Carroccio sul viale del tramonto?/Il vento del pentimento che soffia sul leghismo molisano

L’effetto Covid infierisce sugli umori politici e il Carroccio subisce una fase calante in Molise. Lo ha raccontato, fatti alla mano, Stefania Potente su <primonumero.it> partendo dal famoso vertice post elettorale di Palazzo Grazioli quando si decise che Campobasso “spettava” alla Lega e Termoli a Forza Italia. Si sa com’è andata.

“Quello fu l’inizio della fine – rileva la notista politica – e a distanza di un anno, Mazzuto è fuori dall’esecutivo regionale, la Lega ha perso appeal e punti nei sondaggi e a Campobasso il Carroccio si svuota”. A farne fede è anche l’addio alla Lega dell’imprenditore Antonio Madonna che non si riconosce più “nelle parole e nelle ideologie del suo schieramento”. Ideologie?

Sarebbe azzardato parlare di viale del tramonto poiché la Lega è ancora ben radicata al Nord e molto dipenderà da come il Governo riuscirà a risollevare un Paese messo in ginocchio dal Covid. E’ ben noto però che in tutto il Sud soffia un vento di pentimento su chi ha ceduto al populismo col Rosario in mano.

Sere fa dalla Gruber, l’imprenditore piemontese Oscar Farinetti si chiedeva come si possa essere leghisti nel Meridione. Un quesito penoso per noi del Sud che i seguaci della Lega prima li considerammo marziani e poi bisognosi di psicoterapie.

La vicenda molisana della Lega è una tragicommedia. Inizia col Capitano, sobillato da Mazzuto, che disarciona dal Carroccio le Majorettes che si erano battute sbandierando striscioni nelle piazze. Deluse e rabbiose le cheerleaders minacciano vendette, ma poi le prebende istituzionali sopiscono tutto. Intanto Salvini spedisce in Molise un inutile commissario, l’on. Jari Colla, frequentatore di raduni neo-nazisti e condannato per peculato. E’ un convitato di pietra. Toma se ne fa un baffo, licenzia Mazzuto e a Salvini manda un cordiale #staisereno.

Niente meraviglia dunque se anche dalle nostre parti il Caroccio è sul viale del tramonto e addirittura a rischio estinzione. E poi, diciamolo, vorrà pur dire qualcosa se c’è sempre qualche scalcagnato leghista, come l’on. Pagano (onorevole?), che in Parlamento ha scatenato un indecoroso linciaggio contro una povera ragazza italiana vittima di terroristi da lui definita “neo terrorista”.

E’ sempre la destra becera che non si smentisce mai, quella del tricolore al cesso, dell’Inno di Mameli sputtanato al Papeete e dello sfaticato europarlamentare Salvini che girava con la scritta “Padania is not Italy”.

Giuseppe Tabasso182 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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