’hanno influenzata gli ultimi scritti di Abdullah Ocalan che nel chiuso del carcere sull’isola di Imarali, nello stretto dei Dardanelli, dov’è rinchiuso da 18 anni, ha attinto alle teorie del filosofo anarchico e ambientalista Murray Bookchin? Qual è il ruolo delle donne nel Rojava? Perché si fa affidamento su di loro per la liberazione di tutto il popolo curdo?
Vale la pena ricordare che Abdullah Ocalan non è solo un leader politico, ma anche un filosofo. Naturalmente ha studiato molto, molti filosofi, scienziati tra cui Murray Bookchin, tuttavia ha elaborato una propria teoria, una sua ideologia politica originale, che non ha nulla a che vedere con l’anarchia. L’amministrazione del Rojava è basata sulle idee di Ocalan; ovviamente nessuno conosce gli effettivi benefici e le future conseguenze di tutto ció, tuttavia la teoria portata avanti da Ocalan ha contribuito al riavvicinamento tra diverse etnie sia dal punto di vista politico che religioso.
Anche a livello sociale si è riusciti a garantire la parità di genere; le donne hanno visto riconoscersi i loro diritti, avviandosi verso una maggiore emanacipazione; ad esempio, in caso di elezioni, i candidati devono essere necessariamente due, un uomo e una donna.

La Federazione Democratica del Rojava si basa su un’ideologia democratico-socialista che negli anni si è evoluta, tenendo sempre piú in considerazione la teoria di Abdullah Ocalan

Come si comporta il Governo del Rojava nei confronti dei profughi siriani che scappano dalla guerra? Li accoglie senza nessuna restrizione dal punto di vista politico o religioso?
La Siria sta vivendo una vera e propria tragedia umanitaria. La zona più sicura oggigiorno in Siria è la regione del Rojava, verso la quale infatti sono in atto grandi flussi migratori dai paesi liimitrofi. Il Rojava si dimostra aperto all’accoglienza di questa gente che sfugge alla guerra che viene accettata e integrata nel miglior modo possibile, senza badare a differenze etniche, politiche e religiose; tutti vengono trattati allo stesso modo. Un’attenzione scrupolosa è rivolta al problema della sicurezza, in quanto in passato diverse volte ci sono stati episodi di violenza e provocazioni da parte delle forze dell’Isis.

Nel Rojava si stanno mettendo le basi per una Repubblica curda oppure lo Stato che sta nascendo sarà inclusivo e multietnico?
Allo stato attuale la Federazione Democratica del nord della Siria sta cercando di far diventare il progetto dell’amministrazione del Rojava un modello per tutta la Siria.
Da qui ai prossimi anni peró, non possiamo sapere gli eventi in quale direzione si evolveranno.

L’impianto della Repubblica del Rojava è di matrice socialista? Con quali innovazioni, se ce ne sono?
La Federazione Democratica del Rojava si basa su un’ideologia democratico-socialista che negli anni si è evoluta, tenendo sempre piú in considerazione la teoria di Abdullah Ocalan basata sull’innovazione economica, sulla paritá di genere e sulle innovazioni, ma nel rispetto assoluto dell’ambiente.

Il leader curdo Abdullah Ocalan
Il leader curdo Abdullah Ocalan

Quali sono gli istituti che assicurano la partecipazione attiva dei cittadini alla conduzione della cosa pubblica?
Il sistema di amministrazione del Rojava è in fase di costruzione, il suo sviluppo risulta difficile date le condizioni di guerra e il pesante embargo a cui è sottoposta la Federazione. Anche la disoccupazione è un problema da risolvere in breve tempo, si vuole garantire a tutti un posto di lavoro e un salario dignitoso.
La partecipazione attiva dei cittadini è assicurata dalle Assemblee di base dei Municipi.

Questo nuovo modello peró ha attirato l’attenzione di tutto il mondo per gli aspetti originali su cui si basa: l’integrazione delle donne, la convivenza pacifica tra etnie e religioni differenti e la particolare attenzione rivolta ai problemi ambientali

È consentita la proprietà privata? Se si, in quali limiti e a quali condizioni? Quale ruolo svolge la cooperazione?
La proprietà privata esiste, ma non può monopolizzare il mercato. Le imprese devono seguire delle regole ambientali, etiche ed economiche ben precise.
Si sta cercando di educare la popolazione alla creazione di cooperative basate su rigide regole ambientali e sociali. Nonostante la guerra e l’embargo, le cooperative stanno funzionando molto bene.

Quali sono le iniziative di maggior rilievo a cui si è dato corso in questi pochi anni di governo?
Un’iniziativa molto importante riguarda la condizione della donna. La donna prende parte ormai alla vita sociale e lavorativa del paese; si formano delle cooperative di donne in tutti i settori, agricoltura, industria, abbigliamento etc…
L’atteggiamento del Rojava nei confronti della donna è un grande esempio di emancipazione per tutto il Medio Oriente.

Quello del Rojava può essere un laboratorio politico e sociale esportabile in altri contesti politici e territoriali?
Il progetto del Rojava è una nuova esperienza che si sta costruendo in condizioni difficili e con risorse limitate.
Questo nuovo modello peró ha attirato l’attenzione di tutto il mondo per gli aspetti originali su cui si basa: l’integrazione delle donne, la convivenza pacifica tra etnie e religioni differenti e la particolare attenzione rivolta ai problemi ambientali.
Noi speriamo fortemente che il progetto di amministrazione del Rojava diventi un modello da seguire, in primo luogo per la Siria e poi per tutto il Medio Oriente.
E perché no? Anche per il resto del mondo.

 

Adem Uzun
Adem Uzun
*Adem Uzun è nato nel 1967 in Turchia. La sua famiglia proviene dai curdi che furono esiliati in Turchia 
come parte del Trattato di Qasr-e-Shirin (1639) tra gli imperi ottomano e Safavide. Nel 1981, 
emigrò in Germania, dove presiedette associazioni studentesche, quella turca (TOD) 
e successivamente quella curda (YXK). Dopo aver conseguito il diploma superiore in ingegneria 
nei primi anni 1990, iniziò a prendere parte attiva nella politica curda. Da quella data, 
Uzun ha fatto parte di molte organizzazioni curde e associazioni ed ha lavorato nella sfera diplomatica 
soprattutto tra i curdi in Siria e in Iraq. Attualmente è membro del consiglio esecutivo 
del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK).

 

 

Antonio Ruggieri59 Posts

Nato a Ferrazzano (CB) nel 1954. E’ giornalista professionista. Ha collaborato con la rete RAI del Molise. Ha coordinato la riedizione di “Viaggio in Molise” di Francesco Jovine, firmando la post—fazione dell’opera. Ha organizzato e diretto D.I.N.A. (digital is not analog), un festival internazionale dell’attivismo informatico che ha coinvolto le esperienze più interessanti dell’attivismo informatico internazionale (2002). Nel 2004, ha ideato e diretto un progetto che ha portato alla realizzazione della prima “radio on line” d’istituto; il progetto si è aggiudicato il primo premio del prestigioso concorso “centoscuole” indetto dalla Fondazione San Paolo di Torino. Ha ideato e diretto quattro edizioni dello SMOC (salone molisano della comunicazione), dal 2007 al 2011. Dal 2005 al 2009 ha diretto il quotidiano telematico Megachip.info fondato da Giulietto Chiesa. E’ stato Direttore responsabile di Cometa, trimestrale di critica della comunicazione (2009—2010). E’ Direttore responsabile del mensile culturale “il Bene Comune”, senza soluzione di continuità, dall’esordio della rivista (ottobre 2001) fino ad oggi. BIBLIOGRAFIA Il Male rosa, libro d’arte in serigrafia, (1980); Cafoni e galantuomini nel Molise fra brigantaggio e questione meridionale, edizioni Il Rinoceronte (1984); Molise contro Molise, Nocera editore (1997); I giovani e il capardozio, Nocera editore (2001).

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