Da Raffaello a Fred Bongusto/All’Italia ferita e al Molise servono segnali di ripartenza

In occasione della Festa della Repubblica le Scuderie del Quirinale riaprono finalmente i battenti della grande mostra dedicata a Raffaello a cinque secoli dalla sua morte. Un evento attesissimo di portata mondiale che consentirà al pubblico di ammirare oltre 200 capolavori del più grande pittore del Rinascimento italiano.

Come si ricorderà, la mostra era stata già inaugurata il 6 aprile scorso dal Presidente della Repubblica, ma a causa del Covid-19 e del lockdown tutto dovette essere disgraziatamente chiuso e rimandato a data da destinarsi. Quella del 2 giugno è davvero la più azzeccata per riaprire e per onorare Raffaello come merita. (La mostra può essere visitata in sicurezza da 75 persone all’ora, ben distanziate e fino alle dieci di sera.)

“Questa storia – ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera – è una metafora dell’Italia ferita che prova a ripartire”. Perché allora ogni regione di questa Italia ferita non ricorre alla importante valenza di una sua metafora per ripartire? E quale potrebbe essere una metafora giusta per il Molise?

Non ci vuole molto per scoprirlo, grazie a una circostanza puramente anagrafica ma sicuramente sorprendente. Raffaello Sanzio nacque a Urbino il 6 aprile1483. E sapete quale amatissimo artista molisano nacque, guarda caso, proprio un 6 aprile? Fred Bongusto, che il 6 aprile scorso, a cinque mesi dalla sua scomparsa, avrebbe dovuto essere ricordato dalla sua città natale.

A causa dello stramaledetto Covid, tutto fu rimandato come la mostra di Raffaello. Che ne direste allora di rimettere in piedi una Metafora della Ripartenza, della Memoria, o, se volete, della Non Dimenticanza di Fred Bongusto proprio ora che le Rotonde sul Mare ci appaiono ancora più sognanti di una volta?

Siamo ben consapevoli delle difficoltà che le Amministrazioni Comunali devono attualmente affrontare, ma le sensibilità e le capacità di programmazione si vedono anche da queste cose apparentemente “metaforiche”.

Giuseppe Tabasso184 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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