Commento a caldo e freddo/E venne il giorno del bufù

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di Giuseppe Tabasso

Il mondo politico nazionale tenta in queste ore di capire se il neonato Governatore dato alla luce in questa piccola regione farà partorire un neo Presidente del Consiglio a Roma. E vedremo se il nostro tenero Molise, travestito da mother of presidents a pochi giorni dalla morte di Barbara Bush, è riuscito a riscattarsi da una storica irrilevanza con i suoi 300 mila abitanti e 4438 km² reggendo la botta con gli 11 milioni di abitanti e 100mila km² dell’Ohio.

Intanto questa storica, irripetibile e fantasmagorica elezione regionale dovrà essere ricordata per sempre come Il Voto del Bufù. L’82enne scravattato Berlusconi aveva tutto da guadagnarci e ci ha provato, Il 31enne Di Maio in cravatta non ci ha provato pensando di perderci. (Se ci avesse provato Veneziale avrebbe macchiato l’onore di famiglia. Modi diversi di intendere il populismo). Il Giocoliere di Arcore ha capito che era in gioco un viale del tramonto e che in Molise aveva l’occasione imperdibile per mandare un messaggio al suo più acerrimo amico, Matteo Salvini. E non è tutto qui: in ballo rimangono colossali interessi economici, mediatici nazionali e regionali. Non è che la Patriciello & Associati si sia ritirata in conventuale meditazione.

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Eppure la sconfitta del Cav. la davo per sicura dopo quella subita in casa dal Milan, squadra del cuore di Silvio. Uno scorno ancor più umiliante ad opera, guarda caso, di una squadra, indomita anche se ultima in classifica, che sul petto reca orgoglioso il logo “La Molisana”. Ho toppato di brutto: non si fanno previsioni politiche con le premonizioni. Ma forse bastava ricorrere a quel diffidente humus conservatore che dalle nostre parti è racchiuso in una lapidaria allocuzione che liquida ogni velleità di cambiamento: “E’ sciute ‘mò”. Ma non funziona nemmeno col sociologismo. Siamo un po’ frastornati.
Una coraggiosa signora campobassana ha affrontato Berlusconi per dirgli che in vent’anni non aveva fatto nulla per il Molise e che perciò doveva rimanersene a casa. E’ stata giustamente azzittita: non sapeva che Silvio ora una casa sta – lo ha promesso – per comprarsela in Molise per passarvi le vacanze con la figlia Marina. E non basta, appena sarà varato il Piano Marshall da lui annunciato per il Molise, proprio in quella piazza dove la signora ha inurbanamente rampognato il leader di Forza Italia, Donato Toma sostituirà la statua di Gabriele Pepe con quella in bronzo di Silvio Berlusconi.

E i 5 stelle? Il Lato B della sconfitta di Greco
Lo sapevamo che alle Regionali il voto d’opinione conta meno, che i grillini avrebbero avuto percentuali inferiori alle politiche, che la forza degli schieramenti si desume anche dalle forze in campo e che i 180 candidati della destra costituivano di per sé un familistico esercito di “frate-cuggini” che a quanto pare sono stati determinanti.
A noi questa mancata vittoria in fondo dispiace perché tutto sommato l’inesperienza ha una freschezza cui bisogna dare delle chances. Vogliamo comunque esprimere qualche altra considerazione. Intanto il Movimento incassa un vistoso anche se parziale successo nel Molise di costa, che per definizione conta su un elettorato più “aperto” di quello interno. Se al contrario il successo fosse stato completo in tutta la regione si sa che in questi casi le vittorie rappresentano un ottimo antidoto per frenare impulsi rivoluzionari ad aprire parlamenti e parlamentini come scatole di tonno. Ad Andrea Greco, giustamente deluso, vorrei tuttavia far presente che nei panni di primo governatore a 5 stelle egli si gravava di una doppia e sovrastante responsabilità. A differenza di ogni suo predecessore, sarebbe stato investito da un’esposizione mediatica nazionale pari se non superiore a quelle di una Raggi a Roma o un’Appendino a Torino. Non sarebbe stato un governatore “qualunque” e la tanto conclamata “diversità” grillina gli avrebbe reso la vita difficile: ogni suo eventuale passo falso avrebbe avuto sui media nazionali echi e impatti politici molto più ampli e severi di quelli di un qualunque Toma. Del resto il quartier generale grillino deve averlo ben istruito in materia. Infatti, a <primonumero.it> che gli chiedeva: “Ha delle idee sulla composizione dell’esecutivo?”, Greco rispose: “Guarderemo all’interno senza disdegnare l’esterno”. E alla domanda “Arriveranno consulenti da Milano?” La sua risposta fu: “Possibile” (cioè Si). Era dunque fatale che il Molise sarebbe stato guidato da un Governatore “vigilato speciale”, e non solo da Milano. Insomma, parafrasando una famosa frase di Kennedy, Andrea Greco non avrebbe dovuto chiedersi cosa poteva fare lui per il Molise ma cosa il Molise poteva fare per il Movimento 5 stelle.

Centrosinistra addio, sarai sempre nel mio cuore
Forse sarà pure da populisti dire che il popolo ha sempre ragione, ma come Gesù “pianse per i peccati del mondo”, nel mio piccolo piango molto terra terra per la sconfitta di Carlo Veneziale al quale, con i piedi fermamente piantati sulle nuvole, avevo dedicato un endorsement tanto appassionato quanto ignorato da conservatori e da postmoderni.
Ora però, cari amici e compagni, dovete rendere l’onore delle armi a un gioiello della famiglia socialista di questa regione per essersi sacrificato sull’altare di una sinistra che qualcuno ancora spera riunificabile. Roberto Speranza di Leu ha detto che “la battaglia del Molise è il punto da cui resettare tutto per ripartire da capo”. Resettate, resettate, tanto che ci vuole a far passare qualche secolo.

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