“Prima gli italiani” (del Nord)/I voti del Sud alla Lega, una pazza corsa verso la propria rovina

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nell'articoloNello stilare il Contratto di Governo giallo-verde, i 5Stelle sottoscrissero distrattamente il “Regionalismo differenziato”. Una bomba piazzata dalla Lega e oggi che è scoppiata e Barbara Lezzi, ministra del Mezzogiorno, dice che non ci sta. Troppo tardi. Nel “Prima gli italiani” era sottinteso “del Nord” e dietro il termine “differenziato” c’è un vero e proprio disegno politico in perfetta coerenza col leghismo di sempre. Quello che va da Umberto Bossi, nordista, secessionista, antimeridionalista e anti italiano col tricolore nel cesso, fino a Matteo Salvini, anti europeista, annessionista e pseudo meridionalista in felpa e rosario.

Valutazioni politiche a parte, veniamo ai fatti. L’autorevole Ufficio Parlamentare del Bilancio ha spulciato le carte dell’autonomismo differenziato e ha scoperto una serie di disposizioni finanziarie a favore delle regioni richiedenti autonomie e una serie di grossi rischi e pericoli a danno di tutte le altre. Si pensi che infrastrutture stradali di Veneto e Lombardia (pagate, come l’Autostrada del Sole da tutti noi) diventerebbero patrimonio regionale con relativi canoni di transito. Quanto alla scuola, che è stato il punto di scontro nel Governo, si arriverebbe a una regionalizzazione dell’istruzione che prevede aumenti di stipendio per chi insegna in Veneto. Lascia senza parole Erika Stefani, ministra per gli affari regionali e autonomie, che ritiene giusto che i ragazzi di una Regione più ricca abbiano «un’offerta formativa migliore» di una Regione più povera.

Ecco cos’è la vera destra. Eccolo il “senso perduto di un Paese che può crescere solo insieme”. Ecco il Sud spacciato se non reagisce. Devono essersene accorti anche i nostri cari, distratti e post-ideologici 5Stelle. Figuriamoci se potevano accorgersene gli elettori del Sud che pensavano più a redditi di cittadinanza e invasioni di migranti che al “senso perduto del crescere insieme”. Chiedersi oggi come mai il leghismo abbia potuto mettere radici in una terra di migranti e di diffidenti come il Molise sarebbe un esercizio inutile. Ma intanto in regione tutto pare sospeso e appeso al “nodo Mazzuto”, un cappio per impiccare i camaleonti saliti sul Carroccio e cuocere a fuoco lento le scalcagnate pattuglie leghiste, regionali e municipali.

Tuttavia, che i nordisti molisani abbiano i giorni contanti è ben poca cosa dinanzi alla “secessione dei ricchi”, un’enormità che rischia di spaccare il Paese e che dovrebbe causare il crollo della Lega in tutto il Sud, anche a voler prescindere dall’olezzo petrolifero di Moscopoli e dai giri di valzer con Putin e co n Trump. Purtroppo però il presente populista c’insegna che ormai non c’è scandalo che attecchisca nella coscienza pubblica al punto da trasformarsi in plebiscitario rigetto. Ma possiamo mai rimanere rassegnati e impotenti?

*Avviso – Per qualche tempo questo Sblog sarà a secco e l’autore in acqua (termale).

Giuseppe Tabasso122 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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