Molise a 5 stelle (1) Dal Vaffa alla grisaglia

L’esordio campobassano dei grillini non è stato un bel viatico per gli operatori dell’informazione, convitati di pietra a una fake conferenza stampa.

Agli esponenti del Movimento va tuttavia riconosciuta una certa obbediente coerenza: a loro si continua a raccomandare dall’alto di stare attenti ai giornalisti, di non rispondere a domande trabocchetto, di non farsi impietosire da chi deve portare in redazione un’intervista, pena licenziamento. Anzi è già un miracolo che, pur se inserita in un comizio, sia stata indetta una conferenza stampa.

Mettiamo però che al candidato presidente qualcuno avesse chiesto: “Dottor Greco, tutti sanno le vostre posizioni poco simpatizzanti verso la stampa e sul finanziamento pubblico dei giornali, molti ricordano lo show di Grillo che si puliva il didietro con pagine di quotidiani: allora cosa pensa lei di fare della legge sull’editoria varata da Frattura?”

Il contesto euforico dell’occasione non era propizio a porre quesiti a rischio espulsione dalla sala e fischi di tifoseria, però prima o poi qualcuno dovrà pur prendere una posizione su questa e su molte altre criticità di questa regione. Forse però c’è materia per sperarlo se pensiamo che quel rutilante popolo del Vaffa che apriva istituzioni come scatolette di tonno, oggi si presenta nelle vesti di un neo notabilato azzimato in cravatta, pizzetto e grisaglia, pur rispettando il classico repertorio populista con un pizzico di giustizialismo.  Il neo senatore Di Marzio, ex dirigente ospedaliero che è confluito per igiene nel partito delle “mani pulite” e Andrea Greco che sventola il suo certificato penale, senza però privarsi di ricorrere a mozioni affettive cha ha trasformato in personaggio da libro Cuore il neo deputato Antonio Federico «ragazzo orfano di padre che gira su una Panda a metano rinunciando a 330 mila euro di stipendio». Ma figuriamoci, tutto fa brodo per qualche voto di mamma e nonna in più. E il taglio di stipendi rimane il più cavalcato cavallo di battaglia: costa poco rende e molto.

** So che ai militanti del Movimento non piace essere chiamati “grillini”. Me ne scuso per pure ragioni estetiche: l’aggettivo “pentastellati” mi fa letteralmente (e letterariamente) ribrezzo. “Grillini” è più allegro, anche se poco istituzionale.

Giuseppe Tabasso130 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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