Le lacrime delle donne e quelle degli uomini/Perché l’élite di domani sarà femminile

Non c’è niente di più umano del pianto e di più commovente della commozione, perciò quando Teresa Bellanova si è commossa parlando del suo decreto sugli invisibili, anch’io mi sono commosso (ma si sa che i vecchi hanno un tasso emotivo esorbitante). Però la Bellanova ha solo 61 anni e dietro il suo pianto, che in effetti era un singhiozzo, si percepiva qualcosa di diverso.

Il suo non era un semplice cedimento sentimentale, ma qualcosa che andava molto al di là del successo di una ministra delle politiche agricole. C’era una donna, bracciante agricola all’età di 14 anni, quasi incredula di aver realizzato non un risultato politico ma un sogno di civiltà e di riscatto sociale.

“Bellanova piange per gli immigrati non per gli italiani”, si scatena Salvini incalzato dalla Meloni, una talmente allergica alle lacrime da chiedere, per «inattitudine al ruolo», le dimissioni di Federica Mogherini che pianse in diretta per i morti negli attentati di Bruxelles. Figuratevi poi la fiera del cattivismo esplosa sui giornali fiancheggiatori e sui social.

Ovvio il ricorso alle lacrime della ministra Fornero, la donna che s’intestò l’impopolare lavoro sporco di salvare l’Italia dal precipizio dello spread berlusconiano. Scoppiò un malcontento che Salvini cavalcò al punto di recarsi sotto la casa della Fornero e minacciare: “meno male che non c’è perché mi prudono le mani”. Un vero celodurista coi guantoni, i fascisti di un tempo se la cavavano con l’olio di ricino.

Intervistata dal Foglio, Elsa Fornero, ha detto che le lacrime sue e della Bellanova sono il “detonatore di uno stress” e che “è più facile strumentalizzare le lacrime che capire una riforma”. E aggiunge che mentre le lacrime degli uomini sono viste come “virilità incrinata per un attimo dai buoni sentimenti, quelle delle donne sono viste come un elemento di debolezza in cui prevale il sessismo”.

Il particolare valore di civiltà, di giustizia sociale e di lotta alla criminalità ha indotto il ministro PD del Sud Provenzano a dire: “Scusate il ritardo”. Ma la Bellanova ha tenuto a riconoscere che il risultato è stato frutto anche dell’impegno e della straordinaria capacità negoziale del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. In sostanza questo significa che il valore aggiunto più innovativo e trainante del Governo è incarnato da due donne.

Sarà colpa di padri assenti o della rivoluzione digitale che fa spendere ai maschietti più ore in videogiochi che in studio, ma bisogna prepararsi: l’élite di domani sarà femminile.

In Molise, come sempre, dopodomani.

Giuseppe Tabasso184 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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