Non lasciate che Afrin diventi un’altra Kobane

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Accademici e attivisti dei diritti umani hanno lanciato una petizione richiamando tutte le forze mondiali a reagire alle aggressioni della Turchia contro Afrin. La petizione, firmata da attivisti come Noam Chomsky, Michael Hardt, Debbi Bookchin, hanno richiamato a prevenire ulteriori attacchi su Afrin per parte dello stato turco. Il testo completo della petizione riporta quanto segue:

“Noi, accademici e attivisti dei diritti umani firmatari insistiamo affinchè i presidenti della Russia, dell’Iran e degli Stati Uniti assicurino che la sovranità dei confini siriani non sia violata dalla Turchia e che al popolo di Afrin in Siria, sia permesso di vivere in pace. Afrin, la cui popolazione è a maggioranza curda, è una delle regioni più stabili e sicure della Siria. Con pochissimi aiuti umanitari Afrin ha accolto così tanti rifugiati siriani da raddoppiare la sua popolazioni sino ad un totale di 400.000 abitanti. Afrin è ora circondata da nemici: i gruppi jihadisti supportati dalla Turchia, Al-Qaeda e la Turchia. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di attaccare le unità militari supportate da Stati Uniti – le Unità di Difesa del Popolo o YPG, con le quali gli Stati Uniti si sono alleati contro l’Isis. La Turchia accusa le YPG di essere terroriste, nonostante abbiano contribuito all’organizzazione di consigli e governi locali che hanno preso piede in ognuna delle città che sono state liberate e nonostante le ripetute dichiarazioni del non aver nessun interesse nei confronti di uno scontro contro la Turchia ma di voler funzionare solo come una forza di difesa per i curdi siriani e le altre etnie che vivono nella Federazione Democratica della Siria del Nord, anche conosciuta come Rojava, che include Afrin. La Turchia ha adesso mobilitato un’enorme forza militare sul confine di Afrin promettendo di attaccare il cantone sotto il controllo curdo con la forza annichilando un’area pacifica e mettendo migliaia di civili e rifugiati a rischi, tutto per perseguire la sua vendetta contro i curdi. Un attacco di questo tipo contro i cittadini pacifici di Afrin è un atto eclatante di aggressione contro una regione governata in modo pacifico e democratico. La Turchia non può portare avanti questi attacchi senza l’approvazione della Russia dell’Iran e della Siria, e con l’inazione degli Stati Uniti nel bloccarli. Il popolo curdo ha sopportato la perdita di migliaia di giovani donne e uomini che si sono uniti alle YPJ e alle YPG per liberare il mondo dall’Isis. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale hanno l’obbligo morale di supportare, ora, il popolo curdo. Richiamiamo gli ufficiali degli Stati Uniti e la comunità internazionale a garantire la stabilità e sicurezza di Afrin e di prevenire ulteriori aggressioni turche dalla vicina Siria e lungo il confine siriano.

Noam Chomsky, MIT Professor Emeritus
Michael Walzer, Institute for Advanced Study, Princeton University, Professor Emeritus
Charlotte Bunch, Distinguished Professor of Women’s and Gender Studies, Rutgers University
Todd Gitlin, sociologist and Chair, PhD Program in Communications, Columbia University
David Graeber, Professor of Anthropology, London School of Economics
Nadje Al-Ali, Professor of Gender Studies, SOAS University of London
David Harvey, Distinguished Professor of Anthropology and Geography, CUNY Graduate Center
Michael Hardt, political philosopher and Professor of Literature, Duke University
Marina Sitrin, Assistant Professor of Sociology, SUNY Binghamton
Ann Snitow, activist and Associate Professor, New School
Bill Fletcher, Jr., former President of TransAfrica Forum
David L. Phillips, Director, Program on Peace-building and Rights, Columbia University
Joey Lawrence, photographer and filmmaker
Meredith Tax, writer and organizer, North America Rojava Alliance (NARA)
Debbie Bookchin, journalist and author, NARA

Fonte: UIKI

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