I rischi nei cantieri edili e agricoli

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di Francesco Manfredi-Selvaggi

Gli infortuni, a volte molto gravi, sono presenti tanto in agricoltura quanto nel mondo delle costruzioni. In quest’ultimo c’è anche un pericolo nascosto, il radon.

Gli infortuni sul lavoro più frequenti sono quelli edili. Sono anche i più gravi, ma non meno preoccupanti sono quelli che si verificano in agricoltura, anch’essi molto numerosi. Hanno in comune nella nostra regione il fatto che le imprese, tanto edilizie quanto agricole, sono in prevalenza di piccole dimensioni. A tale connotato è associata generalmente una struttura organizzativa che fatica ad attrezzarsi per garantire livelli di sicurezza elevati ai dipendenti, specie tenendo conto che spesso nel campo delle costruzioni si tratta di lavori, commesse private, sotto costo.

Infatti la perdurante crisi economica ha reso il mercato asfittico per cui la concorrenza si è acuita con conseguenze sui prezzi. Le aziende agrarie hanno un problema ulteriore quello che gli occupati sono prevalentemente anziani il che non favorisce l’attecchimento della cultura della sicurezza. Bisogna, poi, dire rimanendo sempre nel comparto agricolo che qui domina ancora il carattere familiare dell’attività lavorativa e la troppa famigliarità tra gli addetti introduce confusione nella gestione. Inoltre ancora, tradizionalmente sui campi si trovano operatori occasionali, si pensi alla vendemmia e alla raccolta delle olive, mentre è un fenomeno limitato qui da noi quello di immigrati extracomunitari impiegati, in genere, nelle coltivazioni di pomodori.

La precarietà occupazionale contrasta con la professionalità e questi operatori non ricevono formazione e informazione adeguata in tema di sicurezza. Si riscontra in aggiunta che essi possiedono titoli di studio di grado elementare, caratteristica che incide sulla consapevolezza dei pericoli o, perlomeno, sui propri diritti. L’essere precari significa pure che non si è iscritti ad associazioni di categoria le quali sono impegnate a diffondere i comportamenti corretti nelle pratiche agricole. Oggi, il settore primario non è più quello di una volta quando il mondo contadino era simbolo di arretratezza perché si è avuta una forte modernizzazione nei sistemi di coltivazione e nell’allevamento (la zootecnia e le colture non convivono più, come un tempo, nella medesima unità aziendale e le stalle, vedi quelle dei suini o dei polli, assomigliano, non solo figurativamente, ai capannoni artigianali).

Vi è stata una sofisticazione crescente dei mezzi di produzione con la meccanizzazione spinta e l’impiego di concimi chimici che aumenta il rischio per gli agricoltori, oltre che per l’ambiente con ricadute, per quanto riguarda la chimica, sulla sanità degli alimenti. Visto che se ne è parlato prima, nell’inciso del comparto zootecnico, vi sono conseguenze negative sul benessere animale. Gli incidenti maggiori, per numero e gravità, sono quelli dovuti al ribaltamento dei trattori in quanto il territorio molisano è, in prevalenza, collinare con suoli a forte pendenza.

Si passa ora a vedere, dopo aver analizzato il tema dell’infortunistica soffermandoci maggiormente sul settore agricolo, con probabilità il meno “attenzionato”, una questione legata non all’incolumità dei lavoranti nelle costruzioni, bensì agli occupanti delle stesse che è quella del radon. C’è una coerenza in ciò ed è che pure questa è materia che deve trattare il dipartimento di prevenzione delle Asl, insieme al fatto che riguarda, comunque, l’edilizia. Il radon di cui ci interessiamo è indoor, cioè è quello che c’è dentro l’edificio.

Esso compare sia nelle attrezzature pubbliche che nelle abitazioni nei locali a piano terra. Bisogna distinguere tra manufatti architettonici realizzati a diretto contatto con il terreno e fruiti a quel livello e quelli che possiedono un piano seminterrato o interrato il quale non è stabilmente utilizzato. Verso le scuole vi è una grande sensibilità come dimostra tutto quello che è successo a seguito del crollo dell’istituto scolastico di S. Giuliano di Puglia in termini di protesta popolare e di risposta delle istituzioni; il motivo è che al suo interno ci sono i bambini per i quali dobbiamo avere tanta cura.

Le strutture scolastiche sono al massimo di due piani con molte aule al pianterreno. Gli asili nido e le scuole materne sono caratterizzati da tipologie architettoniche monolivello; tenendo conto che in esse i bimbi trascorrono, per via del tempo pieno, gran parte della giornata è facile riconoscere che la minaccia del radon suscita una notevole preoccupazione. Nella maggioranza delle case unifamiliari le quali nei nostri minuscoli borghi costituiscono il prevalente tipo edilizio vi sono vani abitativi al livello terraneo e tra questi vi è, immancabile, la cucina, mentre le camere da letto stanno al di sopra.

Nei centri con superiore densità abitativa, cioè quelli con superiore popolazione, si è affermata a partire dal II dopoguerra la “palazzina” che è, per sua natura, plurifamiliare con gli appartamenti, dunque, separati da terra. Per quanto riguarda le costruzioni dell’ultimo mezzo secolo è da evidenziare che esse sono realizzate in cemento armato, materiale, quello cementizio, che instaura qualche rapporto con il radon che è nel sottosuolo.

Sulla radioattività naturale, quindi sul radon, c’è poco da fare non potendolo eliminare, mentre si può eliminare la sua inalazione riducendo gli spazi di soggiorno delle persone (l’archivio del Tribunale di Isernia è in cronaca) contigui al terreno. Pur essendo un fattore che incide sullo sviluppo del tumore polmonare non vi è alcuna normativa riguardante gli ambienti domestici, limitandosi quella vigente ai luoghi di lavoro. L’isotopia e la radioattività delle stanze è misurata dai tecnici del settore Fisico-Ambientale dell’Arpa.

Francesco Manfredi Selvaggi168 Posts

Nato a Boiano (CB) nel 1956. Ha conseguito la Maturità Classica a Campobasso e poi la laurea in Architettura a Napoli nel 1980. Presso la medesima Università ha conseguito il Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Arte Medievale e Moderna e il Diploma di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti. È abilitato all’esercizio della professione di Architetto e all’insegnamento di Storia dell’Arte nei licei e Educazione Tecnica nelle scuole medie. Dal 1997 è Dirigente, con l’attribuzione di responsabilità nei servizi Beni Ambientali (19 anni), Protezione Civile, Urbanistica, Sismica, Ambiente. Ha avuto un ruolo attivo in associazioni ambientaliste quali Legambiente Molise, Italia Nostra sezione di Campobasso e Club Alpino Italiano Delegazione del Molise. Ha insegnato all’Università della Terza Età del Molise ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Campobasso, occupandosi all’interno dello stesso del progetto di Archivio dell’Architettura Contemporanea. È Giornalista Pubblicista e autore di articoli, saggi e del volume La Formazione Urbanistica di Campobasso. Le ultime pubblicazioni sono: «Le Politiche Ambientali nel Molise» (2011) e «Problemi di tutela ambientale in Molise» del 2014.

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