La teoria dei Giusti presi per il culo

di Giovanni Petta

Succedeva ai poeti fino a qualche tempo fa. Ora succede a Gino Strada, Alex Zanotelli, Gherardo Colombo…

Si invitano queste personalità – questi uomini giusti – a incontri pubblici di facciata. Ci si emoziona ai loro discorsi. Si sottolineano le loro parole ai figli… Poi, si torna alla vita “reale”, quella del voto che deve avere un ritorno, quello de “la vita vera è un’altra cosa”.

Stiamo allevando i nostri figli, lamentandoci spesso della loro apatia, con questa schizofrenia dannosa: da un lato i bei film con le lacrime sul divano, le poesie lette ad alta voce nel salotto di casa; dall’altro un comportamento pragmatico e disonesto che giustifichiamo continuamente con l’inutilità di un atteggiamento dignitoso in una società che somiglia sempre più a una giungla. Gli ideali non pagano.

Così, le figurine di Mandela o di Abiy Ahmed Ali rimangono incollate alla nostra lingua, mentre parliamo ai giovani, e nello stesso tempo facciamo passare il messaggio – naturalmente mai esplicito – che l’idealismo, la poesia, la bellezza, il rispetto dell’altro e della vita in genere non possono dare ai nostri figli il futuro economico che speriamo per loro.

Proprio in questi giorni, i discorsi, roboanti e disumani, dei leader politici sul tema dell’attacco della Turchia al Kurdistan siriano arrivano nelle nostre case, senza un minimo di analisi critica, proprio per l’incapacità di umanizzare le nostre esistenze.

“Convinceremo l’Europa a non vendere più armi a Erdogan!”
Questo è il massimo che un Uomo può fare?
Senza entrare nel merito del conflitto, c’è solo da dire che un Uomo degno di tale nome, insignito della delega di rappresentare un popolo, dovrebbe interrompere ogni rapporto diplomatico con uno Stato che, nel 2019, utilizza ancora la GUERRA come strumento di risoluzione dei suoi problemi.

E se quello Stato rispondesse interrompendo gli scambi economici e le conseguenze fossero la perdita di due punti di Pil, l’Uomo di cui sopra risponderebbe: “Non barattiamo due punti di Pil con la morte di essere umani, anche di un solo essere umano!” E un popolo dignitoso pagherebbe con orgoglio la riduzione del suo stipendio per la riconversione delle aziende colpite da tale decisione politica.

Invece, la società che abbiamo costruito prende come una vittoria la cessazione della vendita di armi, quando dovrebbe essere motivo di vergogna scoprire che gliele vendevamo anche prima dell’incursione in territorio siriano.

Siamo contenti di non vendergliele più, senza pensare che sono nostre le armi con cui, in questo momento, stanno uccidendo i bambini curdi. Ci accontentiamo di queste frasi e pensiamo ad altro: a come far vincere il concorso a nostro figlio, a come ottenere un miglioramento di carriera con i soliti metodi, a una delle tante schifezze che facciamo passare per obiettivi raggiunti per i nostri meriti.

Poi, magari, inviteremo Gino Strada in città a parlarci di come ha amputato la gamba a un bambino di sei anni, per un conforto vomitevole alla nostra anima.

Che schifo!

Giovanni Petta76 Posts

È nato nel 1965 in Molise. Ha pubblicato le raccolte poetiche «Sguardi» (1987), «Millennio a venire» (1998) e «A» (2016); i romanzi «Acqua» (2017), «Cinque» (2017) e «Terra» (2021) ; il saggio giornalistico «L'Italia delle regioni, il Molise dei ricorsi» (2001) e, con lo pseudonimo di Rossano Turzo, «TurzoTen« (2011) e «TurzoTime» (2016). Allievo di Mogol, ha inciso «Non crescere mai» (1993), «Trema terra trema cuore» (single, 2003), «Il bivio di Sessano» (2012). Ha diretto le testate «Piazzaregione» e «L'interruttore». Ha coordinato l'inserto molisano de «Il Tempo».

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