L’attualità de “Il Tratturo”

Il tavolo dei relatori: da sinistra Simone di Paolo, Mauro Di Muzio, Letizia Bindi, Isabella Astorri e Nino Ciampitti

Presentato ieri sera a Campobasso, nella Sala consiliare di palazzo San Giorgio, il romanzo “Il Tratturo” di Franco Ciampitti, rieditato da IBC Edizioni di Campobasso

Ieri sera, nella sala consiliare di Palazzo San Giorgio a Campobasso, col patrocinio dell’Amministrazione comunale, ha avuto luogo la presentazione del romanzo “Il Tratturo” di Franco Ciampitti, rieditato dopo cinquanta anni – la prima volta è stato pubblicato nel 1968 dalle Arti Tipografiche Editrici di Napoli – da IBC Edizioni di Campobasso, con una poesia inedita di Franco Arminio dedicata alla transumanza, con la copertina illustrata da un’opera del Maestro campobassano Antonio Corbo e con un saggio/presentazione dell’antropologa Letizia Bindi.

La serata, condotta con garbo e competenza da Isabella Astorri, presidente dell’associazione culturale il Bene Comune, è cominciata con un’introduzione da parte del Sindaco Antonio Battista, seguito dall’Assessore comunale alla cultura Lidia De Benedittis; entrambi hanno sottolineato come il romanzo, per i temi che tratta e per le questioni che evoca, ripropone la questione ormai indilazionabile dell’organizzazione di una proposta turistica adeguata ai nostri territori, la cui narrazione sappia mettersi in relazione con le loro vocazioni più conclamate.

E’ intervenuto poi Simone Di Paolo, presidente regionale dell’UNPLI, l’associazione nazionale delle Pro Loco, che ha dichiarato la disponibilità del suo sodalizio a sostenere una proposta turistica progettata e irradiata nei territori interni della nostra regione. E’ stata poi la volta di Mauro Di Muzio, il quale, in rappresentanza del Club Alpino Italiano del Molise, ha ribadito l’importanza di organizzare una rete sentieristica capillare e funzionante e ha sottolineato come il romanzo di Ciampitti, evocativamente, richiami la necessità di tutelare, mantenere e soprattutto di valorizzare un patrimonio demaniale che può diventare una infrastruttura di valore anche narrativo per il turismo a piedi che potremmo attrarre.

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E’ degno di nota che il progetto di riedizione del volume di Ciampitti è stato messo in opera in collaborazione con l’UNPLI, con il CAI e con la Società Italiana per i Beni Culturali, che coinvolgeranno i loro presidi di Abruzzo e Puglia per organizzare la presentazione del romanzo in quelle regioni, in modo da richiamare l’importanza e l’attualità della tutela e della valorizzazione del tratturo nei territori che i pastori attraversavano durante la transumanza. Isabella Astorri ha poi chiamato ad intervenire Nino Ciampitti, fratello dell’Autore, che in un breve ma efficace intervento, ha rilevato come la prima edizione del romanzo abbia visto la luce cinque anni dopo la separazione istituzionale del Molise dall’Abruzzo, in uno scenario politico e culturale ancora confuso riguardo all’identità e alla prospettiva della nostra regione appena istituita.

Dopo cinquant’anni – ha detto con forza Nino Ciampitti – non siamo ancora in grado di dare una risposta adeguata a quelle fondamentali questioni. La conduttrice della serata poi, con un intervento ricco e documentato, ha tratteggiato la figura di Franco Ciampitti dal punto di vista biografico, progessionale, ideale e politico; con levità, ha fatto più volte riferimento ai rapporti di parentela che la legano alla famiglia Ciampitti e ha ripercorso la vita di Franco, raccontando aneddoti, alcuni adirittura ricercati nell’archivio di famiglia.

La serata si è chiusa con l’intervento di Letizia Bindi, docente presso l’Università del Molise, che partendo dalla qualità letteraria del romanzo e dal mondo – quello della transumanza – che documenta doviziosamente, ha svolto un ragionamento di grande portata culturale, che guarda al futuro della nostra piccola regione minacciata su più fronti, basandolo sulla messa a frutto di patrimoni materiali e immateriali che troppo spesso dilapidiamo per incuria e per l’adesione equivoca a modelli di comportamento derivati dalla nostra modernizzazione, oltretutto incompiuta.

L’intervento di Letizia Bindi è stato in grado di tracciare un solco denso di contenuti e di evocazioni per una prospettiva culturale ma anche economica e produttiva alla nostra portata, a patto che la classe dirigente regionale sia in grado di progettare e mettere in opera politiche adeguate.

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