Ballottaggi/Se la città batterà la provincia

grattista

testata sblog tabassoAlle comunali Campobasso l’affluenza maggiore (ossia la minore indifferenza politica) è stata registrata, con il 78,47% nella sezione elettorale Nº 11 presso la centrale Scuola media D’Ovidio (994 aventi diritto, 780 votanti). L’affluenza più bassa, 46,93%, si è invece avuta alla sezione Nº 15 in Contrada San Felice, 7 Km dal centro (512 votanti su 1091 aventi diritto). Mettete, ad esempio, che Battista avesse conquistato Contrada San Felice, oggi al ballottaggio ci sarebbe lui. Ma si sa che del senno del dopo son piene le fosse.

Ed ecco che il discorso ci riporta a quel che puntualmente riemerge dopo ogni tornata elettorale: la dicotomia tra città e provincia. Nelle prime prevarrebbero valori riformisti orientati all’inclusione, al futuro, al cosmopolitismo, nelle seconde invece al conservatorismo, alla paura del futuro e del diverso. A Londra contro la Brexit prevalse uno schiacciante “remain” e a Parigi per Marine Le Pen non c’è mai stata partita. Gli stessi risultati di Roma, Milano, Bologna, Torino, Genova, Firenze, Bergamo e Bari, ci dicono che nei grandi centri l’Europa rimane un destino comune e che il sovranismo non attecchisce. Come dire che in città ci si sente più europei, mentre in provincia più lombardi, pugliesi, abruzzesi, veneti, lucani e molisani, dunque sovranisti, con tanti saluti al glocalismo e alla fuoriuscita dal molisolamento.

L’interpretazione che si dà in genere all’antinomia città-provincia è una presunta vivacità culturale dei centri non percepita in periferia. Ergo: la spicciola narrazione leghista farebbe più breccia nella pancia degli elettori meno acculturati. Come mai allora le destre leghiste sono prevalse al primo turno a Campobasso e a Termoli? Si sono provincializzate pure le città?
Lo sapremo meglio lunedì prossimo dopo il risultato dei ballottaggi.

Intanto però Pier Paolo Giannubilo, voce della migliore intellettualità molisana, ha dato un primo, autorevole segnale con una forte presa di posizione. Prima ha chiarito che “le devastanti politiche nazionali del M5S sono una cosa, l’enormità della posta in gioco in queste elezioni locali un’altra”, poi ha pronunciato un irremovibile “Mai con l’estrema destra leghista” e ha quindi rivolto un “appello alle forze democratiche e ai cittadini perché votino e facciano votare Roberto Gravina sindaco”.
E’ un appello che sottoscrivo, pur sapendo che la vittoria di Gravina sarà lucrata a livello nazionale dal M5S. E magari percepita come auspicabile approccio ai Dem.

Postilla – In un momento di smottamenti d’ogni genere, di terrapiattisti, di no-wax e di baciatori di Rosari, l’abbietta genìa di intellettuali di sinistra, radical-chic e liberal-chic è quotidianamente additata come responsabili di tutto. Così a noi non-intellettuali ma pericolosi ottimisti di fede illuminista, non resta che arrenderci al pessimismo della ragion politica. E metti che la D’Alessandro vincesse, questi sarebbero capaci di addossarne la colpa a quell’intellettuale non di destra che è Pier Paolo Giannubilo.

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