Anche in Molise l’impossibile diventa realtà. Potere al popolo!

potere al popolo

Riceviamo e pubblichiamo da Potere al popolo – Molise

Il quadro politico, a livello nazionale così come nella nostra regione, è desolante. Il dibattito è limitato al confronto tra le ricette di Berlusconi, quelle di Renzi e quelle della Casaleggio associati. Tante proposte, a prima vista diverse tra loro, ma sostanzialmente tutte obbedienti alle richieste della finanza e delle multinazionali. Per chi vive del proprio lavoro, per i disoccupati e per chi lavora gratis niente di niente. Tuttalpiù qualche bonus, qualche tirocinio,  o qualche lavoretto a termine vengono elargiti dai governi in carica, nazionale e regionali, nel tentativo di comprare il consenso per guadagnare la rielezione. Misere mance che non cambiano di una virgola la condizione nel lungo periodo della stragrande maggioranza dei giovani e non solo. Denaro pubblico speso in modo a dir poco spregiudicato mentre per la sanità pubblica, per la scuola, per le politiche sociali e per l’accoglienza di chi fugge dalle guerre e dalla fame “non ci sono risorse”.

Nel popolo, intanto, quel blocco sociale maggioritario seppur diviso dalle sovrastrutture inculcate dai mass-media, a sentire la stampa allineata, pare che regni la rassegnazione. Gli stessi dati sull’astensionismo vengono interpretati solo e unicamente come un fenomeno passivo. A nessuno, soprattutto tra la stampa allineata, viene in mente che questo 50% della popolo italiano che non va più a votare, sarebbe pronto a mobilitarsi qualora si concretizzasse un soggetto politico realmente dirompente.

Lo scorso 18 novembre, a Roma, l’“impossibile” si è manifestato concretamente per la prima volta. Più di 800 persone provenienti da tutta Italia, per lo più protagonisti nei rispettivi territori delle battaglie contro la speculazione di ogni sorta, hanno riempito un grande teatro rispondendo all’appello dell’Ex OPG “Je so’ pazz” per presentare una lista alle prossime elezioni che parta dagli interessi degli ultimi. Un risultato che ha spinto gli attivisti del centro sociale napoletano, da anni impegnati nelle pratiche del sindacalismo di base, a organizzare assemblee in tutte le regioni italiane.

Mentre giungono notizie più che incoraggianti da ogni parte, venerdì, a Campobasso, presso l’incubatore sociale si è svolto un incontro pubblico, in cui è intervenuto Roberto, un compagno dell’Ex OPG, per verificare la disponibilità dei molisani a prendere parte a questa scommessa rivoluzionaria. E persino a Campobasso, nel suo piccolo, l’“impossibile” si è realizzato: sala strapiena dall’inizio alla fine per un dibattito fecondo e propositivo durato poco più di due ore.

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Proprio Roberto ha curato l’introduzione. Innanzitutto ha posto l’accento sulla necessità di disinnescare le narrazioni tossiche: la lotta tra poveri, il razzismo, l’idea che non c’è posto per tutti, l’idea che la spesa per garantire i diritti fondamentali delle persone sia uno spreco e non sia uno spreco la continua sottrazione di risorse pubbliche per far arricchire i privati.

Ha raccontato come è nata l’iniziativa dopo la chiusura dello spazio del Brancaccio, come si è svolta l’assemblea a Roma, quali sono i punti fondamentali del programma appena abbozzato e che sarà discusso il 17 a Roma. Un programma impalcato sulle esperienze dei territori, sulle attività dei militanti, su ciò che nei singoli territori si muove e su quello che ciascuno fa per migliorare la propria condizione (no tunnel, operai di Termoli, ma anche il medico o l’insegnante che difendono la sanità e la scuola pubblica e la difendono non perché hanno interesse a farlo, ma perché lavorandoci conoscono bene la situazione).

Sappiamo quello di cui abbiamo bisogno – ha ribadito Roberto –. “La storia dell’opg è una storia di mutualismo e di lotta allo stesso tempo. Tutte le nostre attività servono a costruire un modello che delinei la società che vogliamo.  Ci ha insegnato questo: tutte le cosiddette persone “normali” hanno un enorme contributo da dare per migliorare la vita di tutti i giorni.
Lo sportello migranti, l’ambulatorio, il rapporto con l’amministrazione, con i problemi dei senzatetto cosa ci insegnano? Ci insegnano a governare…Noi a tutto questo abbiamo dato un nome: lo abbiamo chiamato controllo popolare. Controllo popolare è la sorveglianza ai seggi contro la compravendita di voti; le visite ai CAS, le apparizioni all’ispettorato del lavoro, l’assistenza sanitaria e legale per gli emarginati… etc. Ma anche la battaglia contro i DASPO, contro gli allevementi intensivi, le inchieste e le lotte contro le grandi opere come la TAP, gli inceneritori, la TAV…
La proposta elettorale è dunque una proposta di lancio di un progetto, che rafforzi tutto quello di cui ho provato a parlare. Il nostro fine non si esaurisce così.

Roberto ha concluso leggendo le ultime righe del programma: Di povertà, di depressione si muore… fuori dai tecnicismi, vogliamo cominciare a uscire nello spazio pubblico; vogliamo iniziare a proporre e costruire quello che crediamo e sappiamo essere giusto. Non ci accontentiamo più di immaginarlo.

Particolarmente significativo l’intervento di Italo, che proprio nel capoluogo molisano ha portato avanti alcune importantissime pratiche per la riappropriazione popolare degli spazi degradati e dimenticati dalle istituzioni, contro gli sfratti, per la costituzione delle brigate di solidarietà ai terremotati, etc.

Italo ha chiarito che che questa scommessa la si può vincere a patto che si produca qualcosa di realmente diverso da ciò che abbiamo già visto. Ha ribadito che dai palazzi del potere non pioverà nulla senza una spinta sociale esterna che faccia da volano riportando il baricentro della politica dal penale al sociale. Ha denunciato il passaggio dallo stato sociale minimo allo stato sociale massimo, il fatto che nel dibattito pubblico la legalità abbia preso il posto della giustizia sociale, e come oggi siamo ridotti tutti a sorvegliati e sorveglianti.

Contrariamente a quanto accaduto nel passato – ha concluso Italo, anima, tra le altre cose, dell’Ossrvatorio sulla repressione – le classi dominanti non sono per nulla interessate a migliorare le condizioni sociali dei più poveri per catturare consenso. Oggi nei confronti dei marginali e delle lotte sociali è stata dichiarata una guerra unilaterale dall’alto. È saltata qualsiasi forma di mediazione; non c’è più spazio per alcuna ipotesi riformistica. È necessario ribaltare la piramide. Le elezioni devono essere solo uno strumento di irruzione per rafforzare e dare legittimità alle lotte e alle pratiche sociali conflittuali.

Il dibattito è continuato con numerosi altri interventi, fin troppo ponderosi ma comunque tuttti estremamente costruttivi. Sono intervenuti: Angelo del nuovo PCI, Pardo agronomo di Larino, Francesco segretario del circolo PRC di Campobasso, Marco, Antonello e Leda che a Termoli lavorano instancabilmente contro la speculazione edilizia e lavorano ad unire le vertenze, Salvatore, segretario PRC di Isernia, Biase dell’Unione degli studenti; Sergio operaio FIAT iscritto alla FIOM. Tutti, hanno contribuito all’ottima riuscita del dibattito seppur da angolazioni diverse e palesando legittime preoccupazioni.

L’assemblea si è conclusa con il comune accordo di lavorare da subito alla costuzione, anche in Molise, della lista promossa da “Je so’ Pazzo”. Per riempire del suo vero senso la parola democrazia che vuol dire, appunto, POTERE AL POPOLO.

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