“Io amo Campobasso”/Prospettive, speranze e incognite di un movimento laico che predica l’amore

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nell'articoloIl giorno di San Valentino è nato il Movimento civico “Io amo Campobasso”. Dal suo Manifesto programmatico emergono intenzioni e ambizioni tali da ipotizzare che l’evento possa avere un impatto oltre l’ambito politico ed elettorale cittadino.
Vale perciò riservargli l’attenzione che merita.

Il logo – A prima vista appare poco originale. Berlusconi scese in campo con “L’Italia è il paese che amo” (poi si capì cosa amava) e alle regionali del 2005 Michele Iorio appariva in una gigantografia pubblicitaria con la scritta “Amo il Molise”. Oggi però una scritta con un “Io amo” bene in vista ha invece il senso di esorcizzare le pulsioni di odio che avvelenano la società, molisana inclusa, e di cui la politica ha enormi responsabilità.

“Io amo Campobasso” è dunque un richiamo identitario e comunitario. E’ la risposta giusta e contraria alla colossale idiozia sovranista dei vari “Prima il Molise” e “Prima Termoli”, primatismi da baruffa strapaesana. Dunque dieci, cento “Io amo” Isernia, Termoli, Bojano, Venafro, Larino, Casacalenda…ma col predicativo Molise, Italia, Europa.

L’identikit – Il Movimento nasce come laboratorio civico guidato da 90 noti professionisti orgogliosamente molisani e campobassani. Dunque niente rabdomanti in cerca di poltrone. Per ora “buttano un sasso nello stagno per vedere di quanto si allargavano i cerchi”, sottolineano il valore della competenza e della professionalità, sognano “una Campobasso bella, colta, inclusiva, capace di investire e sostenersi, innovativa e resiliente”. La loro affinità elettiva è laica e di sinistra, si rimproverano una certa indolenza generazionale e fanno mea culpa per aver operato altrove invece che rimanere e cambiare la città. Per loro “uno non vale uno”. Respingono la contrapposizione popolo-élite. Dicono No “alla spirale di odio che si è impadronita della Nazione e che rischia di riverberarsi sulla nostra regione e sulla nostra città”.

La politica – Il Movimento si riconosce in valori politici come i diritti umani e civili, l’inclusione sociale, l’accoglienza, il lavoro, la cultura, l’innovazione e lo sviluppo, né dimentica l’Europa (anche se, in un momento mai tanto grave per l’Unione, il tema meritava più spazio). Comunque: tutto bene e tutto da sottoscrivere. Ora però si pone il problema tutto politico di come si getteranno nell’agone elettorale. Infileranno “gilet bianchi”? Approfitteranno del vento che soffia in poppa alle liste civiche per favorire una gross koalition di tipo sardo-abruzzese? Faranno da semplici testimonial a liste disposte a far proprio il decalogo del movimento? E a quali condizioni? Entreranno nella competizione con una lista propria? Faranno da paracadute a un M5S in crisi e alla ricerca affannosa di liste d’appoggio? Impediranno al leghismo di attecchire tra i banchi di Palazzo San Giorgio, magari tornando all’usato sicuro di una sinistra europeista e anti sovranista?

L’incognita – Campobasso è finora riuscita a tenersi al riparo dei forti rivolgimenti politici nazionali e regionali grazie a un suo antico connotato popolare di vicinanza alla sinistra. Dunque per il nuovo Movimento civico sorto per amore della città, l’incognita è se le sue truppe fresche si salderanno a quella identità e sapranno ripensare un Capoluogo baricentro di riferimento culturale, di innovazione e sperimentazione senza sconti nei confronti di avversi assetti regionali.

Giuseppe Tabasso106 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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