La morìa dei quotidiani cartacei molisani/Ma il vero problema è quella cosa coraggiosa e liberale chiamata pluralismo

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testata sblog tabassoCon il trasferimento online del “Quotidiano del Molise”, il concorrente “Primo piano” è rimasto l’unico giornale cartaceo presente nelle edicole molisane. Tutto sommato è un favore che potrebbe essere l’occasione per dare finalmente ai molisani un vero piccolo grande giornale. Dunque, un sincero in bocca a lupo. Stesso augurio che il pubblicista Vincenzo Cimino, Consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha rivolto a “Primo piano” da lui definito “ultimo e valoroso superstite in un terreno aridissimo” sul quale ora incombe “una maggiore responsabilità nella scelta delle notizie e del ruolo di una testata che fa opinione”.

Perciò lancia un appello affinché “tutti si stringano intorno a Primo Piano che rappresenta l’ultima Kandahar, l’ultimo baluardo che resta del cartaceo quotidiano”. Ora, a prescindere dalla retorica del baluardo, si può capire che Cimino esprima auguri e panegirici a un giornale. Egli però si spinge oltre fino a confondere grossolanamente il cartaceo col pluralismo. Il suo invito-spot a “stringersi intorno a Primo Piano, ultima fortezza rimasta in piedi nella guerra della sopravvivenza cartacea”, accredita infatti la modalità cartacea come assicurazione automatica di un pluralismo non rintracciabile in modalità digitale. Peccato però che le testate cartacee molisane non possano finora rivendicare tra i loro meriti quella cosa coraggiosa e liberale che si chiama pluralismo.

Per non parlare di quelle televisive. Si può solo dire che la loro funzione è stata quella di un notiziario che quasi a copia e incolla pubblica qualunque comunicato e dichiarazione proveniente sia da destra che da sinistra, come se il pluralismo fosse questo. E allora vale ricordare, non solo a Cimino, che il pluralismo vero consiste nell’ospitare più voci, nel provocare dibattiti, condurre vere inchieste, andare a scoprire realtà anche piccole, fare interviste puntute, controllare il funzionamento delle istituzioni e di esserne il “cane da guardia”. Cimino paventa un “giornalismo che rischia di prestare il fianco a coloro sui quali dovrebbe vigilare”: evidentemente i suoi impegni nazionali gli hanno fatto perdere il conto dei tanti rischi corsi.

Detto questo rinnovo il mio augurio di lunga vita a “Primo Piano”, fermo restando che rimane un quotidiano finanziato da una famiglia che non nasconde legittime simpatie per il centro-destra. Se infine dovessi, da orfano e idolatra del cartaceo, esprimere una preferenza in materia di pluralismo, mi piacerebbe che “Primo numero” facesse l’operazione inversa del “Quotidiano del Molise”, di andare cioè in modalità cartacea, oltre che digitale.

*Postilla – Nel suo intervento Vincenzo Cimino rimpiange “la perdita di quindicinali, mensili e settimanali”. Ora, poiché egli rappresenta anche me (essendo passato un anno fa all’OdG del Molise dopo 63 anni di iscrizione all’OdG del Lazio), mi permetto di consigliare al consigliere di aggiornarsi sulle pubblicazioni cartacee del Molise. Gli basterà andare in edicola e chiedere di un mensile di nome “Il Bene Comune” che da vent’anni e senza finanziatori alle spalle fa i salti mortali per non rassegnarsi al digitale.

Giuseppe Tabasso122 Posts

Nato a Campobasso nel 1926, laurea in lingua e letteratura inglese, ha iniziato la carriera giornalistica in vari periodici (Gente, L’Europeo, Radiocorriere). Inviato speciale di politica estera al GR3 della Rai, ha seguito dal 1976 i massimi eventi internazionali e 13 viaggi di Giovanni Paolo II all’estero. Ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, a Londra e a Colonia per le sezioni italiane della BBC e della Detuschland Funk. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); per le Edizioni Il Bene Comune: Post Scriptum. Prediche di un molisano inutile (2006); Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Molise, anno zero (2009) e Moliseskine (2016); per l’Editrice Filopoli, Mol(is)eskine (2013); Gli Esuli. Tra il mito di Abramo e di Ulisse (in Campobasso capoluogo del Molise, Vol. III, Palladino Editore). Ha diretto con Tarquinio Maiorino il mensile Molise (1992/3).

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