Livelli essenziali (non elementari) di assistenza

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di Francesco Manfredi-Selvaggi 

I LEA che devono essere garantiti a tutti i cittadini italiani non sono i livelli minimi e basta, bensì quelli sufficienti per garantire la salute delle persone.

I LEA Livelli Essenziali di Assistenza, hanno tra i loro scopi quello di garantire che il tasso di disuguaglianza nell’accesso alle cure non sia troppo elevato tra persone appartenenti a regioni diverse. In altri termini, coloro che abitano nelle zone più ricche, quelle del nord, e chi vive nelle zone svantaggiate economicamente, prevalentemente al sud d’Italia, devono avere trattamenti assistenziali simili. I LEA non si occupano, né per la loro natura di disposizioni generali potrebbero, di un altro tipo di disparità, quella di tipo sociale, al quale determina differenze nelle condizioni di salute a seconda della posizione lavorativa, si pensi ai lavori cosiddetti usuranti, o alla disoccupazione che ha quale conseguenza ridotte risorse a disposizione da destinare a spese mediche, della situazione familiare con famiglie monogenitoriali e quelle numerose nelle quali a soffrire per la difficoltà ad usufruire di prestazioni sanitarie sono specialmente i minori, dell’età anagrafica per la penalizzazione che subiscono nell’erogazione dell’assistenza in particolare gli anziani di basso reddito.

Bisogna dire, però, che se non vi sono LEA riguardanti tali aspetti vi sono, comunque, nei programmi del servizio pubblico azioni per limitare i disagi segnalati, così come per gli immigrati, anche quando non siano cittadini italiani. Nei piani sanitari, nazionali e regionali, sono previsti interventi a favore delle persone con problemi di disabilità per la quale pure è significativo il contesto familiare oltre che le reti di aiuto che la comunità è capace di tessere. Un capitolo a parte delle differenze dello stato di salute della popolazione è dato dal grado di inquinamento dell’ambito territoriale dove risiede. Fatto questa premessa, lunga ma doverosa, passiamo ad inquadrare i LEA nella congerie politico-amministrativa che li ha generati, per capirne lo spirito informatore.

Tra il 1992, con il decreto legislativo n. 502 e il 1999, con il decreto legislativo n. 229, si ebbe una autentica rivoluzione nella legislazione sulla sanità. Essa è stata definita la riforma della riforma, quella del 1978 legata alla legge 833, ma è più opportuno identificarla in un ciclo di riforme estese all’intero decennio che chiude il XX secolo. Tra le innovazioni principali, insieme al decentramento regionale dei compiti di organizzazione, all’introduzione della compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini, all’ammissione del principio di concorrenza tra aziende pubbliche e private, ai cambiamenti gestionali con il passaggio dalle “unità” alle “aziende” sanitarie locali e alla nascita della figura del direttore generale, vi è quella della istituzione dei LEA che avvenne mediante un provvedimento del 2001, appena dopo il periodo riformatore descritto, in concomitanza con la modifica del Titolo V della carta costituzionale nella quale le Regioni vengono ad assumere un ruolo quasi egualitario rispetto a quello dello Stato, pure in materia legislativa.

È una sorta di federalismo sanitario per cui si sono resi indispensabili i LEA attraverso i quali si tenta di assicurare l’uguaglianza dei diritti degli individui in qualunque parte del suolo nazionale essi si trovano anche se permangono differenze, lo abbiamo sottolineato sopra, tra gruppi sociali più svantaggiati, per varie ragioni, e quelli che godono un benessere maggiore. I LEA, va detto preliminarmente, rispecchiano anche un ulteriore cambiamento che si registra a partire da quell’epoca che consiste nello spostamento dell’attenzione del tema della sanità a quello della salute.

Così, un largo spazio nel questionario LEA che le Regioni sono chiamate a compilare è dedicato alla prevenzione a quanto viene messo in campo per mantenere sana la popolazione. Dagli screening oncologici alle campagne contro i fattori che provocano l’insorgenza di patologie croniche e cioè l’alimentazione sbagliata che porta, congiuntamente all’inattività fisica, all’eccesso di peso, il tabagismo, l’alcolismo, ecc.; nei LEA ci si preoccupa degli incidenti sul lavoro e ci si spinge fino alla lotta alla tossicodipendenza. Un apposito capitolo dei LEA è destinato a verificare quanto si fa per contrastare le malattie degli animali di allevamento trasmissibili all’uomo e il controllo sugli alimenti in quanto è imprescindibile, come è evidente, per l’integrità del corpo che il cibo sia salutare.

I LEA sono destinati ad evolvere in concomitanza con i cambiamenti della situazione della salute pubblica nonché del progresso delle acquisizioni scientifiche che portano ad un progresso della medicina. In coerenza con tali sviluppi della scienza medica e dei nuovi ritrovati tecnici, macchinari diagnostici e strumenti terapeutici, si affermano prestazioni sanitarie innovative che vanno inserite nell’elenco dei LEA, beninteso che ne sia verificata l’efficacia nella cura del malato, e, dall’altro, la convenienza dal punto di vista economico.

La lista dei LEA, dunque, è soggetta inevitabilmente a mutamenti per stare al passo con gli avanzamenti conoscitivi nel settore della sanità e con le trasformazioni della società, influendo sul fisico le modifiche ambientali (acqua, aria, rumore, elettromagnetismo) dovute all’industrializzazione, ai trasporti, ecc. la crescita culturale che conduce a stili di vita salubri e l’espansione della ricchezza, tanto individuale che collettiva. La E che è dentro l’acronimo LEA sta per Essenziale, concetto differente da «uniforme» sul quale ci si è concentrati prima, seppure non in contrasto.

L’essenzialità significa, a ben pensarci, che i “livelli di assistenza” sono quelli minimi e che, dunque, ve ne possono essere di ulteriori, di maggiormente avanzati che, eventualmente, le Regioni in possesso si risorse finanziarie sufficienti hanno facoltà di perseguire. Le amministrazioni regionali possono anche aggiungere campi alla tabella dei LEA, cosa che ha fatto, ad esempio, la Toscana che è arrivata a comprendere tra i propri LEA o meglio tra le prestazioni erogabili dal servizio sanitario regionale, l’agopuntura, la fitoterapia e l’omeopatia stipulando per queste ultime due convenzioni apposite con le farmacie. Non è che lo Stato consideri le cure alternative prive di efficacia terapeutica è che i LEA vengono tarati sui fondi messi a disposizione nel bilancio per la sanità, inevitabilmente limitati, fatto che richiede di dover selezionare i servizi da fornire, privilegiando l’assistenza primaria; quando è imprescindibile.

Francesco Manfredi Selvaggi138 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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