In fondo al tunnel

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di Francesco Manfredi-Selvaggi

Non si vede ancora la luce perché il processo autorizzzativo è molto lento. Vediamo alcune caratteristiche del progetto

Il progetto cosiddetto Tunnel di Termoli si configura come un progetto non di una singola opera bensì di una pluralità di attrezzature. Infatti, esso comprende accanto alla viabilità il garage, una attività commerciale, un teatro e alcune unità abitative di tipo turistico-ricettivo. È opportuno che l’iniziativa assunta da questo Comune non venga letta come un insieme di progettazioni, una per ciascuna delle funzioni che la compongono, ma piuttosto come la definizione progettuale di un intero comparto urbano, quindi di qualcosa di più complesso di una sommatoria di episodi architettonici.

Del resto è inevitabile che quando si opera in città, la quale è il luogo in cui le cose interagiscono tra loro, le operazioni progettuali siano di natura complessa. Le diverse destinazioni d’uso sono spinte ad integrarsi mutuamente non essendo ammesse nella realtà urbane suddivisioni schematiche delle sue componenti; non è corretto neanche separare le azioni che sono in capo al pubblico e quelle promosse dai privati che, invece, possono non solo convivere, quanto pure coadiuvare reciprocamente.

È vero che l’urbanistica moderna si fonda sullo zoning, cioè sulla ripartizione in zone distinte dell’abitare, del lavorare, e della ricreazione, però è anche vero che le città tradizionali, in particolare il loro centro sono frutto di una lunga serie di fenomeni di vita associata dove è impossibile distinguere in maniera netta gli spazi per il commercio, per le residenze e quelli direzionali. La faccenda del Tunnel coinvolge proprio il centro della città adriatica, siamo in vicinanza del municipio, e, dunque, la commistione di fatti urbanisticamente differenti prevista dalla proposta d’intervento in questione sembra non contraddire il carattere multifunzionale dell’ambito.

Rimanendo sul tema dello zoning è da aggiungere che questo è concepito come distribuzione planimetrica delle funzioni, mentre si vanno affermando già da tempo scansioni delle stesse in modalità altimetrica; per dirla con altre parole non si ripartiscono le attività urbane solo orizzontalmente poiché si ha spesso una loro organizzazione in senso verticale, sovrapponendole tra loro. Si aggiunge, quindi, un’altra dimensione, che è lecito chiamare la “terza dimensione”, nella pianificazione urbanistica ed è il caso, per qualche verso, del nostro Tunnel in cui percorso viario, autorimessa e locali per la vendita sono collocati al di sotto della piazza S. Antonio: al medesimo proposito si fa notare che non ha più senso, nell’ottica esposta, l’indice di edificabilità (il volume da costruire su una certa superficie, il ben noto metro cubo su metro quadro) avendo la facoltà di un’edificazione su molteplici livelli.

Si è usato prima il verbo integrare che per iniziative quale quella del Tunnel è un concetto essenziale. Ciò perché non è accettabile un accostamento casuale di attrezzature le quali, al contrario, devono collaborare l’una con l’altra: così si ha un effetto moltiplicatore che produce benefici “incrementali” a scala di singola attrezzatura e a scala urbana. Questo appena enunciato è l’obiettivo ottimale mentre quello vicinale è che almeno non si danneggino fra loro; si pensi, ad esempio, ad una discoteca vicino ad una casa di riposo, che è evidente essere un assurdo.

Si è fino ad adesso trascurata un’altra componente dello spazio urbano che, lo si ripete si è trascurata e, però, non è trascurabile la quale è costituita dalle aree per il tempo libero all’aperto. Non ha senso trascurare qui tale fattore urbanistico in quanto il progetto che continuiamo a chiamare Tunnel di Termoli insiste in un ambito della città dove dominano i «vuoti» rispetto ai «pieni». Siamo, infatti, nella fascia di transizione tra la massa edificata dell’agglomerato insediativo e la distesa marina sulla quale l’abitato affaccia proprio con la piazza S. Antonio, quella al di sotto della quale è pensata la realizzazione della grande autorimessa.

Essa che già oggi è un luogo (tendenzialmente perché vi sono pure posti auto) ricreativo, nel programma edificatorio in questione vede riconfermato se non rafforzato perché si eliminano i parcheggi il suo ruolo. Il Pozzo Dolce su cui dovrebbe sorgere la struttura per gli spettacoli culturali ne costituisce una sorta di prolungamento verso nord così come il molo destinato ad attività ludiche che nel piano regolatore portuale in corso di approvazione e non più a sosta di veicoli ne rappresenta la continuazione, in qualche modo, verso sud. Ciò longitudinalmente mentre trasversalmente la piazza S. Antonio è quasi in contatto fisico con il lungomare e con il «borgo antico», punti di frequentazione dei turisti.

Le superfici per il tempo libero, adeguatamente dotate di apposito arredo, sono da considerarsi delle attrezzature alla medesima maniera dei manufatti costruttivi, teatro, autorimessa, supermercato, inseriti nel progetto del Tunnel. Attrezzatura di per se stessa e contemporaneamente legame tra le varie attrezzature da realizzarsi. Si ottiene così la creazione di un sistema e non si riduce l’iniziativa avviata dall’Amministrazione comunale di Termoli ad un mero affastellarsi in prossimità di funzioni distinte da quella culturale a quella commerciale a quella del ricovero dei mezzi di trasporto privati; l’ente locale che ne è l’attore appare consapevole di ciò se ha nello stesso tempo avvertito la necessità della riorganizzazione del piano del traffico con la esclusione delle macchine da questo settore dell’ambito urbano.

L’integrazione di cui si è parlato può essere raggiunta solamente con il congiungimento pedonale delle differenti e non omogenee attrezzature, altro termine che si è usato sono tutte da usufruirsi, più o meno, nel tempo libero. Non si coglie, però, una complementarietà con gli alloggi turistici i quali rappresentano un ristoro per l’imprenditore privato in cambio del funzionamento in una quota cospicue dell’opera, (essi sono ad alta redditività perché collocati in un punto di pregio) insieme alla gestione dell’attività commerciale e del garage: sono ammissibili a condizione che non provochino sconvolgimenti all’immagine del posto e, dunque, se vengono adeguati alle prescrizioni impartite dal Ministero per i Beni Culturali.

Francesco Manfredi Selvaggi159 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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