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di Giuseppe Tabasso

Se il vintage politico non è più di moda – L’interesse delle imminenti elezioni amministrative nel Molise è tutto sommato concentrato sulla tenuta politica di Aldo Patriciello e del suo vetusto e ancillare apparato di potere rappresentato in Regione da Donato Toma.

A Isernia l’eterno Big Boss venafrano punta tutto sul più volte sindaco Gabriele Melogli, in lizza contro l’imprenditore Cosmo Tedeschi (Fratelli d’Italia) e contro l’ingegnere nucleare Piero Castrataro (candidato da PD-M5S e da una giovane coalizione ambientalista).

Visto dall’esterno, si ricava l’impressione di un interessante scontro politico generazionale. E se i risultati dei quasi certi ballottaggi segneranno uno sboom delle tre destre, la lezione sarebbe che anche a livello regionale (e nazionale), la loro vittoria non è ineluttabile. Nè meno significativo sarebbe l’inedito “matrimonio” PD-M5S che si rifletterebbe sul futuro della Regione.

Visto però dall’interno, c’è da mettere in conto i vari interessi locali e clientelari che gli elettori non legano a valutazioni politiche generali. Detto in soldoni, appare cioè difficile che un leghista scandalizzato dal caso Morisi non voti più Melogli, oppure che un simpatizzante della Meloni non voti più Tedeschi dopo la rivelazione che il capo delegazione di FdI al Parlamento europeo, era in pasta con un’occulta lobby nera, massonica e filonazista. Insomma il quesito è: a Isernia il vintage politico va ancora di moda?

Da lui a lei – Nella campagna elettorale tedesca ha riscosso successo un grande manifesto che raffigurava, sorridente e rassicurante, il candidato socialdemocratico Olaf Scholz sotto la cui immagine campeggiava la geniale scritta “Lui può fare la Cancelliera”.

Chissà che alle prossime elezioni regionali molisane non appaia finalmente un manifesto analogo raffigurante una candidata con sotto la scritta “Lei può fare il Presidente”.

Il pusher Salvini – Gianrico Carofiglio, uno che usa il linguaggio in modo impeccabile, ha scritto in un libro: «La regola di dittatori e demagoghi è sempre stata la ripetizione ossessiva delle frasi fatte, vuote di concetti. Le parole possono essere potenti strumenti di trasformazione o, al contrario, fattori di intossicazione demagogica.”

Ergo: la vera colpa di Luca Morisi non sta nell’intossicazione di se stesso, ma quella di aver affidato a Salvini un bestiale spaccio di intossicazione demagogica.

Virgolette“Angela Merkel è stata una serial killer di maschi e maschietti. Una strage che vale sedici anni di potere femminile, tutti piuttosto ben spesi come spesso succede alle signore”. (Giuliano Ferrara)

Giuseppe Tabasso228 Posts

(Campobasso 1926) ha un nipotino, due figli e una moglie bojanese, sempre la stessa dal 1955. Da pianista dilettante formò una band con Fred Bongusto. A suo padre Lino, musicista, è dedicata una strada di Campobasso. Laureato in lingua e letteratura inglese, è giornalista professionista dal 1954. Nel 2018 è passato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio a quello del Molise per terminare la carriera dove l’ha iniziata. Ha lavorato in vari quotidiani e periodici (Paese sera, Corriere lombardo, Ore 12, L’Europeo, Annabella, Gente, Radiocorriere). Inviato di politica estera per il GR3 della RAI, ha lavorato a Strasburgo come redattore parlamentare, a New York presso la Rai Corporation, nelle sezioni italiane della BBC a Londra e della Deutschland Funk a Colonia. Pubblicazioni: Il settimanale con Nello Ajello (Ediz. Accademia, Roma 1978); Facciamo un giornale (Edizioni Tuttoscuola, Roma 2001); Il Molise, che farne? (Ed. Cultura & Sport, Campobasso 1996); Post Scriptum, Prediche di un molisano inutile (Bene Comune Edizioni 2006), Gaetano Scardocchia, La vita e gli scritti di un grande giornalista (2008), Moliseskine (Bene Comune Edizioni, 2016). Per le stesse Edizioni è in corso di pubblicazione Fare un giornale, diventare giornalisti, Manuale di giornalismo per studenti, insegnanti e apprendisti comunicatori.

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